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L’epoca imperialista
è l’epoca della rivoluzione socialista e
della decadenza della società borghese

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Il Supplemento illustra 1. le caratteristiche principali che distinguono l’epoca imperialista dalla società borghese dei secoli precedenti e 2. le principali vicende dei circa 150 anni dell’epoca imperialista. L’importanza del Supplemento deriva dal fatto 1. che l’epoca imperialista è il contesto in cui i comunisti svolgono la loro opera, 2. che non solo gli avversari dichiarati del marxismo-leninismo (restando alle varianti presenti in Italia: anarchici, trotzkisti, bordighisti, operaisti, negriani e altri), ma anche dichiarati marxisti-leninisti concepiscono l’epoca imperialista come una delle fasi che compongono la storia della società borghese: la fase successiva all’ultima descritta da Marx in Il capitale (libro I, capitolo 13 e capitolo 23). Tale concezione, presente ancora anche nelle nostre file (esemplare in proposito l’articolo L’attuale società borghese e l’opera di Marx - Dall’ultimo piano del grattacielo, VO 58), ostacola una comprensione delle condizioni e dei risultati della lotta di classe, avanzata quanto necessario per guidare con successo la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti. Quindi dobbiamo portare a fondo la lotta tra le due concezioni.

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Indice del Supplemento a La Voce 72

 

PARTE PRIMA - COS’È L’IMPERIALISMO

1. Introduzione

Approfondimento 1 - Il nocciolo economico delle relazioni sociali capitaliste

2. L'imperialismo e le precedenti fasi della società borghese

Approfondimento 2 - Glossario

3. Dalla democrazia borghese al regime di controrivoluzione preventiva

Approfondimento 3 - Democrazia borghese e regime di controrivoluzione preventiva

4. Dalle crisi cicliche alle crisi per sovrapproduzione assoluta di capitali

Approfondimento 4 - La prima crisi generale

Approfondimento 5 - La seconda crisi generale

5. Lo sviluppo delle forme antitetiche dell'unità sociale (FAUS) a livello internazionale

Approfondimento 6 - Il capitalismo monopolistico di Stato

Approfondimento 7 - Il sistema monetario internazionale

Approfondimento 8 - Le due vie al comunismo

6. La caratteristica basilare dell'imperialismo

 

PARTE SECONDA - SVILUPPO STORICO DELL’IMPERIALISMO DAL 1916 IN POI

1. Introduzione

2. Le tappe principali della storia dell'epoca dell'imperialismo

3. I primi paesi socialisti nella prima, seconda e terza fase

Approfondimento 9 - L’URSS e l’accesso crescente delle masse popolari alle attività specificamente umane

Approfondimento 10 - Ucraina: l’invasione del capitale

Approfondimento 11 - Scheda su IDE RPC e Import/Export Federazione Russa

Approfondimento 12 - L’era di Eltsin

Approfondimento 13 - Per quanto riguarda la Repubblica Popolare Cinese

4. Il ruolo assunto dai gruppi imperialisti USA

5. Le tipologie di paesi attuali

Approfondimento 14 - Scandinavia e imperialismo

6. La globalizzazione e la sua rottura (sanzioni, pandemia, guerra in Ucraina)

Approfondimento 15 - L’Italia non ha materie prime

7. Conclusioni

 

L’epoca imperialista è l’epoca della rivoluzione socialista e della decadenza della società borghese


Supplemento a La Voce 72 del (nuovo)Partito comunista italiano dicembre 2022


Il Supplemento illustra 1. le caratteristiche principali che distinguono l’epoca imperialista dalla società borghese dei secoli precedenti e 2. le principali vicende dei circa 150 anni dell’epoca imperialista. L’importanza del Supplemento deriva dal fatto 1. che l’epoca imperialista è il contesto in cui i comunisti svolgono la loro opera, 2. che non solo gli avversari dichiarati del marxismo-leninismo (restando alle varianti presenti in Italia: anarchici, trotzkisti, bordighisti, operaisti, negriani e altri), ma anche dichiarati marxisti-leninisti concepiscono l’epoca imperialista come una delle fasi che compongono la storia della società borghese: la fase successiva all’ultima descritta da Marx in Il capitale (libro I, capitolo 13 e capitolo 23). Tale concezione, presente ancora anche nelle nostre file (esemplare in proposito l’articolo L’attuale società borghese e l’opera di Marx - Dall’ultimo piano del grattacielo, VO 58), ostacola una comprensione delle condizioni e dei risultati della lotta di classe, avanzata quanto necessario per guidare con successo la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti. Quindi dobbiamo portare a fondo la lotta tra le due concezioni.


PARTE PRIMA - COS’È L’IMPERIALISMO


1. Introduzione

Chiamiamo imperialismo il tipo di società che si è formata in Europa e nell’America del Nord tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e che da qui si è estesa a tutto il mondo. Con lo stesso termine indichiamo anche l’epoca della storia che stiamo vivendo e che è succeduta all’epoca della società borghese sviluppatasi a partire dall’Europa nei primi secoli del secondo millennio dopo Cristo e via via estesasi a tutto il mondo.

L’imperialismo è anche l’epoca della decadenza della società borghese e dell’instaurazione del socialismo. L’ultima fase della società borghese è quella di Macchine e grande industria (1750-1900) descritta da Marx in Il capitale, libro I cap. 13. Questa fase termina nelle crisi cicliche decennali descritte da Marx in Il capitale, libro I cap. 23 (vedasi in particolare - in edizione Le Idee 94 Editori Riuniti maggio 1974 - pag. 693 e seguenti), nella formazione delle cinque caratteristiche economiche dell’imperialismo descritte da Lenin in L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916) e con il passaggio dal regime politico della democrazia borghese (nel quale le principali classi che si contrappongono sono da una parte nobiltà e clero e dall’altra la borghesia) al regime della controrivoluzione preventiva (nel quale le principali classi che si contrappongono sono la borghesia e il proletariato.

Ciò che distingue l’imperialismo da tutte le fasi della società borghese che l’ha preceduto è che

1. viene meno il ruolo progressista complessivamente svolto dalla borghesia nella storia umana. La borghesia è diventata una classe decadente. Il dominio degli uomini sulla natura, assieme alla creazione di forze produttive che rendono gli uomini capaci di produrre le condizioni materiali della propria esistenza senza fatica e impiegando una parte ridotta del loro tempo, costituisce il progresso risultato dal plurisecolare ruolo dominante svolto dalla borghesia. In che senso ora la borghesia è diventata decadente? Nel senso che, a causa del persistente dominio della borghesia, il dominio che gli uomini hanno raggiunto sulla natura si sta trasformando in un disastro tramite una serie di operazioni: imposizione della divisione degli uomini tra affamati e “obesi”, tra disoccupati e incatenati al lavoro; imposizione di usi e costumi (urbanesimo, turismo, trasporto aereo, produzione, uso e diffusione di sostanze che non esistevano in natura, moltiplicazione di onde elettromagnetiche, ecc.) distruttivi della natura e della salute umana; produzione e imposizione dell’uso di sostanze, oggetti e servizi inutili o addirittura nocivi; abbrutimento e intossicazione morale e intellettuale della specie umana, ecc.;

2. è in corso l’instaurazione del socialismo (la rivoluzione socialista), prima fase della società senza più divisione in classi, la società comunista. Gli intellettuali della sinistra borghese cercano di ricostruire la storia del XX secolo senza considerare l’elemento costitutivo principale della storia del XX secolo: lo scontro tra forze rivoluzionarie (l’URSS e i protagonisti della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria) e borghesia imperialista che cerca a ogni costo di prolungare la propria esistenza. Per questo le loro ricostruzioni non sono scientifiche e non possiamo assumerle come guida della nostra condotta.

Noi comunisti dobbiamo a Lenin e alla sua opera L’imperialismo, fase suprema del capitalismo del 1916 la denominazione della nuova epoca e l’illustrazione dei suoi principali aspetti economici mondiali.

Il passaggio della società borghese all’imperialismo avviene nel periodo tra il 1875 e il 1914 in Europa e negli USA. In questo periodo, che sfocia nella Prima Guerra Mondiale (guerra per una diversa ripartizione del mondo tra le potenze imperialiste), la società borghese assume le cinque caratteristiche descritte da Lenin nel 1916 (e prima di lui in qualche misura da John Atkinson Hobson (Imperialismo, 1902), Rudolf Hilferding (Capitale finanziario, 1910), Rosa Luxemburg (L’accumulazione del capitale, 1913), Nikolai Bukharin (L’imperialismo e l’economia mondiale, 1916) e da altri marxisti:

1. nella produzione di merci (beni e servizi) i monopoli hanno reso marginale la libera concorrenza individuale tra capitalisti;

2. il capitale finanziario ha preso la direzione del capitale impiegato nella produzione di merci e ne ha fatto un suo strumento e parte minore;

3. l’esportazione di capitali ha preso il sopravvento sull’esportazione di merci;

4. le maggiori potenze capitaliste si sono suddivise tra loro il mondo e hanno instaurato il sistema coloniale (la Conferenza di Berlino per la spartizione dell’Africa si svolge tra novembre 1884 e febbraio 1885);

5. pochi grandi monopoli si dividono tra loro la produzione mondiale delle merci più importanti (la spartizione del mondo tra monopoli capitalisti). La caratteristica basilare della nuova fase è che la produzione come merci delle condizioni materiali dell’esistenza umana (alimenti, indumenti, calzature, abitazioni, mobili, sistemi di riscaldamento e raffreddamento, strumenti di protezione, utensili e macchine, mezzi di trasporto, ecc.)diventa un aspetto secondario della valorizzazione del capitale e delle attività della borghesia (benché resti un aspetto ineliminabile di esse), subordinato alla valorizzazione del capitale tramite operazioni finanziarie e speculative.

La storia dell’epoca imperialista è la storia dell’intreccio di due tipi di contraddizioni:

- le contraddizioni tra potenze e gruppi imperialisti per la spartizione del mondo,

- le contraddizioni tra potenze e gruppi imperialisti da una parte e dall’altra le forze promotrici e protagoniste della rivoluzione socialista e della rivoluzione di nuova democrazia (antimperialista e antifeudale, legata alla liberazione nazionale da potenze straniere e allo sviluppo di forze produttive capitaliste).

Rispetto all’epoca imperialista le principali concezioni arretrate o sbagliate da combattere nelle nostre file fanno capo a due tesi.

1. L’imperialismo è solo un tratto nuovo del vecchio capitalismo, cioè della fase della società borghese di cui Marx tratta nel capitolo 13 (Macchine e grande industria) del libro I di Il capitale, dell’epoca 1750-1900: quindi sarebbe una società ancora attinente al modo capitalista della produzione mercantile delle condizioni materiali dell’esistenza. Portatori di questa concezione in Italia sono i marxisti dogmatici (come Carla Filosa, Guglielmo Carchedi e altri).

2. L’imperialismo è un modo di produzione del tutto nuovo rispetto al vecchio capitalismo: il padre degli esponenti di questa scuola è Bukharin che Lenin confuta in modo esauriente nel Rapporto sul Programma del Partito (VIII Congresso - 1919, Opere, vol. 29).

La comprensione della natura dell’epoca imperialista non è una questione accademica: da questa comprensione discende l’analisi della situazione e la linea politica da seguire, allo stesso modo in cui la cura di una malattia dipende dalla diagnosi che facciamo della malattia.

- I sostenitori della tesi che l’imperialismo è solamente un tratto nuovo del vecchio capitalismo considerano ad esempio quella attuale una crisi ciclica come quelle del periodo 1825-1865, cioè una crisi che rientra in un “normale” (salvo le dimensioni) alternarsi di cicli congiunturali e che, come tutte le crisi cicliche, prima o poi cesserà da sé, perché lo sconquasso del sistema produttivo, riducendo la capacità produttiva, crea le condizioni per la ripresa della produzione; quindi per le masse popolari e le loro organizzazioni si tratterebbe di stringere la cinghia in attesa di tempi migliori, al più di convincere o indurre i governi ad adottare politiche anticongiunturali, di “contenimento del danno” (piani di spesa pubblica e ammortizzatori sociali). Questa interpretazione della crisi attuale è sostenuta anche da partiti ed esponenti politici che si dichiarano fedeli ai principi del movimento comunista, ma di fatto traspongono dogmaticamente nel presente l’analisi di Marx relativa alle crisi dei paesi capitalisti nella fase pre-imperialista (quando predominava ancora la libera concorrenza tra molti capitalisti indipendenti) e trova un apparente fondamento nel fatto che anche nella fase di sovrapproduzione assoluta di capitale l’economia reale (produzione di merci che entravano o che la borghesia imperialista ha fatto entrare nelle condizioni materiali dell’esistenza) procede tra alti e bassi, conformemente alla natura anarchica del sistema produttivo capitalista. I suoi attori dipendono uno dall’altro per l’acquisto e la vendita di merci ma, di contro, ognuno agisce come se fosse indipendente dagli altri e tutti agiscono senza intesa tra loro su cosa ognuno deve produrre, come, quando, in quale quantità e per chi.

- I ripetitori della tesi che l’imperialismo ha creato un nuovo modo di produzione, ha cambiato la natura del capitalismo che Marx aveva analizzato ed esposto in dettaglio in Il capitale, negano che occorre instaurare un nuovo modo di produzione di cui il capitalismo stesso ha creato i presupposti (teoria del bene comune, ecc.) e quindi tutta la sostanza politica della concezione comunista: negano la divisione della società attuale in classi sociali e la missione speciale della classe operaia (vedi la “scomparsa della classe operaia”, la “teoria delle moltitudini”, ecc.), negano la lotta di classe come motore dello sviluppo della società, negano la dittatura del proletariato come sbocco inevitabile della lotta di classe attraverso cui verrà eliminata la divisione dell’umanità in classi (fallimento o superamento del “comunismo novecentesco”, “post-fordismo”, “post-moderno”, “la lotta di classe è superata”, ecc.).

- Una variante del secondo gruppo sono i sostenitori del multipolarismo: trascurano la lotta per l’instaurazione del socialismo e avanzano l’idea e la proposta di un sistema imperialista mondiale multipolare, cioè costituito da “più poli imperialisti che convivono pacificamente”. Di questa tesi in Italia i principali fautori sono la rivista Marx21, PCI (segretario Mauro Alboresi), PC (segretario Marco Rizzo) e Rete dei Comunisti. Secondo i sostenitori di questo multipolarismo, lo scontro tra mondo unipolare imperialista guidato dai gruppi imperialisti USA e la tendenza al multipolarismo rappresentata dalla Repubblica Popolare Cinese e dalla Federazione Russa - supportate dai paesi e popoli che vogliono liberarsi dal dominio politico-militare ed economico-finanziario USA - è l’espressione principale della lotta di classe sul piano internazionale. In effetti, si tratta di un’aspirazione ingenua o di un imbroglio. È la riedizione aggiornata delle “grandi pensate” di Kautsky (piano del capitale, convivenza pacifica di gruppi imperialisti) delle quali a suo tempo Lenin ha già scritto quanto serviva oppure un riecheggiare stravolgendola la linea della “coesistenza pacifica tra paesi a sistema sociale differente” (*) promossa da Stalin omettendo, però, gli altri aspetti che accompagnavano questa linea: essa era principalmente diretta alla mobilitazione delle masse popolari dei paesi imperialisti contro l’aggressione praticata dalle potenze imperialiste contro l’URSS, base rossa mondiale della rivoluzione proletaria e centro dell’Internazionale Comunista e si combinava con la mobilitazione in ogni paese imperialista delle masse popolari a instaurare il socialismo nel proprio paese.

(*) Bisogna distinguere la linea della “coesistenza pacifica” promossa da Stalin dallo stravolgimento che ne fecero Kruscev e Breznev con la linea della “competizione pacifica”. L’URSS di Stalin applicò la linea della “coesistenza pacifica tra paesi a sistemi sociali diversi” e contemporaneamente tramite l’Internazionale Comunista assunse il ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria (socialista e di nuova democrazia), sostenendo la sua prima ondata mondiale (1917-1976). La linea della “competizione pacifica” promossa da Kruscev e Breznev volle dire invece abbandono da parte dell’URSS del ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale e si combinò con l’adozione in URSS delle linea dello “Stato e partito di tutto il popolo” (che voleva dire rinuncia alla dittatura del proletariato), della “autonomia finanziaria delle aziende” (che voleva dire riduzione del ruolo della pianificazione economica) e dell’abbandono della promozione del crescente accesso delle masse popolari alle attività specificamente umane.


Approfondimento 1 - Il nocciolo economico delle relazioni sociali capitaliste, a pag. 29.


2. L’imperialismo e le fasi della società borghese che lo ha preceduto

La società borghese è un successione di fasi che si sono sviluppate l’una dall’altra, ogni fase come sovrastruttura della fase che l’ha preceduta fino al completamento (alla fine del XIX secolo) della fase Macchine e grande industria. Da lì inizia l’epoca dell’imperialismo. La storia della società borghese è costituita da una successione di fasi che si sono sviluppate come piani di un stesso edificio sovrapposti l’uno all’altro. Il modo di produzione capitalista si è sviluppato per le successive sovrastrutture descritte nei capitoli 11, 12 e 13 di Il capitale:(*)

- l’accumulazione originaria o primitiva (Il capitale, libro I cap. 24): espropriazione della popolazione rurale e sua espulsione dalla terra: per saperne di più leggere l’indice dei sottocapitoli del cap. 24 di Il capitale, libro I;

- la produzione capitalista di massa: capitalisti che fanno lavorare, su propria commissione e in concorrenza l’uno con l’altro, alcuni lavoratori a domicilio o riuniti in piccole aziende artigiane;

- la cooperazione (Il capitale, libro I cap. 11): dal secolo XV alla metà del secolo XVI. Più operai riuniti in un’unica grande azienda agli ordini dello stesso padrone che detta caratteristiche e tempi (gli operai sono come artigiani ognuno dei quali fa lo stesso lavoro, ma tutti dipendenti dallo stesso capitalista);

- la manifattura (Il capitale, libro I cap. 12): dalla metà del XVI secolo all’ultimo terzo del XVIII. Caratteristica è che la produzione di una merce viene compiuta da operai che ne fanno ognuno parti successive (la divisione del lavoro tra operai ognuno dei quali lavora con i propri attrezzi e ha una sua specializzazione);

- la grande industria (Il capitale, libro I cap. 13): dall’ultimo terzo del XVIII secolo all’ultimo quarto del XIX secolo.

Tra il 1875 e il 1914 c’è il passaggio all’epoca imperialista della società borghese (ma solo nell’Impero Russo si ha rivoluzione socialista).

(*) È bene tenere presente che per i dettagli e le date Marx si attiene in generale e soprattutto alla Gran Bretagna, il paese dove il capitalismo (nato in Italia nel secolo III e IV del secondo millennio, l’epoca dei Comuni - la rivolta dei Ciompi è del 1378) aveva avuto il suo pieno sviluppo.


Il modo di produzione capitalista si è sviluppato come un grattacielo dai molti piani costruito su un dato terreno: l’economia mercantile semplice, caratterizzata dallo scambio tra produttori diretti, dove effettivamente le merci sono in media scambiate ognuna secondo il suo valore (tempo di lavoro socialmente necessario per produrla). Esso ha delle fondamenta e un piano terra, poi ha un primo piano, un secondo piano, ecc. A ogni piano si trasforma: le categorie che erano principali al primo piano, non sono più principali al secondo piano ma vivono, se vivono, in aspetti secondari del secondo piano. E così da un piano a quello superiore. Però se il piano superiore per qualche motivo si sbriciola, si ritorna al piano inferiore e ridiventano principali ai fini del funzionamento categorie (aspetti) che al piano superiore erano secondari.

Un esempio: l’accumulazione primitiva, detta anche accumulazione originaria perché costituisce la preistoria del capitale e del modo di produzione ad esso corrispondente, cioè la separazione del lavoratore dai mezzi di produzione (dalla proprietà dei mezzi di produzione), in particolare l’espropriazione dei produttori rurali (i contadini) e la loro espulsione dalle terre - vedi Inghilterra alla fine del XV secolo) - attraverso la quale si è venuta a creare una massa di lavoratori disponibili a lavorare nella manifattura al suo nascere, è un processo concluso o comunque oramai largamente secondario nei paesi imperialisti, mentre è la sostanza della ricolonizzazione dei paesi arretrati in corso ad opera dei gruppi imperialisti nell’ambito della globalizzazione: quello che correntemente è chiamato land grabbing (accaparramento delle terre, cresciuto enormemente dal 2007-2008 in poi e che coinvolge Africa, Sudest asiatico, America Latina), cioè l’espropriazione di intere comunità dalle terre in cui abitano e che utilizzano per coltivare e produrre il loro cibo, terre che vengono acquistate o affittate da governi di altri paesi, società private, fondi di investimento, singoli paperoni per aprirvi miniere, installarvi piantagioni, costruirvi complessi turistici di lusso (i cosiddetti resort), fare grandi opere inutili, ecc.


Approfondimento 2 - Glossario, a pag. 32


3. Dalla democrazia borghese al regime di controrivoluzione preventiva

È il passaggio che avviene nelle relazioni politiche, all’inizio del 1900 nei paesi imperialisti anglosassoni e dopo il 1945 negli altri. In ogni paese man mano che, mobilitate dal movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO), le masse popolari oltre a rivendicare miglioramenti (con scioperi, dimostrazioni, proteste, ecc.) si avvalgono degli istituti e delle istituzioni della democrazia borghese, la borghesia deve soffocarne l’iniziativa e deviare la formazione delle masse popolari, sostituendosi al clero o combinandosi con esso. Sviluppa quindi un regime di controrivoluzione preventiva che prende il posto della democrazia borghese, abitualmente mascherandosi da democrazia borghese, cioè ammantandosi degli istituti e delle istituzioni della democrazia che la borghesia aveva fatto valere a suo vantaggio contro la nobiltà, il clero e la monarchia. È il tema sviluppato nel cap. 1.3.3 del Manifesto Programma del (nuovo)PCI (pagg. 46-56, ed. 2008).

Con la controrivoluzione preventiva (CRP), la borghesia cerca di evitare di arrivare allo scontro frontale con le masse popolari che si mobilitano e organizzano. Un efficace regime di CRP impedisce che l’oppressione della borghesia sul proletariato e sul resto delle masse popolari e la loro opposizione sfocino nella guerra civile. Nel regime di CRP la borghesia combina cinque linee di intervento (cinque pilastri che congiuntamente reggono ogni regime di CRP).

1. Mantenere l’arretratezza politica e in generale culturale delle masse popolari e distoglierle dalla lotta di classe. A questo fine diffondere attivamente tra le masse una cultura d’evasione dalla realtà; promuovere teorie, movimenti e occupazioni che distolgono l’attenzione, l’interesse e l’attività delle masse popolari dagli antagonismi di classe e le concentrano su futilità (diversione); fare confusione e intossicazione con teorie reazionarie e notizie false. Insomma impedire la crescita della coscienza politica con un apposito articolato sistema di operazioni culturali. In questo campo la borghesia rivalutò e ricuperò il ruolo delle religioni e delle chiese, in primo luogo quello della Chiesa Cattolica, ma non poté limitarsi ad esse, perché una parte delle masse inevitabilmente sfuggiva alla loro presa. È il pilastro della CRP che la borghesia ha sviluppato su grande scala nel periodo di nera e sfrenata reazione seguito alla dissoluzione dell’URSS, quando di contro, stante lo sviluppo della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, ha dovuto limitare il secondo, terzo e quarto pilastro, evitando di ricorrere su grande scala alla repressione.

2. Soddisfare le richieste di miglioramento che le masse popolari avanzano con più forza; dare a ognuno la speranza di poter avere una vita dignitosa e alimentare questa speranza con qualche risultato pratico; avvolgere ogni lavoratore in una rete di vincoli finanziari (mutui, rate, ipoteche, bollette, imposte, affitti, ecc.) che lo mettono ad ogni momento nel rischio di perdere individualmente tutto o comunque molto del suo stato sociale se non riesce a rispettare le scadenze e le cadenze fissategli. Se nelle lotte rivendicative contro la borghesia le masse popolari conquistavano tempo e denaro, la borghesia doveva indirizzarle a usarli per la soddisfazione dei loro “bisogni animali”: doveva quindi moltiplicare e ha moltiplicato i mezzi e le forme di soddisfazione di essi in modo che esauriscano il tempo e il denaro di cui le masse popolari dispongono.

3. Sviluppare canali di partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia in posizione subordinata, al seguito dei suoi partiti e dei suoi esponenti. La partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia è un ingrediente indispensabile della controrivoluzione preventiva. La divisione dei poteri, le assemblee rappresentative, le elezioni politiche e la lotta tra vari partiti (il pluripartitismo) sono aspetti essenziali dei regimi di controrivoluzione preventiva. La borghesia deve far percepire alle masse come loro lo Stato che in realtà è della borghesia imperialista. Tutti quelli che vogliono partecipare alla vita politica, devono poter partecipare. La borghesia però pone e deve porre, la tacita condizione che stiano al gioco e alle regole della classe dominante: non vadano oltre il suo ordinamento sociale. Nonostante questa tacita condizione, la borghesia è comunque da subito costretta a dividere più nettamente la sua attività politica in due campi. Uno pubblico, a cui le masse popolari sono ammesse (il “teatrino della politica borghese”). Un altro segreto, riservato agli addetti ai lavori. Rispettare tacitamente questa divisione e adeguarsi ad essa diventa un requisito indispensabile di ogni uomo politico “responsabile”. Ogni tacita regola è però ovviamente un punto debole del nuovo meccanismo di potere.

4. Mantenere le masse popolari e in particolare gli operai in uno stato di impotenza, evitare che si organizzino (senza organizzazione, un proletario è privo di ogni forza sociale, non ha alcuna capacità di influire sull’orientamento e sull’andamento della vita sociale); fornire alle masse organizzazioni dirette da uomini di fiducia della borghesia (organizzazioni che la borghesia fa costruire per distogliere le masse dalle organizzazioni di classe, mobilitando e sostenendo preti, poliziotti, affini: le organizzazioni “gialle”, come la CISL, le ACLI, la UIL, ecc.), da uomini venali, corrompibili, ambiziosi, individualisti; impedire che gli operai formino organizzazioni autonome dalla borghesia nella loro struttura e nel loro orientamento.

5. Reprimere il più selettivamente possibile i comunisti. Impedire ad ogni costo che i comunisti abbiano successo: quindi che moltiplichino la loro forza organizzandosi in partito; che elaborino e assimilino una concezione del mondo, un metodo di conoscenza e di lavoro e una strategia giusti, che svolgano un’attività efficace; che reclutino, che affermino la loro egemonia nella classe operaia. Corrompere e cooptare i comunisti, spezzare ed eliminare quelli che non si lasciano corrompere e cooptare.

Con la controrivoluzione preventiva la borghesia cerca insomma di impedire che si creino le condizioni soggettive della rivoluzione socialista: un certo livello di coscienza e un certo grado di organizzazione della classe operaia e delle masse popolari, autonome dalla borghesia. O almeno impedire che la coscienza e l’organizzazione della classe operaia, del proletariato e delle masse popolari crescano oltre un certo livello. Con la controrivoluzione preventiva la borghesia entra quindi in gara con i comunisti, contende loro il terreno della coscienza e dell’organizzazione delle masse e usa a questo fine tutta la potenza della società che essa dirige. Finché la borghesia sopravanza i comunisti, la sua dominazione si mantiene e il suo ordinamento politico è salvaguardato.

Quale dei due contendenti vincerà? Sta ai comunisti sfruttare la superiorità della loro concezione del mondo e del loro metodo di lavoro, la loro identificazione con gli interessi strategici e complessivi delle masse, i punti deboli della controrivoluzione preventiva e della borghesia in generale. Quindi da questo lato, il successo della controrivoluzione preventiva non è affatto a priori garantito. Tutte le politiche e le misure che la borghesia mette in opera, sono armi a doppio taglio. La sua politica culturale truffaldina toglie credibilità a ogni autorità e a ogni “verità eterna” e contemporaneamente produce strumenti di comunicazione e di aggregazione. Le sue organizzazioni “gialle” possono esserle rivoltate contro, in particolare quando i loro risultati non corrispondono alle promesse. La repressione e la lotta contro la repressione suscitano solidarietà e introducono alla lotta politica. La partecipazione delle masse alla lotta politica quanto più diventa autonoma, tanto più obbliga la borghesia a creare sceneggiate politiche, a nascondere la vera politica: insomma rende più difficile alla borghesia gestire il suo Stato. Il benessere che la borghesia può accordare alle masse dipende dall’andamento generale dei suoi affari e dalla rassegnazione dei popoli oppressi allo sfruttamento. In definitiva sta a noi comunisti imparare a usare le politiche e le misure della controrivoluzione preventiva a vantaggio della causa dell’emancipazione degli operai e delle masse popolari dalla borghesia.


Approfondimento 3 - Democrazia borghese e regime di controrivoluzione preventiva (Estratti da pag. 17 a pag. 25 dall’articolo Democrazia e socialismo di Rapporti Sociali n. 7, maggio 1990, pagg. 16-37), a pag. 33


4. Dalle crisi cicliche alle crisi generali per sovrapproduzione assoluta di capitale

La società basata sulla produzione mercantile capitalista delle condizioni materiali dell’esistenza dura fino all’800. Nell’800 nei paesi più avanzati questa società arriva al suo limite: la manifestazione di questo sono le crisi cicliche decennali, la prima del 1825 e l’ultima del 1865 (1825, 1836, 1847, 1857, 1865 e poi la Grande Depressione del 1873-1895). È la prima volta nella storia umana che, come dice Marx (vedi Il capitale, libro I cap. 23 - edizione Le Idee 94 ER 1974 pagg. 692-694), bisogna smettere di produrre perché si è prodotto troppo, mandare in malora il sistema della produzione delle condizioni materiali dell’esistenza (aziende, lavoratori, ecc.) e poi ricominciare.

Quali sono le caratteristiche delle crisi cicliche? Le crisi cicliche hanno cominciato a manifestarsi quando il capitalismo aveva esteso la produzione mercantile tanto da renderla l’attività produttiva principale in intere regioni e paesi, quindi già nel secolo XVIII e fino alla fine dell’800 (quindi nella fase pre- imperialista, nella fase in cui il capitalismo era caratterizzato dalla libera concorrenza individuale). Erano crisi cicliche

- di squilibrio tra domanda e offerta: la carenza di domanda di merci può essere dovuta o a un calo della domanda o al fatto che la domanda non cresce quanto è cresciuta la produzione; la sovrapproduzione di merci, allo stesso modo, può essere dovuta o a un aumento della produzione o a una produzione rimasta uguale mentre la domanda diminuiva. Si tratta dello stesso fenomeno (squilibrio tra domanda di merci e offerta di merci) visto da due lati diversi. Il calo della domanda di merci può essere dovuto a vari fattori: calo dei salari e delle pensioni, chiusura di un mercato di sbocco, caduta degli investimenti in un settore, eliminazione di barriere doganali e altre misure politiche che ostacolano l’ingresso di merci oppure introduzione di barriere doganali e altre misure politiche che ostacolano l’uscita di merci, il subentro di un’altra merce, ecc. Anche l’aumento della produzione di merci può essere dovuta a vari fattori: gonfiamento rapido della produzione in un settore che offriva buoni profitti, ingresso sul mercato di un capitalista che vende una determinata merce che soppianta quella fino allora prodotta da altri capitalisti, arrivo sul mercato di un capitalista che prima non c’era (caduta di barriere doganali), ecc.;

- dovute al carattere anarchico del modo di produzione capitalista: un sistema produttivo in cui da una parte tutti i suoi attori dipendono l’uno dall’altro per l’acquisto e la vendita di merci, ma, in antitesi con questo, ognuno agisce come se fosse indipendente dagli altri e tutti agiscono senza alcuna intesa tra loro su cosa ognuno deve produrre, come, quando e per chi;

- quella la cui soluzione veniva dallo stesso movimento economico della società borghese: erano crisi che “prima o poi finivano da sole, come da sole erano arrivate”.

Le crisi cicliche erano una manifestazione (un prodotto) della contraddizione tra la natura collettiva della società borghese (persone e aziende che dipendono l’una dall’altra per la loro attività produttiva) e il carattere privato dell’iniziativa economica e della proprietà dei mezzi di produzione (persone e aziende che si considerano indipendenti l’una dall’altra).(*)

(*) Il carattere anarchico continua a esserci, anzi viene accentuato dalle privatizzazioni, dall’abolizione dei “lacci e laccioli” che limitano la libertà d’iniziativa dei padroni. Il carattere anarchico della società borghese fa sì che anche nella crisi generale in corso, gli affari procedono tra alti e bassi, a zig zag. Per cui ogni tanto con qualche argomento reale il Monti, Renzi, Draghi di turno annuncia che la crisi è finita perché gli affari vanno meglio rispetto al mese, al trimestre o all’anno precedente. Inoltre, il sistema economico moderno è abbastanza variegato e frammentato e i rilievi statistici abbastanza esposti a manipolazione di vario genere, che senza mentire chi vuole può sempre trovare un indice che “prova” che le cose vanno meglio: se l’occupazione e i redditi scendono, i discount (negozi, mercati, istituzioni che smerciano a prezzi ridotti, oggetti in scadenza, oggetti scadenti, invenduti, ecc.) vendono di più, quindi l’indice delle loro vendite segna buon tempo.


Con l’ingresso della società borghese nell’epoca imperialista, le crisi per squilibrio tra domanda e offerta continuano ad esistere ma perdono di importanza (diventano oscillazioni relativamente poco ampie tra periodi di sviluppo e periodi di depressione) e il fenomeno determinante diventano le crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale. Queste sono dovute al fatto che il capitale accumulato è talmente grande che i capitalisti non riescono più a valorizzarlo tutto tramite produzione e vendita di merci. Anzi la parte di capitale impiegata nella produzione e circolazione delle merci diminuisce rispetto al complesso del capitale che i capitalisti devono valorizzare. Sono crisi che, pur nascendo dall’economia, diventavano generali - cioè anche politiche, culturali, sociali e, per quanto riguarda quella attuale, ambientale - e trovano la loro provvisoria soluzione sul terreno politico, cioè nello sconvolgimento degli ordinamenti sociali a livello di singolo paese e del sistema di relazioni internazionali (tra paesi).


Approfondimento 4 - La prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale (da VO 61 - marzo 2019, Le origini e la natura della crisi generale del capitalismo pagg. 38-41), a pag. 41.


Approfondimento 5 – La seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale e il suo decorso (dalle Tesi del III Congresso del P.CARC, 2012), a pag. 43.


5. Lo sviluppo delle forme antitetiche dell’unità sociale (FAUS) a livello internazionale

Le forme antitetiche dell’unità sociale (FAUS) sono istituti (pratiche, misure) e istituzioni espressioni dell’unità economica della società nell’ambito di rapporti di produzione che mantengono la società divisa economicamente in tante frazioni contrapposte quanti sono gli individui adulti. Sono soluzioni precarie e parziali della contraddizione tra il carattere sempre più collettivo delle forze produttive e la loro proprietà privata, contraddizione che il capitalismo presenta fin dalla sua origine.

La crescita del carattere collettivo delle forze produttive si manifesta già nell’ambito del modo di produzione capitalista nello sviluppo di svariate istituzioni, economiche e politiche, “private” e “pubbliche”, che caratterizzano le società borghesi moderne ed esprimono

- tentativi di superare l’antagonismo proprio del rapporto di valore e di capitale, restando nell’ambito del rapporto di valore e di capitale,

- tentativi di dirigere il movimento economico delle società eliminando gli effetti più distruttivi del rapporto di valore e di capitale, restando nell’ambito di questi rapporti.

Marx chiamò queste istituzioni “forme antitetiche dell’unità sociale”, ossia espressioni dell’unità economica della società nell’ambito di rapporti che negano l’unità della società e continuano a dividerla in tante società contrapposte quanti sono gli adulti che la compongono. Di esse Marx spiega che “All’interno della società borghese fondata sul valore di scambio si generano rapporti di traffico e di produzione che sono altrettante mine per farla saltare. Una massa di FAUS il cui carattere antitetico tuttavia non può mai essere fatto esplodere mediante una quieta metamorfosi. D’altro canto, se nella società così come è non trovassimo già nascoste le condizioni materiali di produzione e i rapporti di traffico ad esse corrispondenti, adeguati ad una società senza classi, tutti i tentativi di farla saltare sarebbero donchisciotteschi” (K. Marx, Grundrisse, ed. Einaudi, pag. 91).(*)

(*) Redatti da Marx nel 1857-1858, i Grundrisse sono stati pubblicati per la prima volta nel 1939 in URSS e resi accessibili al pubblico occidentale solo grazie alla edizione tedesca fatta nel 1953 nella Repubblica Democratica Tedesca. In Italia sono stati pubblicati per la prima volta nel 1969-1970 dalla casa editrice La Nuova Italia. Nei Grundrisse (disponibili in ed. Einaudi e come vol. XXIX e XXX delle Opere Complete di Editori Riuniti) Marx ha fatto un esame profondo dei rapporti sociali della società borghese. La società borghese non è in crisi solo economicamente, ma anche in termini di generali rapporti umani. Non educa gli uomini (e ora siamo circa 8 miliardi) a vivere insieme e compatibilmente con le condizioni di riproduzione della natura. Distrutte o circoscritte le morali delle società precedenti (appendici ma in realtà matrici delle religioni, che non a caso oggi rivivono in sette), la società borghese mette un individuo contro ogni altro o lo rende indifferente all’altro (mentre sono effettivamente “sulla stessa barca”) o sfruttatore dell’altro. Anche da questo lato si constata che l’umanità deve fare un salto: il passaggio alla società comunista, tramite quello che nel MP chiamiamo “formazione universale alle attività specificamente umane” (nota 2 pag. 249 del MP).


Per unità sociale intendiamo la condizione già raggiunta nella moderna società capitalista: individui che dipendono l’uno dall’altro per la produzione e la riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza mentre ognuno di essi è impotente a produrle individualmente, ma può contribuire a produrle e riprodurle solo inserito come parte in un organismo produttivo sociale che comprende tutti gli individui.

Questa condizione è stata creata dal capitalismo: essa non era mai esistita prima se non a livello di piccole comunità “naturali”. Essa esplica i suoi effetti nella società borghese, anche se questa società non la riconosce e non la assume come punto di partenza della sua attività, delle sue relazioni e delle sue istituzioni. Da qui sia la contraddizione tra questa condizione e le pratiche correnti nella società borghese, sia i conseguenti aggiustamenti attraverso traumi e crisi. Portare all’esistenza la reale unità sociale significa assumerla come punto di partenza, come premessa per tutta l’attività dei gruppi e dell’intera società, creando le istituzioni e i rapporti necessari a questo fine. Su questo stesso argomento vedasi Rapporti Sociali n. 0 (Don Chisciotte e i mulini a vento), pag. 4 e Coproco, I fatti e la testa, G. Maj editore pag. 40 e pag. 75.


È impossibile comprendere il movimento economico e politico delle società moderna senza la comprensione delle FAUS. Lo scarso interesse manifestato dai teorici marxisti per le FAUS è un risvolto teorico della debolezza del movimento rivoluzionario del proletariato nelle società imperialiste.

Chi cerca di esporre il movimento economico e politico delle società moderne senza comprendere le FAUS, inevitabilmente oscilla tra

- attribuire ogni potere all’intervento soggettivo (dello Stato e delle altre associazioni di capitalisti) nell’economia,

- negare ogni efficacia all’intervento soggettivo (dello Stato e delle altre associazioni di capitalisti) nell’economia.

Egli infatti si priva dello strumento per comprendere la dialettica reale tra i tentativi di governare l’economia che si fanno forti del carattere sociale delle forze produttive (cioè del contenuto del processo produttivo) e l’azione delle leggi oggettive del rapporto di produzione capitalista basato sull’appropriazione individuale delle forze produttive (cioè della vecchia forma del processo produttivo). Parimenti è impossibile capire il significato della tesi secondo la quale è in seno alla società che muore che si formano gli elementi con cui si costruirà la nuova società e quindi è impossibile la formulazione del programma di un partito comunista, senza la comprensione delle FAUS.

Chi cerca di tracciare un programma di trasformazione dal capitalismo al comunismo senza comprendere le FAUS inevitabilmente oscilla tra il rassegnarsi al presente e fantasticare sul futuro perché si priva del mezzo per scoprire gli unici possibili elementi materiali costitutivi del futuro quali sono forniti dal presente. Nella società borghese stessa, sul terreno dell’indifferenza e indipendenza reciproca dei produttori, si formano, come manifestazione necessaria dell’unità sociale (dell’universale dipendenza reciproca), le pratiche e le istituzioni che cercano di porre rimedio e di prevenire le conseguenze dell’universale estraniazione. La borghesia imperialista mantiene nelle sue mani la direzione della società, ma è costretta dall'azione combinata 1. delle lotte della classe operaia e del resto delle masse popolari, 2. del carattere sempre più collettivo delle forze produttive e della complessiva attività economica, 3. del carattere sempre più organico della società costituita dalla popolazione dell'intero pianeta, a creare istituti e istituzioni che tengono conto delle nuove condizioni sociali in cui oggi vivono gli uomini e le donne conciliandole in qualche modo con la sopravvivenza della proprietà capitalista delle forze produttive, con la direzione della borghesia imperialista sulla società intera e con l'antagonismo di interessi proprio della società borghese.

1. Si tratta degli istituti e delle misure, con il connesso apparato istituzionale, che attenuano e in qualche modo regolano i contrasti tra i singoli capitalisti e tra le loro “private associazioni” (tra i gruppi capitalisti), impongono alle attività volte ad accumulare capitali di mantenersi entro determinate regole e cercano di renderle congruenti con interessi e obiettivi di interesse pubblico: con la sopravvivenza delle condizioni naturali e sociali dello stesso processo di accumulazione del capitale.

Appartengono a questo ambito la moneta fiduciaria internazionale e il sistema monetario internazionale, i regolamenti nazionali e internazionali del sistema monetario, finanziario, commerciale e produttivo (gli standard di qualità e i sistemi di uniformazione), le norme igienico-sanitarie sui prodotti e sulle lavorazioni, i limiti posti alla concorrenza, la protezione dei brevetti, le norme per la protezione dell'ambiente dal saccheggio a cui tende l'accumulazione illimitata di capitale, gli incentivi pubblici per la ricerca e a sostegno di determinati settori produttivi, le politiche statali anticongiunturali e di sviluppo, gli ordinamenti per i servizi pubblici, per l’uso del territorio e per le costruzioni, le licenze per l’esercizio di attività produttive, l’introduzione di politiche economiche e industriali, il ruolo economico e sociale degli Stati e delle loro associazioni, ecc.

2. Si tratta degli istituti e delle misure, con il connesso apparato istituzionale, che attenuano i contrasti tra l'insieme della borghesia e le masse popolari (in particolare la classe operaia) e in qualche misura tutelano le masse popolari dalle manifestazioni più estreme delle tendenze distruttive del modo di produzione capitalista sulla loro vita e favoriscono il loro sviluppo culturale e morale e la diffusione dell'esperienza a organizzarsi e dirigersi. Appartengono a questo ambito i sistemi di contrattazione collettiva del salario e delle condizioni di lavoro, le norme relative alle prestazioni lavorative e a tutela della salute e in qualche misura anche dei diritti civili e politici dei lavoratori, sistemi nazionali che in qualche misura assicurano redditi minimi per i proletari privi di reddito (i disoccupati, gli emarginati, i malati, gli invalidi, i vecchi, gli orfani), i sistemi scolastici e sanitari più o meno gratuiti e pubblici, le norme di igiene e di ordine pubblico, le misure di protezione delle donne, dei bambini, delle minoranze, delle nazioni e dei popoli oppressi, le misure a protezione della maternità e della natalità, le politiche demografiche, le politiche di sicurezza sociale e di protezione sociale, ecc.

Caratteristica dell’epoca imperialista è il grande sviluppo (una accanto all’altra e una dopo l’altra) delle FAUS a livello internazionale. Se si eccettua l’Unione Monetaria Latina (fondata nel 1865), le FAUS a livello internazionale iniziano infatti a svilupparsi nei primi decenni del secolo XX. Tra il 1914 e il 1916 Conferenze economiche tra gli Stati dell’Intesa organizzano la difesa dei traffici commerciali dei propri cittadini e il blocco di quelli dei cittadini tedeschi nel corso della guerra. Nel 1919 viene istituita la Società delle Nazioni che entra in attività nel 1920, nel 1921 la Commissione per le riparazioni di guerra, nel 1920 la Banca dei Regolamenti Internazionali.

La massima espressione delle FAUS a livello internazionale è la creazione del sistema monetario internazionale (accordi di Bretton Woods, 1944) e di una moneta fiduciaria internazionale (rottura degli accordi di Bretton Woods, 1971); la massima espressione delle FAUS all’interno di un singolo Stato è il capitalismo monopolistico di Stato.


Approfondimento 6 - Il capitalismo monopolistico di Stato (da VO 65, luglio 2020 - Il ruolo dello Stato nell’economia pagg. 45-55), a pag. 46.


Approfondimento 7 - Il sistema monetario internazionale e la moneta fiduciaria internazionale (da VO 65 - luglio 2020 Il ruolo dello Stato nell’economia pagg. 45-55), a pag 48.


Approfondimento 8 - Le due vie al comunismo (brani estratti da articolo omonimo di VO 15 novembre 2003 pagg. 47-59), a pag 52.


6. La caratteristica basilare dell’imperialismo

La caratteristica basilare dell’epoca imperialista è che la produzione come merci delle condizioni materiali dell’esistenza umana diventa un aspetto secondario della valorizzazione del capitale e delle attività della borghesia (benché resti un aspetto ineliminabile di esse), subordinato alla valorizzazione del capitale tramite operazioni finanziarie e speculative. Il capitale impiegato nella produzione di merci si riduce a una piccola parte del capitale complessivo alla cui valorizzazione sono rivolte le attività della borghesia imperialista. Nel 2013 a fronte di un prodotto interno lordo mondiale che la Banca Mondiale stimava ammontare a 75.000 miliardi di dollari, il Fondo Monetario Internazionale stimava che le attività finanziarie erano ammontate a 993.000 miliardi di dollari, cioè il capitale materializzato in merci ammontava a meno del 7% dell’intero capitale mondiale: il testo PIL mondiale e capitale finanziario (parte dell’articolo Ancora sulla crisi generale del capitalismo, in VO 69 pagg. 36-39) illustra quanto è riduttivo e fuorviante, anche se si considera solo l’attività economica, ridurre la società mondiale attuale alla produzione di merci.

L’espansione delle guerre, delle attività produttive e di ricerca volte alla guerra, l’invenzione di nuove sostanze (molte delle quali messe in uso senza aver verificato che non siano nocive) e la moltiplicazione dei beni e delle attività che entrano come nuove merci nel consumo degli esseri umani, la devastazione del pianeta con l’inquinamento dell’atmosfera, dei mari e della terra, l’eliminazione delle conquiste (in termini di sicurezza, eguaglianza, solidarietà, istruzione e assistenza sanitaria) che le masse popolari soprattutto nei paesi imperialisti avevano strappato alla borghesia nel periodo 1917-1976 e la guerra di sterminio non dichiarata che ne deriva, la ricolonizzazione di vecchi paesi coloniali e degli ex paesi socialisti (vedi Democrazie Popolari dell’Europa Orientale) e l’induzione all’emigrazione delle popolazioni che devono lasciare spazio a piantagioni e attività estrattive, l’abbrutimento intellettuale e morale sono un aspetto dell’epoca imperialista della società borghese.

L’altro è lo sviluppo dei primi e di nuovi paesi socialisti che via via si distribuiscono nelle tre fasi (trasformazioni che allontanano dal capitalismo e portano verso il comunismo, restaurazione o instaurazione graduale e pacifica del capitalismo, “restaurazione ad ogni costo” del capitalismo) illustrate nel capitolo 1.7.3 del Manifesto Programma del (n)PCI.

Oggi sia la destra che la sinistra borghesi di fronte alla crisi persistente elaborano, propagandano e mettono in opera cure che non tengono conto della fonte e della natura della crisi e della natura dell’epoca imperialista. Sia le cure basate sulla teoria dell’offerta (il governo deve prendere misure che aumentano i profitti ai capitalisti che impiegano proletari nella produzione di merci), sia quelle basate sulla teoria della domanda (il governo deve elargire soldi ai proletari e agli altri lavoratori in modo che aumentino il loro consumo e quindi comprino più merci) confermano il carattere collettivo assunto dall’economia. Ma né le une né le altre hanno posto né porranno fine alla crisi.

Oggi la produzione di merci è un’appendice del capitale finanziario e speculativo, la ricchezza della società borghese si presenta sempre meno come “un’immane raccolta di merci” (valori d’uso, beni o attività ognuno dei quali soddisfa un bisogno ma viene prodotto in quanto portatore di valore di scambio, in pratica come prodotto vendibile) e si presenta invece sempre più come “un’immane raccolta di denaro”. E, siccome per sua natura il denaro può aumentare di quantità oltre ogni limite, mentre la quantità di merci non può, questo altera anche la natura delle merci. Esse sono infatti sempre meno intese a soddisfare bisogni creati dallo sviluppo generale della società umana (lo sviluppo della civiltà rese bisogni da soddisfare la produzione di utensili, armi, carta, costruzioni, ecc.) e sempre più intese a creare nuovi bisogni nella popolazione che ha potere d’acquisto, per aumentare la massa di denaro che la loro vendita accumula nelle mani di ogni singolo capitalista. Le grandi opere inutili e dannose (TAV, TAP, Ponte sullo Stretto di Messina, ecc.), i beni rapidamente obsoleti o comunque deperibili, l’imballaggio (con l’enorme uso di materie plastiche) e la pubblicità, la presentazione della merce che prevale sulla sua qualità con tutto quello che ne consegue: queste e altre simili sono le leggi che determinano quantità e qualità delle merci prodotte. La borghesia non si limita a soddisfare i bisogni creati dallo sviluppo generale dell’umanità, ma nei limiti consentiti dalla divisione della società in classi di oppressi e oppressori plasma il sistema di relazioni sociali e di condotte individuali su misura delle merci di cui, per valorizzare il suo capitale, di sua iniziativa ogni capitalista riesce a imporre l’uso, con il risultato che “tutti” deprecano. Tutto ciò aggrava la crisi morale e intellettuale delle masse popolari dei paesi imperialisti. Per vendere, infatti, la borghesia non soddisfa solo bisogni, ma crea sempre nuovi bisogni scollegati dalle attività necessarie per vivere e progredire: introduce la tecnologia 5G (trasmissione potenziata di dati ai cellulari) mentre anche nei paesi imperialisti aumentano le persone che non possono accedere alle cure mediche. È come un produttore di cibo che per vendere di più, in mille modi induce le persone a spendere i soldi che hanno per ingozzarsi, incurante della loro salute e della loro vita.

Il modo di produzione capitalista è sorto e ha soppiantato gli altri modi di produzione (anch’essi basati sulla divisione dell’umanità in classi di sfruttati e di sfruttatori, di oppressi e di oppressori), come modo di produzione atto ad aumentare la produttività del lavoro, cioè ad aumentare la quantità di beni che gli uomini producevano in un dato tempo di lavoro e quindi atto a rendere gli uomini complessivamente più liberi dalla natura e più ricchi in termini di tempo e di mezzi per esercitare attività umane superiori (dalle quali però restava e resta esclusa la massa della popolazione). La crisi generale del capitalismo elimina questi presupposti del successo del capitalismo e rende la sua sostituzione una necessità per la sopravvivenza della specie umana.

La sovrapproduzione assoluta di capitale genera il disastro ecologico, lo sfruttamento delle donne ridotte a strumento della pubblicità e a oggetto sessuale, la deformazione psicologica, intellettuale e morale delle nuove generazioni e il suo maltrattamento, la criminalità gratuita (cioè senza le motivazioni che l’insufficienza della produzione dava un tempo alla guerra e alla criminalità), l’insicurezza generale e l’uso diffuso di droghe che solo demagoghi come Salvini & C. forse davvero sono convinti di curare con più poliziotti e pene maggiori, l’emigrazione che supera di gran lunga quella dell’inizio del secolo scorso. Basti pensare che dalla sola Italia, con una popolazione minore alla metà di quella attuale, nei 60 anni successivi all’Unità emigrarono più di 15 milioni di lavoratori a un ritmo annuale che nel 1900 superò i 350 mila emigranti permanenti registrati (vedi Del Carria, Proletari senza rivoluzione, vol. 1 Ed. Oriente 1966, pagg. 251-252).

Quali sono le principali ricadute che il passaggio all’epoca imperialista ha sul funzionamento del sistema sociale borghese e cosa comporta per i comunisti?

1. Per produrre le condizioni materiali dell’esistenza umana basta una parte decrescente del tempo di lavoro dei proletari (in generale degli uomini) o, finché siamo in regime di oppressione capitalista dei proletari, basta il lavoro (che il capitalista spinge comunque per ogni suo dipendente al massimo quanto a intensità) di una parte decrescente del proletariato. Gli altri proletari diventano superflui ai fini della produzione delle condizioni materiali dell’esistenza umana: a) disoccupati che premono alle porte delle aziende per essere assunti, quindi concorrenti dei proletari che i capitalisti hanno assunto (“esercito industriale di riserva”, per dirla con Marx); b) proletari a cui i capitalisti danno un salario (in danaro oramai tutto fiduciario, di cui il proletario ha bisogno per vivere) in cambio di prestazioni (attività) diverse dal lavoro necessario a produrre le condizioni materiali dell’esistenza.

Quanto alle “condizioni materiali dell’esistenza” esse subiscono le variazioni descritte nel cap. 5 di La crisi attuale: crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale (Rapporti Sociali 0).

2. Le relazioni finanziarie e speculative e “le attività specificamente umane” diventano una parte crescente delle attività della borghesia e in qualche misura si estende anche l’accesso delle classi oppresse a dette attività. In proposito vedasi cap. 4, 5 e 6 di La crisi attuale: crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale. Una nota sulle “attività specificamente umane”. Nella storia della specie umana esse nascono e si sviluppano come attività dei membri della classe dominante. Questi non sono costretti a dedicarsi a produrre le condizioni materiali della loro esistenza (altri lo fanno per loro) e sviluppano altre attività. Tra esse ve ne sono di belle, gloriose e creative che costituiscono la civiltà della specie umana e ve ne sono anche di ignobili e dannose. Complessivamente esse devono

a) servire all’umanità in generale (anche a quelli che producono le condizioni materiali dell’esistenza) che, appunto per questo, “riconoscono” la classe dominante e accettano di produrre le condizioni materiali per i suoi membri e quanto serve ad essa come classe dominante nel suo complesso,

b) oppure servire alla classe dominante a tenere sottomesse le classi oppresse,

c) oppure servire a soddisfare usi, abitudini e vizi che i membri della classe dominante praticano.

Non siamo più in una società che ha al suo centro la produzione delle condizioni materiali dell’esistenza. La valorizzazione del capitale non è più basata principalmente sulla produzione mercantile ma principalmente sulle attività finanziarie e speculative (vedasi articolo di Dante Goffetti in VO 69) e la produzione di merci non è più strettamente legata alla produzione delle condizioni materiali dell’esistenza, ma al bisogno di valorizzazione del capitale che porta a produrre tutto quello che si riesce a vendere, anche porcherie e veleni, fisici, intellettuali e morali.

Solo i sedicenti comunisti dei paesi imperialisti credono ancora di esserlo e (quelli attivi) restano promotori di lotte rivendicative non finalizzate consapevolmente all’instaurazione del socialismo (1. dittatura del proletariato, 2. gestione pianificata dell’economia volta a soddisfare i bisogni della popolazione residente e delle sue relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con altri paesi e 3. promozione del crescente accesso della popolazione alle attività specificamente umane).

Noi dobbiamo insistere (come linea da proporre e pratica da attuare) 1. sulla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari contro gli effetti antipopolari del corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista e 2. nella propaganda (tramite dibattito franco e aperto) contro l’appiattimento sulle lotte rivendicative e sul promuovere propagandisticamente e organizzativamente l’avanzamento della rivoluzione socialista e la raccolta delle forze nella Carovana del (n)PCI. Mobilitare le masse popolari contro gli effetti della sopravvivenza del dominio della borghesia imperialista e combattere tra i comunisti la tendenza a limitarsi a questo.


SECONDA PARTE - SVILUPPO STORICO DELL’IMPERIALISMO DAL 1916 IN POI


1. Introduzione

La fase di passaggio dalla vecchia società borghese all’imperialismo va dal 1875 al 1914, periodo in cui si formano le 5 caratteristiche economiche descritte da Lenin nel 1916, sfocia nella Prima Guerra Mondiale e dà inizio alla prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976). Da lì in poi siamo entrati nella fase della rivoluzione socialista e dell’instaurazione del socialismo, al momento avvenuta solo in Russia. La storia dalla Prima Guerra Mondiale in poi è la storia della rivoluzione socialista in Russia, rivoluzione che si espande come rivoluzione di nuova democrazia ai paesi coloniali (Cina e altri) con conseguente dissoluzione del vecchio sistema coloniale. Attraverso di essa alcuni paesi diventano socialisti e altri restano a metà strada e vengono diretti nuovamente dalla borghesia imperialista quando essa riprende in mano il dominio del mondo e dà inizio (1991) al periodo di nera e sfrenata reazione.

Nel periodo che va dal 1917 al periodo di nera reazione, ci sono l’URSS che sviluppa forze produttive avanzate, i paesi coloniali che arrivano al socialismo e altri che restano a metà strada, la formazione delle Democrazie Popolari nell’Europa orientale che sono una via di mezzo tra rivoluzione socialista (erano paesi con forte movimento comunista e un certo sviluppo borghese di forze produttive moderne) e vittoria dell’URSS sulla terza aggressione (Seconda Guerra Mondiale) con la sconfitta delle potenze imperialiste che avevano tutte partecipato alla sua preparazione (vedi VO 24, Un libro e alcune lezioni).

L’ostacolo maggiore allo sviluppo della rivoluzione socialista proviene dal fatto che i partiti comunisti dei paesi imperialisti si sono occupati di rivendicazioni (sindacali e politiche) e delle misure politiche adottate dalla borghesia e poco o niente degli obiettivi della rivoluzione socialista (1. dittatura del proletariato, 2. gestione pianificata dell’economia volta a soddisfare i bisogni della popolazione residente e delle sue relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con altri paesi e 3. promozione del crescente accesso della popolazione alle attività specificamente umane).


2. Le tappe principali della storia dell’epoca imperialista

Dalle tappe e gli sviluppi più importanti dell’epoca imperialista della storia umana risultano le condizioni in cui si svolge la nostra opera:

1.a formazione dell’imperialismo (passaggio dalla società borghese “progressista” all’imperialismo);

1.b guerra interimperialista 1914-1918; 1.c Rivoluzione d’Ottobre in Russia. La Russia era l’anello debole della catena imperialista: faceva parte ma in posizione marginale delle potenze (Stati) imperialiste che dominavano il mondo complessivamente coinvolto nel modo di produzione capitalista; era un paese con alcune zone arretrate, altre molto arretrate e altre invece avanzate;

2. affrettata chiusura (nel 1918) della Prima Guerra Mondiale da parte delle potenze imperialiste;

3. mancata rivoluzione socialista nei paesi imperialisti a causa dell’arretratezza dei partiti socialisti (e anche dei partiti comunisti che da essi si staccano);

4. le successive quattro aggressioni (la prima del 1918-1921, la seconda del 1921-1939, la terza del 1941-1945, l’ultima del 1945-1991) delle potenze imperialiste di tutto il mondo unite contro il primo paese socialista. Il soffocamento dell’URSS e della rivoluzione socialista prende il sopravvento sui contrasti tra i gruppi imperialisti nella determinazione della loro attività internazionale e nazionale: “bisogna soffocare il bambino finché è ancora nella culla” sintetizza Churchill;

5. la costruzione del socialismo in URSS che in nemmeno vent’anni (1921- 1941) diventa una grande potenza mondiale in campo economico, tecnologico e scientifico nonostante le sanzioni, il boicottaggio, il sabotaggio e le cospirazioni della borghesia imperialista (la terza aggressione);

6. la prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (socialista e di nuova democrazia);

7. l’avvento degli USA a centro mondiale del sistema imperialista dopo il 1945, la creazione dell’ONU (1945), la creazione della NATO (1949) e la costruzione della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei a cui si integrano anche i gruppi imperialisti di altri paesi (Giappone, Corea del Sud, Australia, ecc.);

8. la nascita degli altri (dopo l’URSS) primi paesi socialisti tra cui primeggia la Repubblica Popolare Cinese (circa un quinto dell’umanità), la fine del vecchio sistema coloniale e il periodo del “capitalismo dal volto umano” (1945-1975) nei paesi imperialisti;

9a. l’avvento nel 1956 (XX Congresso del PCUS) dei revisionisti moderni alla direzione dell’URSS e combinazione degli effetti in URSS della loro direzione con la quarta aggressione (avviata nel 1946 sotto la direzione di Churchill) delle potenze imperialiste;

9b. l’inizio (anni ‘70) della nuova crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale nei paesi imperialisti;

10. il declino dell’URSS fino alla sua dissoluzione nel 1991;

11. l’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione socialista e di nuova democrazia sancito nel 1976 con la sconfitta della Rivoluzione Culturale Proletaria del Popolo Cinese e la morte di Mao, il dominio del mondo nuovamente in mano alla borghesia imperialista e la riesplosione dei contrasti tra gruppi imperialisti e le loro istituzioni e Stati;

12. il superiore livello dell’integrazione economica mondiale sotto la supremazia della borghesia imperialista USA (globalizzazione), ricolonizzazione dei paesi arretrati, compimento della trasformazione della RPC in una grande potenza mondiale in campo economico, tecnologico e scientifico grazie 1. all’interessato concorso dei gruppi imperialisti del resto del mondo pressati dalla nuova crisi generale e 2. alla mobilitazione da parte del PCC della borghesia nazionalista cinese.


Da qui in avanti indichiamo problemi aperti su cui ogni quadro della Carovana del (n)PCI è chiamato a dare ognuno il meglio che è in grado di dare e a sperimentare partecipando al lavoro di elaborazione e di applicazione.


3. I primi paesi socialisti della prima, seconda e terza fase

L’instaurazione e lo sviluppo dei primi paesi socialisti costituiscono l’evento storico più importante dell’epoca imperialista. È alla luce di esso che bisogna valutare tutto il resto per avere una comprensione del corso delle cose abbastanza avanzata da poter intervenire con successo su di esso.

L’Unione Sovietica fu il primo paese socialista, instaurato nel 1917 e formalmente proclamato nel 1922. Ad essa seguirono la Repubblica Popolare di Mongolia, le Repubbliche Popolari dell’Europa orientale (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria), la Repubblica Popolare Democratica di Corea, la grande Repubblica Popolare Cinese, la Repubblica di Cuba, la Repubblica Socialista del Vietnam, la Repubblica Democratica Popolare del Laos. La lotta di classe svoltasi in questi paesi ha dato luogo via via a paesi distribuiti nelle tre fasi illustrate nel cap. 1.7.3. del Manifesto Programma del (nuovo)PCI. Alla costituzione di primi paesi socialisti si contrappone il ruolo di centro della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti (europei, USA e sionisti) nella quale i gruppi imperialisti USA assumono il ruolo dirigente che difendono con ogni mezzo man mano che viene meno la loro preminenza economica, commerciale, finanziaria e culturale.

La lotta di classe presenta condizioni specifiche per ognuno dei primi paesi socialisti. Per intervenire con efficacia bisogna quindi analizzare lo specifico stato delle cose.

La Federazione Russa è, ad esempio, un paese della terza fase, il sistema economico è principalmente in mano a persone (*) che lo gestiscono in termini capitalisti. Ma dove il capitale finanziario è dominante? Bisogna indagare: la Federazione Russa (FR) ricava molto dalle estrazioni di materie prime come petrolio e gas naturale. Gli oligarchi devono però fare i conti con una serie di relazioni e istituzioni sociali che sono tuttora ancorate al passato socialista, come i diritti dei lavoratori, il fatto che i lavoratori trattano delle aziende come se fossero ancora loro e che alcune aziende pubbliche sono state chiuse ma altre no.

Bisogna capire 1. in che misura la proprietà dei principali mezzi di produzione è in mano ai privati o alle istituzioni pubbliche finalizzate alla gestione pianificata e centralizzata delle attività economiche, 2. come avviene la gestione di terre e immobili e 3. in che misura le aziende sono gestite alla luce della possibilità di andare a produrre altrove con maggiori profitti.

Quanto ai servizi pubblici, le autorità della FR cessano di erogare luce, gas, acqua per mancato pagamento oppure no? Se te le staccano, allora significa che la gestione di questi servizi e la proprietà delle relative aziende appartengono a queste autorità espressione del regime oligarchico oggi vigente in FR; se non te le staccano anche se non paghi, allora significa che non sono proprio loro.

(*) Ci riferiamo 1. ai grandi dirigenti dell’apparato economico e politico ufficiale che nei decenni precedenti con maggiore protervia avevano impersonato la via capitalista che un passo dopo l’altro si imponeva nell’URSS, 2. agli esponenti dell’economia criminale e occulta (il “mercato nero”) sviluppatasi nella stessa epoca ai margini e negli interstizi dell’economia ufficiale (la corruzione è stato un problema ossessivamente e inutilmente posto da molti esponenti sovietici nell’epoca Breznev) e 3. agli eredi delle famiglie nobili e borghesi rifugiatesi all’estero alla caduta dell’impero zarista. Sono quelli che il sistema di manipolazione e intossicazione dell’opinione pubblica dei paesi imperialisti chiama “oligarchi” e che compongono la classe di cui il gruppo Putin è l’espressione politica.


In proposito e ad esempio riportiamo cinque importanti approfondimenti:


Approfondimento 9 - L’URSS e l’accesso crescente delle masse popolari alle attività specificamente umane, a pag 56.


Approfondimento 10 - Ucraina: l’invasione del capitale (Michael Roberts - Contropiano 15.08.2022), a pag 56.


Approfondimento 11 - Scheda su IDE RPC e Import/Export Federazione Russa, a pag 61.


Approfondimento 12 - L’era di Eltsin, a pag 64.


Approfondimento 13 - Per quanto riguarda la Repubblica Popolare Cinese, a pag 66.



4. Il ruolo assunto dai gruppi imperialisti USA (da VO 71 luglio 2022, Le contraddizioni specifiche dell’epoca imperialista pagg. 6-10)

Nella Prima Guerra Mondiale i gruppi imperialisti USA (paese formatosi già sulla base dell’economia mercantile e del modo di produzione capitalista) iniziano ad affermare la loro egemonia mondiale sugli altri gruppi imperialisti; la Germania e la Gran Bretagna si rafforzano; la Francia è indebolita dallo scontro al suo interno tra mobilitazione rivoluzionaria e mobilitazione reazionaria. Nella Seconda Guerra Mondiale i gruppi imperialisti USA affermano completamente la loro egemonia su tutti gli altri; quelli tedeschi e giapponesi sono dominati politicamente e prostrati economicamente, quelli francesi sono marginalizzati, quelli britannici sono indebitati fino al collo e a Bretton Woods (1944) cedono il dominio finanziario ai gruppi imperialisti USA. Esemplare lo scontro tra John Maynard Keynes (fautore del bancor)(1) e Harry Dexter White (fautore del dollaro come moneta mondiale, ancorata all’oro con un cambio fisso di 35 dollari l’oncia).

Nel 1971 Nixon eliminerà il cambio fisso con l’oro: il dollaro diventerà moneta fiduciaria mondiale gestita dalla banca centrale USA, la Federal Reserve. I gruppi imperialisti USA e britannici si fondono su larga scala (a differenza dei francesi, i britannici condividono con gli USA le colonie che non perdono). I gruppi imperialisti giapponesi si riprendono economicamente, ma quando iniziano a comprare aziende negli USA, quelli americani li bloccano. I gruppi imperialisti tedeschi si riprendono sul piano commerciale ed economico, però politicamente, militarmente, sul piano monetario e in qualche misura sul piano finanziario sono sottomessi agli USA: tentano di emanciparsi con la UE e l’euro.

1. Il bancor doveva essere una moneta mondiale paniere delle monete principali, cioè il dollaro, la sterlina e altre: una moneta nuova, gestita da organismi internazionali e agganciata alle monete principali.


I gruppi imperialisti USA, presa in mano politicamente e militarmente l’Europa attraverso la NATO, con il Giappone e la Corea del Sud sottomessi a loro, con i dominion condivisi con i britannici, fanno due abili operazioni.

- Con Kissinger e Nixon penetrano in Cina (anni ’70), approfittando del fatto che la RPC aveva bisogno di qualcuno che la spalleggiasse dal punto di vista economico: il PCC non riteneva possibile cominciare da zero come aveva fatto Stalin (stante anche le condizioni diverse: la maggiore arretratezza, l’ostilità dell’URSS e di gran parte del movimento comunista dei paesi imperialisti). A seguito dell’operazione Kissinger, i monopoli USA vanno a produrre in Cina e poi proseguiranno altrove: abbattono i propri costi di produzione, ma danno anche inizio alla decadenza produttiva e commerciale degli USA.

- Con Brzerzinski promuovono la formazione del movimento islamista in Afghanistan (i Talebani) e creano il “Vietnam sovietico”. In Afghanistan nel 1973 era avvenuta una rivoluzione che aveva deposto il re e instaurato una repubblica nella quale il pc (filosovietico nel contrasto tra PCC e PCUS) a capo di una coalizione aveva preso in mano la direzione del paese e si era messo a modernizzarlo in termini democratico-borghesi suscitando le ire del clero musulmano e dei feudatari. Perché non ripetere quanto fatto in Indonesia?(2)

I gruppi imperialisti USA armano quindi i Talebani (basati soprattutto in Pakistan, ma presenti anche in Afghanistan), li finanziano e li combinano con gruppi islamisti dell’Arabia Saudita (Bin Laden) contro il governo progressista filosovietico. Quest’ultimo chiama in aiuto i revisionisti sovietici che abboccano e nel 1979 mandano soldati in Afghanistan dove rimangono per 10 anni senza venire a capo dei Talebani. Anche in questo modo gli USA contribuirono con i revisionisti moderni a corrodere la società sovietica.

2. In Indonesia, ex colonia olandese, Gesuiti, feudatari, agenti olandesi e americani negli anni ’60 avevano promosso, armato e finanziato un movimento islamista che nel 1966-1967 eliminò circa 2 milioni di comunisti e costrinse Sukarno all’esilio.


L’operazione Kissinger nella RPC dà origine a uno sviluppo su larga scala. I monopoli USA vanno a produrre merci in Cina, Europa orientale, Indonesia e altre ex colonie dove i costi di produzione sono minori che negli USA e invece di esportare merci iniziano a importarne. La loro bilancia commerciale (import - export) è sempre più deficitaria. Quello che lo Stato non incassa come imposte lo raccoglie come debito pubblico (vendita di titoli di Stato). I gruppi imperialisti USA stampano a loro discrezione dollari, che si accumulano nel sistema bancario mondiale. La potenza degli USA come paese che produce ed esporta merci cala, il settore produttivo USA si riduce, crescono tra le masse popolari USA il malcontento, l’insofferenza, l’insicurezza, la disuguaglianza, l’abbrutimento intellettuale, morale e fisico. Questa decadenza economica USA è compensata solo in parte dallo sviluppo del settore militare e politico, dall’allargamento della NATO all’estero, da sanzioni economiche e guerre: elementi che compongono il complesso militare-industriale-finanziario USA.

Tutta una serie di fattori (dedollarizzazione, ecc.) indicano che la supremazia mondiale degli imperialisti USA in campo economico e finanziario è in declino. È proprio la difesa del loro declinante ruolo economico e finanziario nel mondo che spinge i gruppi imperialisti USA a completare l’accerchiamento della Federazione Russa in Europa, ad aspirare a coprire con basi e agenzie militari le repubbliche asiatiche sorte dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’immenso territorio asiatico della stessa Federazione Russa. Così come li spinge 1. a imporre le loro merci (il gas, il petrolio e altro) ai gruppi imperialisti europei loro creditori oltre che loro concorrenti nello sfruttamento dei paesi oppressi e nella devastazione del pianeta e 2. all’accerchiamento militare e a mille intrighi per sovvertire l’ordinamento politico della Repubblica Popolare Cinese (RPC), dove per alcuni decenni i gruppi imperialisti USA hanno fatto grandi investimenti. Così come li spinge a cercare di sovvertire l’ordinamento politico in tutti i paesi dove non hanno libertà di strozzare economicamente e finanziariamente, con in testa Cuba, Venezuela, Iran, Siria.


5. Le tipologie di paesi attuali

In L’imperialismo del 1916 Lenin scrive che il mondo si divide in paesi imperialisti e paesi oppressi. Dopo la creazione dei primi paesi socialisti e la prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, il suo esaurimento con la ripresa in mano del dominio del mondo da parte della borghesia imperialista, ecc., le cose sono cambiate. I paesi del mondo oggi si dividono in

- paesi imperialisti (Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei capeggiata dai gruppi imperialisti USA);

- paesi derivanti dai primi paesi socialisti, che si suddividono tra a. paesi integrati nella NATO (1999: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca; 2004: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia; 2009: Albania, Croazia; 2017: Montenegro; 2020: Macedonia del Nord), b. paesi nella seconda fase (come la Repubblica Popolare Cinese) e c. paesi nella terza fase (come la Federazione Russa);

- paesi arretrati: paesi dove il capitalismo non ha ancora trasformato a fondo le attività produttive e dove la maggior parte dei beni e dei servizi non sono destinati allo scambio e vengono prodotti nell’ambito di relazioni feudali o familiari o di altri rapporti di dipendenza personale (schiavistici, clericali o altri);

- paesi le cui Autorità non sono asservite ai voleri dei gruppi imperialisti (Cuba, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Venezuela, Iran, Siria, Nicaragua, Serbia, Bolivia, Libano, Mali, Eritrea e altri).

In questa classificazione ci sono buchi e anche incongruenze: paesi derivanti dai primi paesi socialisti come Cuba, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Vietnam, Laos; paesi ex sovietici del Caucaso e dell’Asia contesi tra Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei da un lato e Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese dall’altro (Georgia, Armenia, Azerbaijan, Kazakistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan); paesi emergenti nel mercato mondiale (India, Brasile, Indonesia, Singapore, Sudafrica e altri); paesi dell’America meridionale e centrale (Messico), Kosovo, altri pezzi della ex Jugoslavia, ecc.

L’esportazione di capitale fa nascere nuovi gruppi imperialisti con un loro Stato, contesi tra accettare il dominio USA o competere autonomamente a livello mondiale.


Approfondimento 14 - Scandinavia e imperialismo (Prabhat Patnaik, economista indiano da peoplesdemocracy.in da Nuove Resistenti n. 837 21.07.2022), a pag 69.



6. La globalizzazione e la sua rottura (sanzioni, pandemia, guerra in Ucraina)

Per far fronte alla seconda crisi generale del capitalismo, la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei ha rotto i vincoli (i vincoli storici e quelli posti dalla prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria) alla libertà dei capitalisti, ha reso gran parte del mondo un terreno aperto di operazione per il capitale industriale, commerciale e finanziario. I confini di molti paesi sono stati spazzati via e con essi anche la sovranità dei singoli paesi in campo industriale, commerciale, finanziario e monetario. Le trasformazioni della struttura della società capitalista attuate nei decenni della seconda crisi generale consistono:

1. nel progresso nella divisione del lavoro, che ha trasformato singole operazioni del processo produttivo (ad es. la ricerca, la pulizia dei locali, il trasporto, ecc.) in servizi prodotti, comperati e venduti come merci e ha trasformato in merci a se stanti i prodotti parziali dei precedenti processi produttivi;

2. nella sussunzione nel capitale (cioè nella trasformazione in merci prodotte da lavoratori salariati, da operai) di attività che ancora non lo erano, in particolare i servizi alla persona,

3. nella riduzione se non eliminazione dei diritti dei lavoratori (un numero crescente di lavoratori sono diventati nuovamente precari, come lo erano fino alla prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria),

4. nell’eliminazione o nella forte riduzione delle frontiere industriali, commerciali, finanziarie e monetarie tra la gran parte dei paesi sottomessi in vari modi e in gradi diversi alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei e dei gruppi ad essa annessi di altri paesi (giapponesi, canadesi, australiani e altri).

La globalizzazione (o mondializzazione) è una sovrastruttura del vecchio capitalismo. Se viene rotta, se crolla, se i confini statali vengono ristabiliti, ecc., compare il vecchio capitalismo. Anche nel “mondo globalizzato”, la base, il nocciolo economico delle relazioni sociali resta sempre il capitalista che assolda il lavoratore in cambio di un salario, lo fa lavorare e vende il prodotto del suo lavoro (prodotto che era costituito prevalentemente di beni nei primi tempi - quando a partire dal secolo XV il capitalismo si impiantò in Europa occidentale - e ora costituito in larga misura di servizi).

La globalizzazione attuata dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei per far fronte alla loro maniera alla seconda crisi generale del capitalismo è possibile romperla, non è un processo irreversibile. Nel secolo scorso, ad esempio, si è passati dalla mondializzazione all’autarchia introdotta da vari paesi (in preparazione della guerra, cioè per rendersi autonomi da paesi nemici a scapito delle masse popolari, come fatto dai regimi fascisti e nazisti; per sottrarre le masse popolari e il paese nel suo insieme al boicottaggio, al blocco economico e all’aggressione economica e commerciale delle potenze imperialiste, come fatto dal governo sovietico) e poi ancora alla mondializzazione;

Attualmente, la pandemia e le sanzioni stanno rompendo la globalizzazione: vedi 1. sanzioni ed embarghi, 2. creazione della banca dei BRICS (associazione multilaterale di paesi emergenti quali Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), 3. creazione di sistemi di comunicazione finanziaria diversi dallo SWIFT,(*) come il MIR russo o il CIPS cinese).

(*) Acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Società per la Telecomunicazione Finanziaria Interbancaria Mondiale), è una società con sede in Belgio, fondata nel 1973, che agisce come intermediario di transazioni finanziarie. Il suo sistema è usato dalla quasi totalità degli istituti bancari del mondo e permette il pagamento diretto anche quando il creditore e il debitore non sono clienti della stessa banca e il pagamento avviene internazionalmente.


La globalizzazione attuata nel corso della seconda crisi generale del capitalismo è basata sulla distruzione e devastazione di interi paesi. La seconda ondata della rivoluzione proletaria romperà questo tipo di mondializzazione.

Per arrivare all’unità mondiale conforme agli interessi, alle aspirazioni e ai bisogni delle masse popolari bisogna eliminare la divisione in classi e quindi spezzare questa mondializzazione fondata sul dominio della borghesia imperialista. Come la rompiamo? Non tornando alle caverne o isolandoci dal resto del mondo, ma con la conversione industriale e con la creazione di nuovi sbocchi attraverso le relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con altri paesi e per usi interni, quelli correnti e quelli nuovi. Dobbiamo rompere l’attuale globalizzazione che è apertura del mondo intero alle scorrerie dei gruppi monopolistici industriali e finanziari e oppressione di gran parte del mondo da parte della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei. Quella rottura comporta lo sconvolgimento di relazioni commerciali e della divisione del lavoro che quella globalizzazione ha prodotto. In ogni caso in cui risulterà necessario, bisognerà riconvertire e ristrutturare, cambiare il tipo di prodotto e servizio. Molti prodotti e servizi sono connessi con le relazioni di sfruttamento e di emarginazione, di oppressione e di repressione. Molti uomini dovranno convertirsi ad altre attività. Molto tempo potremo e dovremo dedicare alle attività specificamente umane. Milioni di uomini dovranno assumere responsabilità che oggi non assumono. Il nuovo sistema di produzione dovrà trovare e darsi forme adeguate di esistenza.


Approfondimento 15 - L'Italia non ha materie prime (estratti da articolo Una volta costituito il GBP, le masse popolari italiane faranno fronte con successo alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei e avanzeranno verso l’instaurazione del socialismo di VO 62 luglio 2019, pagg. 21-24), a pag 72.



7. Conclusioni

1. L’imperialismo si è formato più di cento anni fa (1875-1914) e l’umanità intera soffre del fatto che nel mondo l’instaurazione del socialismo, nonostante le lotte eroiche che anche le masse popolari dei paesi imperialisti hanno condotto nel secolo scorso e il malcontento e l’insofferenza che oggi esse manifestano in ogni paese imperialista, compreso il principale, gli USA, è ancora ai primi passi. Perché è ancora ai primi passi? Perché i comunisti dei paesi imperialisti non hanno raggiunto una comprensione abbastanza avanzata delle condizioni della lotta di classe che devono dirigere: alla base dell’incapacità di promuovere la rivoluzione socialista fino all’instaurazione del socialismo dimostrata nel secolo scorso dai partiti comunisti di tutti i paesi imperialisti (con l’eccezione dell’anello debole della catena dei paesi imperialisti, la Russia), vi è anche la scarsa considerazione da essi data a questo passaggio di fase della società borghese. È una questione di cui troppo poco si sono occupati gli esponenti dei partiti comunisti dei paesi imperialisti lungo tutto il corso della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria. Rientra in quella incomprensione del marxismo a mezzo secolo dalla morte di Marx, a cui Lenin accenna nei suoi appunti del dicembre 1914 (Quaderni filosofici,vol. 38 delle Opere pag. 167, Ed. Riuniti, 1969) e ha contribuito a quei limiti nella comprensione del corso delle cose che impedirono che il movimento comunista cosciente e organizzato instaurasse il socialismo nei paesi imperialisti nel corso della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria. Solo dopo l’esaurimento di questa, alcuni partiti comunisti hanno incominciato ad occuparsene al livello che la questione richiede, sulla spinta del maoismo e dell’eredità di Antonio Gramsci. La lacuna più grande del MCCO nel secolo scorso riguarda la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, tra cui l’Italia. In questi paesi si dava lo scontro decisivo tra la classe operaia e la borghesia. In questi paesi il compito principale della rivoluzione socialista è prendere il potere e promuovere la crescente partecipazione delle masse popolari alle attività specificamente umane, quindi un compito per adempiere al quale la borghesia per sua natura non può proporsi in alternativa alla classe operaia. Un compito diverso rispetto a quello da realizzare nei paesi arretrati, dove la creazione di forze produttive moderne è un compito non eludibile della rivoluzione socialista e per adempiere ad esso, una volta fatta la rivoluzione di nuova democrazia, la borghesia poteva proporsi nei singoli paesi in alternativa alla classe operaia. Ma proprio nei paesi imperialisti il MCCO restò ai ruoli di 1. promotore delle rivendicazioni sindacali e politiche delle masse popolari e 2. portavoce delle masse popolari negli istituti e nelle istituzioni elettivi che travestivano da democrazia borghese il regime di controrivoluzione preventiva. Quindi fu incapace di guidare la classe operaia a prendere il potere e instaurare il socialismo.

Oggi noi dobbiamo superare non solo le difficoltà contro cui si infransero gli sforzi dei partiti comunisti che ci hanno preceduto nel nostro e negli altri paesi imperialisti, ma anche i guasti e la sfiducia prodotti dal declino del movimento comunista cosciente e organizzato.

2. Per il nostro paese come per tutti i paesi, quindi per l’umanità intera, porre fine alla crisi attuale è possibile. Ma per farlo occorre separare la produzione di beni e servizi, l’economia reale, dal sistema finanziario. Il sistema finanziario internazionale, con le sue istituzioni mondiali e tutte le sue agenzie e diramazioni locali, è l’ultima e suprema sovrastruttura della produzione capitalista di beni e servizi: proprio questa (la produzione di beni e servizi) è in crisi. La produzione capitalista di beni e servizi si è estesa a tutto il mondo e a moltissimi aspetti della vita umana ma, cresciuta a questo punto, si ripiega su sé stessa e in ogni paese getta una massa crescente di uomini e donne nella disoccupazione, nella precarietà, nell’emarginazione, nella miseria, nella criminalità e nell’abbrutimento; induce milioni di individui a comportamenti antisociali o addirittura criminali, mette masse contro masse (guerra tra poveri) e paesi contro paesi; comporta il saccheggio, l’inquinamento e la devastazione crescenti dell’ambiente. Il sistema finanziario internazionale è in crisi e nello stesso tempo esso costituisce la rete di istituzioni e relazioni che incatenano l’umanità al sistema capitalista di produzione di beni e servizi. Le istituzioni politiche del sistema imperialista mondiale, i governi borghesi, il governo di Washington, la NATO e il Vaticano impongono queste catene all’umanità. Ma la debolezza di questo sistema sta nel fatto che getta tutti i paesi nella crisi e scoppia da tutte le parti: le masse popolari di tutti i paesi hanno bisogno di liberarsene, sono in grado di liberarsene. Bisogna che la produzione di beni e servizi in ogni paese e a livello mondiale sia presa in mano dalle masse popolari organizzate, rompendo con le regole, le relazioni e le istituzioni finanziarie e politiche del sistema imperialista. Ma questa non è la rivoluzione socialista? Certo, questo è il suo nome. Ma in nessun paese esiste il capitalismo puro che si trasforma in socialismo puro. In ogni paese esistono le masse popolari che resistono e lottano per uscire dalla crisi, che devono adottare passo dopo passo le misure concrete necessarie per farlo. Bisogna che in ogni paese, dal livello locale su su fino al livello nazionale le istituzioni delle masse popolari organizzate, i comitati di azienda e territoriali, i loro coordinamenti, su su fino al governo d’emergenza popolare, prendano in mano le aziende, si sostituiscano ai capitalisti, assegnino ad ogni azienda compiti produttivi di beni e servizi utili alla popolazione e alle relazioni con altri paesi, instaurino un sistema di relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio che comprenda l’intero paese. Bisogna che ogni governo d’emergenza popolare stabilisca relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con altri governi e paesi: alcuni già sono disposti e altri in numero crescente saranno disposti a stabilirle per necessità. Il paese che per primo si metterà su questa strada aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi. Tutti i paesi sono coinvolti e sconvolti dalla crisi generale del capitalismo e schiacciati sotto il tallone del sistema imperialista mondiale, della Comunità Internazionale presieduta dal governo di Washington e benedetta dal papa di Roma; oppressi dalle sue istituzioni, dal FMI, dalla BCE, dalle banche d’affari, dal governo di Washington, dalle istituzioni dell’Unione Europea, dalla NATO, dai governi e dai centri d’affari e politici della borghesia imperialista. Il paese che per primo imboccherà la strada della liberazione dal sistema imperialista mondiale,(*) che si metterà a organizzare la propria economia al di fuori delle istituzioni e delle relazioni e regole del sistema imperialista mondiale, troverà un numero crescente di alleati in altri paesi. A quel punto, si formerà un nuovo sistema di relazioni internazionali e l’umanità intera si incamminerà più spedita verso la società comunista, una società in cui “il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti”.

(*) Corollario utile ai fini della nostra azione attuale rispetto a quanto fin qui detto, è che è deviante concepire la Seconda Guerra Mondiale principalmente come analoga alla prima: guerra imperialista per una diversa ripartizione del mondo. Essa fu principalmente (vedasi VO 24, Un libro e alcune lezioni) la terza aggressione delle potenze imperialiste contro l’URSS (combinata con una lotta tra potenze imperialiste: USA, Gran Bretagna, Francia da una parte e Terzo Reich dall’altra). Solo la linea seguita dall’Internazionale Comunista mobilitando le masse popolari dei tre paesi riuscì a impedire che tutte le potenze imperialiste si combinassero tra loro nell’aggressione dell’URSS (come prima si erano combinate per soffocare la rivoluzione in Spagna 1936-1939). Il rovesciamento dei fronti (tutte le potenze imperialiste contro l’URSS) restò una questione aperta anche nelle trattative (maggio 1945) che diedero luogo all’armistizio di Reims tra le forze alleate e le forze del Reich hitleriano, armistizio che combinato con quello di Berlino tra queste e l’Armata Rossa pose fine alla Seconda Guerra Mondiale in Europa.

Oggi non è in atto una nuova guerra imperialista (tra potenze imperialiste per ripartirsi diversamente il mondo). Il carattere principale della guerra attuale è la guerra (ibrida) dei gruppi imperialisti USA per arrestare il declino del loro predominio nel mondo alla testa della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei, 1. contro la Federazione Russa per impossessarsi dei territori della Federazione Russa e dell’ex Unione Sovietica, che attraversano la terza delle tre fasi dei primi paesi socialisti (Manifesto Programma cap. 1.7.3.) e 2. contro la RPC che, a sua volta, è nella seconda delle tre fasi dei primi paesi socialisti.

Questo carattere principale della guerra si combina con lo sviluppo crescente dei contrasti tra quelli USA e gli altri gruppi imperialisti con le loro istituzioni e Stati (tra questi le potenze imperialiste europee e l’Unione Europea) e con la crescita di nuovi gruppi imperialisti (India, Brasile, Indonesia, Singapore, ecc.) contesi tra accettare il dominio USA o competere autonomamente a livello mondiale.

Questi corollari mostrano quanto l’assimilazione del marxismo e la connessa più avanzata comprensione dell’imperialismo sono importanti ai fini della nostra azione attuale.