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Bisogna distinguere leggi universali e leggi particolari della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata

 

In numero crescente partiti e organizzazioni comuniste, da un angolo all'altro del mondo, stanno adottando consapevolmente la strategia della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata per guidare la rivoluzione socialista o la rivoluzione di nuova democrazia. La situazione rivoluzionaria si sviluppa in tutti i paesi e a livello internazionale, seppure in modo diseguale. La borghesia imperialista conduce contro le masse popolari in ogni angolo del mondo, una guerra non dichiarata di sterminio che colpisce direttamente e brutalmente centinaia di milioni di uomini e donne. In questo contesto migliaia di comunisti si interrogano sulla via da prendere per guidare le masse popolari a far fronte efficacemente alla borghesia imperialista, a farla finita con l'attuale ordinamento della società, a instaurare il socialismo. L'eredità della prima ondata della rivoluzione proletaria è un fattore importante ed esercita in mille modi la sua influenza. Un numero crescente di comunisti prende quindi la strada della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata (GPR di LD). La teoria GPR di LD è uno dei principali apporti di Mao al pensiero comunista (vedasi in proposito La Voce n. 10 L'ottava discriminante pag. 19 e segg. e La Voce n. 12 pag. 56). L'adozione della GPR di LD come strategia universale per la rivoluzione proletaria, sia per la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti sia per la rivoluzione di nuova democrazia nei paesi semifeudali e semicoloniali, si impone tramite una lotta ideologica accanita per l'adozione del marxismo-leninismo-maoismo come base ideologica dei nuovi partiti comunisti. In questa lotta i comunisti chiudono i conti con i revisionisti moderni che si sono aperti negli anni '50, ma ancora più specificamente fanno i conti con i dogmatici che hanno per anni limitato lo sviluppo del movimento antirevisionista dei marxisti-leninisti sorto negli anni '60. Infatti nel movimento m-l si è svolta una lunga e tortuosa lotta per l'affermazione del maoismo. Alcuni compagni e organismi, furbescamente o ingenuamente, lo nascondono: presentano l'adozione della denominazione marxismo-leninismo-maoismo come un semplice cambio di denominazione che viene appiccicato al contenuto che resta lo stesso degli anni '60 e '70.

Il Comitato del Movimento Rivoluzionario Internazionalista (MRI) nel 1998 ha ristampato la Dichiarazione costitutiva del 1984 cambiando nel testo m-l con m-l-m: è un modo di non cambiare la vecchia mercanzia cambiando l'insegna. Per lunghi anni i marxisti-leninisti hanno concepito la lotta contro il revisionismo moderno sostanzialmente come restaurazione dei principi (conquista rivoluzionaria del potere, direzione della classe operaia, dittatura del proletariato) che i revisionisti moderni avevano dichiarato superati. Essi non capivano che il revisionismo moderno era riuscito a imporsi nel movimento comunista (la destra aveva sopraffatto la sinistra) grazie ai limiti della sinistra nel vecchio movimento comunista. Si trattava degli stessi limiti che avevano fatto sì che la prima ondata della rivoluzione proletaria non arrivasse a instaurare il socialismo in nessuno dei paesi imperialisti. Il maoismo è, in sintesi, il superamento di quei limiti. Ancora oggi nel movimento comunista ci sono partiti che si dichiarano marxisti-leninisti nel senso che ignorano il maoismo o si oppongono all'adozione del maoismo come terza superiore tappa del pensiero comunista. Ma vi sono anche partiti che si dichiarano marxisti-leninisti-maoisti a denti stretti, attenuano l'apporto universale al pensiero comunista costituito dal maoismo, inalberano il m-l-m come un'insegna nuova, ma non hanno ancora nemmeno indicato chiaramente quali sono i principali apporti universali del maoismo al pensiero comunista (al modo in cui Stalin, al contrario di essi, indicò i principali apporti di Lenin al pensiero comunista nei Principi del leninismo, 1924). Per questo va dato atto al Partito comunista del Perù e al suo dirigente, il Presidente Gonzalo dal 1992 nelle mani dei manutengoli peruviani dell'imperialismo, di aver fortemente contribuito ad affermare in tutto il mondo la tesi che il maoismo è la terza superiore tappa del pensiero comunista e a mostrare gli apporti nuovi che esso dà al movimento comunista.

La lotta circa la strategia della rivoluzione in definitiva è anche la lotta sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria. In questa lotta i comunisti si distinguono sempre più nettamente sia dai revisionisti-opportunisti di destra (in un modo o nell'altro, più o meno apertamente sostenitori della "via pacifica e democratica al socialismo") sia dai comunisti dogmatici (sostenitori più o meno convinti di un lavoro legalitario oggi, in vista dell'insurrezione domani). C'è però un proverbio che dice: "Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io". Anche nella lotta a proposito della GPR di LD oltre ai revisionisti-opportunisti di destra e ai comunisti dogmatici che, entrambi, si oppongono apertamente alla GPR di LD, vi è una terza corrente che nuoce non poco alla causa dell'adozione della GPR di LD come strategia universale della rivoluzione proletaria. È costituita da quei sostenitori della GPR di LD che non distinguono tra leggi universali della GPR di LD e le leggi particolari della GPR di LD specifiche di ogni singolo paese, legate alle sue specifiche condizioni: i dogmatici della GPR di LD. Quindi quelli che lottano per far valere la GPR di LD come strategia universale della rivoluzione proletaria e quelli che vogliono adottarla per fare la rivoluzione nel proprio paese, e tra essi concretamente noi comunisti italiani, abbiamo a che fare con tre distinti fronti di lotta ideologica: 1. i revisionisti-opportunisti di destra, 2. i comunisti dogmatici dell'insurrezione, 3. i comunisti dogmatici della GPR di LD che non distinguono tra universale e particolare.

1. I revisionisti-opportunisti di destra continuano la tradizione dei revisionisti moderni, benché la pratica abbia oramai dimostrato il carattere borghese e fallimentare delle loro concezioni e linee. i fattori che li rendono politicamente importanti, i loro punti di forza, sono due: 1. il sostegno della borghesia e 2. l'opportunismo ingenuo e spontaneo di quella parte delle masse popolari che è appena entrata nella lotta politica ed è ancora influenzata ideologicamente dalla borghesia, crede ancora che sia possibile migliorare la società borghese anziché rovesciarla. Quanto all'influenza della borghesia, è impossibile eliminarla una volta per tutte finché esiste la borghesia. Quindi bisogna costantemente combatterla, contenerla, rintuzzarla con iniziative appropriate alle varie situazioni: lo smascheramento, la denuncia, la confutazione, l'espulsione dalle nostre fila dei suoi portatori irriducibili e degli infiltrati. Quindi con la lotta ideologica, con la propaganda e con misure organizzative. Quanto all'opportunismo ingenuo e spontaneo di una parte delle masse popolari, la via maestra per correggerlo è l'esperienza pratica diretta delle stesse masse popolari assistita dal partito. Bisogna da una parte indicare chiaramente e praticare la via della lotta rivoluzionaria, il partito deve inalberare, propagandare e praticare la sua linea avanzata: senza questo, di per sé, l'esperienza non porta a un progresso. Dall'altra il partito non deve staccarsi nemmeno da questa parte arretrata delle masse. Al contrario deve guidarla nelle sue esperienze pratiche di lotta e di organizzazione. La sconfitta in questo caso è la premessa della vittoria, sei comunisti indicano la strada giusta. Noi comunisti non dobbiamo abbandonare le masse arretrate alla borghesia, lasciare che siano i suoi preti e i suoi agenti riformisti ad organizzarle. Dobbiamo prendere noi in mano la loro mobilitazione per modesti che siano i loro obiettivi e portarle di esperienza in esperienza fino ad aderire alla rivoluzione. La lotta e la sua sconfitta insegneranno loro, e in modo particolarmente rapido ed efficace ai membri delle classi più oppresse e sfruttate e tanto più efficacemente quanto più noi comunisti saremo stati presenti e attivi, che è impossibile migliorare la società borghese, indurre con le buone la borghesia a rispettare gli interessi e nemmeno i diritti già acquisiti delle masse popolari. L'arretratezza delle masse non è mai una buona giustificazione dell'assenza del partito: un partito è tanto più avanzato, quanto più è capace di mobilitare e portare alla rivoluzione anche le masse più arretrate (linea di massa).

2. Quanto ai comunisti dogmatici dell'insurrezione, oramai essi non avranno più un ruolo importante tra le masse popolari. Tuttavia essi distolgono ancora un certo numero di comunisti dalla rivoluzione perché hanno avuto una grande importanza politica (negativa) fino agli anni `70. Allora essi comprendevano gran parte della sinistra dei vecchi partiti comunisti: quella sinistra che proprio per il suo dogmatismo non seppe far fronte ai revisionisti moderni e impedire che prendessero la direzione dei rispettivi partiti comunisti. Essi erano favorevoli alla rivoluzione, erano sinceri rivoluzionari, ma non ricavavano le lezioni che la pratica del movimento comunista dava a tutti i comunisti. Il loro antirevisionismo dogmatico ha grandemente nuociuto al movimento marxista-leninista, di cui alcuni di essi facevano parte. La rottura con il loro dogmatismo è l'affermazione del maoismo come terza superiore tappa del pensiero comunista. La contraddizione tra i maoisti e questi dogmatici era ed è prevalentemente una contraddizione tra il nuovo e il vecchio, tra il vero e il falso. Non è direttamente una contraddizione di classe, benché la borghesia quando non ha di meglio li sostenga per disturbare i veri comunisti. Quanto alla strategia rivoluzionaria, essi e i loro epigoni non recepiscono la lezione che già Engels aveva ricavato dall'esperienza del movimento comunista e in particolare della Comune di Parigi (1871) e sintetizzata nella Introduzione del 1895 della ristampa dell'opuscolo di Marx Lotte di classe in Francia 1848-1850 (vedasi in proposito l'opuscolo CARC, F. Engels: 10, 100, 1000 CARC per la ricostruzione del partito comunista). Essi non hanno una visione dialettica della rivoluzione. Dividono schematicamente l'una dall'altra le varie fasi della rivoluzione, non vedono la loro connessione. Non vedono che una fase trapassa nell'altra e tantomeno vedono come trapassa. Non vedono quindi che occorre condurre ogni fase in modo che essa ad un certo punto si trasformi nella successiva. Quindi ogni fase è da subito "segnata" da questo suo destino. Secondo loro invece il passaggio da una fase alla successiva "cade dal cielo", avviene per caso, oppure avviene per decisione arbitraria e soggettiva. Manca insomma nella loro concezione il passaggio da una fase all'altra per sviluppo quantitativo della prima fino al salto di qualità che quello stesso sviluppo quantitativo determina. Molti di essi aspettano l'insurrezione (attendismo). Altri si affidano a iniziative avventuriste (militarismo o putchismo).

Secondo loro l'accumulazione delle forze rivoluzionarie dovrebbe essere frutto di un lavoro condotto completamente nella legalità, nell'ambito dell'ordine e sotto il potere della borghesia. A meno che la borghesia stessa interdica il partito comunista. E già qui è evidente la debolezza del loro ragionamento. È forse per caso che la borghesia in molti paesi nel secolo scorso ha interdetto il partito comunista? Che origini ha questo fatto e che lezione tirano da esso? Non è per le stesse ragioni inevitabile che lo interdica ancora o impedisca la sua costruzione a meno che esso si pieghi alle sue condizioni? Cosa fa il partito comunista quando la borghesia lo interdice? Non conviene alla causa del comunismo che il partito preceda la decisione della borghesia? Sono i lavoratori avanzati così stupidi da non capire che è giusto che il partito comunista preceda la borghesia? Avevano avuto una linea giusta i partiti comunisti italiano e tedesco che si condussero in modo che i rispettivi segretari (Antonio Gramsci nel 1926 ed Ernest Thälmann nel 1933) furono arrestati e poi eliminati? È un caso che nessuna rivoluzione socialista vittoriosa si è mai svolta nel modo in cui secondo loro dovrebbe svolgersi ogni rivoluzione socialista, benché vari partiti della prima Internazionale Comunista abbiano cercato di seguire la linea che essi ancora propongono? I dogmatici naturalmente non danno risposta a queste domande. Se le cercassero, smetterebbero di essere dogmatici.

Essi in generale si distinguono dai revisionisti-opportunisti per la concezione che professano e per la propaganda che fanno, per le parole d'ordine che agitano. Cioè si distinguono sul terreno soggettivo, ideale, delle aspirazioni. Ma sul terreno dell'azione i dogmatici si distinguono dai revisionisti-opportunisti solo, nel migliore dei casi ma non sempre, per la radicalità degli obiettivi e dei metodi di lotta: sono meno accomodanti con la borghesia e tirano di più la corda. Non a caso però nel passato Pietro Secchia poté convivere fino alla fine dei suoi giorni (1973) nello stesso partito con Giorgio Amendola e Palmiro Togliatti. A differenza (ma non sempre) dei revisionisti-opportunisti alcuni di essi elevano a principio rivoluzionario il rifiuto di guidare le masse popolari a intervenire nelle elezioni, nelle attività parlamentari e in generale nell'attività politica della borghesia (astensionismo). Con questa e con altre parole d'ordine estremiste cercano di distinguersi dai revisionisti-opportunisti di destra.

Quanto al passaggio alla fase successiva, all'insurrezione, alcuni di essi contano che "prima o poi" ci sarà un'esplosione del movimento di massa (un'insurrezione) e cadono nell'attendismo. Altri contano di provocarla loro stessi con un'iniziativa insurrezionale. Questi considerano come una Bibbia il penoso libro L'insurrezione di Neuberg, redatto da una commissione dell'Armata Rossa sovietica su incarico della prima Internazionale Comunista. Questo libro descrive una serie di tentativi di colpi di mano e di iniziative insurrezionali fallite. Alcuni a detta degli stessi autori falliti per motivi banali, in realtà a conferma di quanto erano slegati dal movimento di massa. Essi non considerano l'insurrezione per quello che è stata in tutte le rivoluzioni proletarie vittoriose: un momento di una guerra più vasta. La isolano dal prima e dal dopo e così l'affidano o alla spontaneità delle masse (l'esplosione del loro malcontento) o all'una o all'altra iniziativa più o meno azzeccata del partito comunista o dei suoi capi geniali, la cui sorte dipende, come seriamente osa dire Neuberg, dalla puntualità degli operatori, dalla sincronizzazione degli orologi, dalla rigorosa osservanza del segreto e da altri accidenti simili. È chiaro a ogni persona che riflette che la riuscita di una singola e concreta operazione tattica militare dipende certamente da fattori quali quelli indicati. Ma è del tutto fuori strada sostenere che lo sviluppo o meno di un movimento rivoluzionario che per sua natura ha come protagoniste le larghe masse dipende da una singola operazione tattica. Pensate all'Insurrezione d'Ottobre (1917): due importanti dirigenti dei bolscevichi (Kamenev e Zinoviev) denunciarono pubblicamente i preparativi dell'insurrezione, ma l'insurrezione avvenne lo stesso e con successo. Pensate anche alla Resistenza: non ci sarebbe forse stata se una o qualche operazione militare, anche di quelle iniziali, fosse andata storta? In realtà varie singole operazioni militari andarono storte, ma la Resistenza si sviluppò egualmente. In conclusione, i dogmatici non capiscono che è il giusto lavoro attuale dei comunisti che, crescendo quantitativamente, giunto ad un certo livello di sviluppo determina e deve determinare un salto di qualità, l'ingresso in una nuova fase. Se il partito rifiuta di compiere il salto, anche il lavoro già fatto degenera: così è più volte avvenuto nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria, proprio perché molti partiti comunisti non padroneggiavano la teoria della GPR di LD. Quando il salto qualitativo avviene o è pronto, in generale i dogmatici infatti sono impreparati, sono colti alla sprovvista, non sanno cosa fare, si dividono tra varie soluzioni.

3. Quanto ai dogmatici che non distinguono tra universale e particolare, essi sono oggi uno dei poli delle contraddizioni nel movimento marxista-leninista-maoista. La contraddizione in particolare divide il Movimento rivoluzionario internazionalista (MRI). La concezione dogmatica della GPR di LD è ancora oggi un serio ostacolo alla sua applicazione nei paesi imperialisti, dato che non esiste ancora una dimostrazione pratica di conclusione vittoriosa in un paese imperialista di una rivoluzione socialista condotta coscientemente come GPR di LD. Un esempio pratico si imporrebbe anche ai dogmatici che siano sinceramente rivoluzionari. Rifiutando di combinare le verità universali con le verità particolari, essi presentano la GPR di LD in una forma che è impraticabile. Chi condivide simile concezione o è costretto ad arrendersi di fronte all'evidenza dell'impossibilità di condurre una simile GPR di LD, o si vota a tentativi fallimentari che sono usati dagli oppositori della strategia della GPR di LD come "dimostrazione" che la GPR di LD è impraticabile. Alcuni compagni dogmaticamente considerano universali le leggi che la GPR di LD ha seguito con successo nel loro paese, scambiano cioè il particolare con l'universale. L'errore più diffuso è assumere come universali, cioè valide anche per i paesi imperialisti, le leggi seguite dalla GPR di LD in paesi semifeudali e semicoloniali, volerle seguire anche nei paesi imperialisti, non cercare le leggi specifiche della GPR di LD nel proprio paese. "Ogni verità è concreta", cioè ogni affermazione è vera solo in relazione a determinate circostanze di tempo e luogo, a determinate condizioni, anche quando esse non vengono specificate perché sono sottintese, implicite nella situazione in cui quella verità viene enunciata. La GPR di LD è stata teorizzata da Mao Tse-tung sulla base dell'esperienza di un concreto grande paese semifeudale e semicoloniale, dominato da potenze imperialiste in lotta tra loro, la Cina. Mao Tse-tung non si è occupato di fare una sistematica distinzione tra leggi universali della GPR di LD e leggi specifiche della GPR di LD in Cina.(1) Così come Lenin non si era occupato di fare una sistematica distinzione tra quanto di universale e quanto di specificamente russo vi era nella linea seguita dal suo partito. Egli tuttavia nell'ambito della prima IC, alla cui creazione e alla cui attività fino al 1922 partecipò attivamente, dichiarò più volte che i comunisti degli altri paesi non dovevano seguire pedissequamente l'esperienza russa e che i comunisti russi dovevano guardarsi dal favorire o imporre l'imitazione della linea russa. Anche Stalin si guardò bene dall'imporre ad altri partiti la linea seguita dal partito sovietico. Non a caso i partiti della prima IC di fatto seguirono linee molto diverse tra loro. Semmai bisogna rilevare che nella prima IC vi furono constanti incertezze quanto alla strategia generale da seguire, come ho mostrato nell'articolo L'attività della prima Internazionale Comunista in Europa e il maoismo pubblicato nel n. 10 di La Voce. La strategia della GPR di LD venne praticata consapevolmente dal Partito comunista cinese, ma non venne né indicata né studiata come possibile strategia universale. Solo a partire dal 1968 il PCC sostenne che il pensiero di Mao aveva anche un valore universale, ma non indicò mai in un testo esaustivo quali erano i principali nuovi apporti di Mao al pensiero comunista. Niente di più facile quindi per dei dogmatici e dei demagoghi sostenere che in tutti i paesi la GPR di LD deve seguire le stesse leggi enunciate da Mao Tse-tung per la Cina. Cosa che ovviamente avvalora e facilita quelli che sostengono che la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti segue altre leggi, diverse da quelle della GPR di LD. Esistono anche personaggi che non si preoccupano di tracciare una linea specifica per il proprio paese, raccattano qua e là, da veri movimentisti quali sono, qualche pratica corrente e, ora che è di moda, demagogicamente declamano la GPR di LD per darsi lustro e presentarsi come grandi rivoluzionari sulla scena internazionale, nei convegni e nelle associazioni internazionali, nei messaggi e nei comunicati diramati verso l'estero. Sono come quelli (Togliatti, Thorez, ecc.) che nel vecchio movimento comunista fino al 1956 declamavano Stalin e l'URSS, mentre nella pratica del loro paese seguivano linee che poco o nulla avevano a che fare con gli insegnamenti universali di Stalin e dell'URSS.

È importante distinguere nettamente le leggi universali della GPR di LD dalle leggi particolari, proprie di un paese o di un gruppo di paesi. Solo così condurremo con successo la lotta ideologica perché tutti i partiti comunisti adottino la GPR di LD come via della rivoluzione proletaria ed estenderemo la sua applicazione pratica e quindi la rinascita del movimento comunista ad essa collegata. È ad esempio evidente che i contadini non svolgono nella GPR di LD dei paesi imperialisti (dove sono una piccola minoranza (dall'uno al tre %) dei lavoratori, sono interamente dediti alla produzione mercantile e sono in larga misura dominati dai monopoli industriali e commerciali e la città predomina largamente sulla campagna) lo stesso ruolo che svolgono nella GPR di LD di paesi semifeudali dove i contadini sono la larga maggioranza dei lavoratori e sono in larga misura ancora dediti a una agricoltura di sussistenza e inseriti in rapporti semifeudali e la campagna predomina o almeno è poco legata alla città.

Sono due i partiti che con maggior successo e su un periodo più lungo dirigono attualmente nel loro paese una rivoluzione seguendo consapevolmente la strategia della GPR di LD, il Partito comunista peruviano e il Partito comunista nepalese (maoista). Essi sottolineano entrambi, come condizione necessaria per lanciare e condurre con successo la GPR di LD, accanto all'adozione del marxismo-leninismo-maoismo (cioè all'assimilazione delle leggi universali della GPR di LD), l'elaborazione di una concezione e di una linea basata sulle caratteristiche specifiche del paese (rispettivamente "il pensiero di Gonzalo" e "la via di Prachanda"). A sua volta il Partito comunista maoista della Turchia e del Kurdistan settentrionale, che ha una ricca e lunga esperienza di GPR di LD, ha espresso molte giuste considerazioni contro l'applicazione ai paesi imperialisti come leggi universali di leggi della GPR di LD specifiche di paesi semi-feudali.

Ma, proprio per la mancata distinzione tra leggi universali e leggi particolari della GPR di LD, è arrivato a negare in blocco la validità della GPR di LD per i paesi imperialisti (vedasi l'intervento inviato dal TKP(m) alla Conferenza Internazionale di Palermo del 3-4 gennaio 03).

Il Partito comunista rivoluzionario (USA) e il Comitato del Movimento rivoluzionario internazionalista (MRI) in sostanza negano (come altri partiti e organizzazioni comunisti che hanno partecipato alla Conferenza Internazionale sulla GPR del 1998) che la GPR di LD sia una strategia valida anche per i paesi imperialisti anch'essi proprio perché presentano le leggi specifiche di paesi semifeudali e semicoloniali come leggi universali della GPR di LD (vedasi in proposito l'articolo On the Strugge to Unite the Genuine Communist Forces in A World to Win n. 30/gennaio 2004). Il Movimento popolare Perù (MPP) - Sol Rojo al contrario ha fatto, soprattutto recentemente, nella lotta che conduce per l'adozione della GPR di LD come strategia universale, un serio sforzo per distinguere leggi universali e leggi particolari (vedasi l'intervento presentato dal MPP alla Conferenza Internazionale di Parigi del 27-28 marzo 04).

Come fare per distinguere le leggi universali della GPR di LD?

Il marxismo-leninismo-maoismo è una scienza, non una dottrina esoterica, un indovinello o altro del genere. Si tratta quindi di prendere in esame l'esperienza delle rivoluzioni proletarie e di elaborarla per scoprire le leggi che il loro svolgimento ha seguito. Più precisamente: lo sviluppo di un fenomeno avviene secondo le sue proprie leggi anche se gli uomini le ignorano. La legge della gravitazione universale (l'attrazione che ogni massa esercita su ogni altra) era seguita da tutte le masse anche quando gli uomini non l'avevano ancora individuata. Quando i costruttori non collocavano il baricentro di un edificio secondo criteri che solo posteriormente si sono capiti, l'edificio crollava. Dopo che Newton (1642 - 1727) la individuò ed essa venne via via assimilata da scienziati, da studiosi e via via da "tutti", fu possibile vedere che effettivamente fenomeni che fino allora erano inspiegabili, o erano sembrati casuali o strani, in realtà alla luce della nuova legge diventavano comprensibili. Fu anche possibile condurre con molta più facilità e regolarmente operazioni che prima riuscivano alcune volte sì e altre no, risultavano difficili e dall'esito incerto. Fu possibile fare cose che prima non si era mai riusciti a fare. Analogamente se è vero che la GPR di LD è la forma universale delle rivoluzioni proletarie, ciò vuol dire che ogni rivoluzione proletaria finora avvenuta si è svolta secondo le sue leggi universali, anche se i suoi protagonisti non le conoscevano ancora. Se esse hanno avuto successo, lo hanno avuto perché i loro protagonisti hanno rispettato quelle leggi universali, sia pure alla cieca, istintivamente, senza saperlo, per tentativi. Se sono fallite, lo sono perché i loro protagonisti, nonostante la loro buona volontà e il loro slancio ed eroismo, si sono ostinati a lavorare in contrasto con quelle leggi che non conoscevano.

L'andamento delle concrete rivoluzioni proletarie non può insomma contrastare quelle leggi, perché altrimenti non sarebbero universali. D'altra parte la comprensione di quelle leggi universali pone nelle mani di noi comunisti un'arma formidabile per svolgere il nostro ruolo e condurre con successo la rivoluzione. Vale quindi la pena di cercare di individuare quelle leggi.

Anche nel nostro paese la questione è di attualità. È una questione che chiunque vuole lavorare con cognizione di causa a fare dell'Italia un nuovo paese socialista deve per forza affrontare. Gli articoli comparsi su La Voce n. 14 (Lotta politica rivoluzionaria e lotte rivendicative, pag. 49 e segg. di Nicola P.), n. 15 (Politica rivoluzionaria pag. 60 e segg. di Ernesto V.) e n. 16 (Sul secondo fronte della politica rivoluzionaria pag. 36 e segg. di Rosa L.) affrontano molti problemi a proposito della GPR di LD. Essi e quelli precedentemente citati sono il contributo della CP alla lotta ideologica in corso nel movimento comunista italiano e internazionale (anche se i testi non sono ancora stati tradotti e diffusi all'estero, salvo quello di La Voce n. 12). Nel nostro paese altri organismi si sono già espressi a proposito della GPR di LD.

Va detto che in linea di massima i revisionisti-opportunisti di destra non affrontano la discussione sulla forma della rivoluzione socialista. Non è nel loro interesse né rientra nella loro mentalità. Anche quelli personalmente onesti, sono empiristi, procedono a vista, per forza d'abitudine, sulle vie tracciate dalla società borghese, non elaborano una scienza della rivoluzione. Se si dedicassero alla scienza della rivoluzione, non sarebbero opportunisti. Si accontentano, al modo degli empiristi, di addurre questo o quel fatto o avvenimento a sostegno delle loro tesi opportuniste. Ciò vale per quelli italiani come per quelli degli altri paesi. Rappresentanti dei dogmatici dell'insurrezione in Italia sono i redattori di Teoria & Prassi. Nel n. 10 (gennaio 04) della loro rivista essi hanno pubblicato una argomentata critica della tesi che la GPR di LD è la strategia universale per la rivoluzione socialista. Ma tutti i loro argomenti validi si riducono alla tesi che non è possibile seguire nei paesi imperialisti le leggi particolari specifiche della Cina (ruolo principale dei contadini, accerchiamento delle città a partire dalle campagne, creazione di aree liberate già nella fase della difensiva strategica, ecc.). Quanto agli argomenti non validi, essi sono vari. Uno è quello secondo cui "la lotta armata è la forma fondamentale di lotta nella GPP" (pag. 42 colonna 2).

Ovviamente non è vero. Essi stessi (pag. 35 col. 2) affermano che "un chiaro e comprensibile programma politico è dunque per Mao l'aspetto fondamentale della GPP". E affermano perfino (pag. 36 col. 2) che secondo Mao solo "nella Cina semi-feudale e semicoloniale - e per riprodurre fedelmente il pensiero di Mao e la realtà andava aggiunto anche: dominata da potenze imperialiste in lotta tra loro (nda) - fin dall'inizio la lotta armata è la principale forma di lotta e l'esercito la principale forma di organizzazione delle masse". Un altro argomento falso è che la strategia della GPR di LD comporta la tesi enunciata da Lin Piao (Viva la vittoria della guerra popolare! 3 settembre 1965) secondo cui sarà la vittoria delle rivoluzioni di nuova democrazia nei paesi oppressi a determinare le rivoluzioni socialiste nei paesi imperialisti. Un altro ancora è quello che l'adozione della strategia della GPR di LD è legata alla tesi che "la contraddizione principale della nostra epoca è quella che oppone l'imperialismo ai popoli e alle nazioni oppresse anziché quella tra il proletariato e la borghesia".

A parte i loro argomenti validi e i loro argomenti non validi, quello che i dogmatici dell'insurrezione non dicono è: che lezioni bisogna tirare dalle vittorie e dalle sconfitte delle rivoluzioni nei singoli paesi durante la prima ondata della rivoluzione proletaria? In particolare qual è il motivo per cui i partiti della prima Internazionale Comunista non sono riusciti a instaurare il socialismo in alcun paese imperialista (salvo che nell'anello debole della catena imperialista, la Russia, dove la linea seguita dal partito per accumulare forze rivoluzionarie fu comunque diversa da quella che essi propongono)? Perché ritengono che possa portare alla vittoria nel futuro una linea che non ha mai portato alla vittoria nel passato?

Fautori della GPR di LD si proclama invece in Italia, oltre a noi, anche il gruppo di Rossoperaio. Solo la lotta ideologica in corso dirà tuttavia se Rossoperaio è diretto da dogmatici che non distinguono tra universale e particolare o da personaggi che demagogicamente proclamano a vuoto la concezione dogmatica della GPR di LD per darsi lustro e presentarsi come grandi rivoluzionari sulla scena internazionale, nei convegni e nelle associazioni internazionali, nei messaggi e nei comunicati, mentre nella pratica seguono una linea economicista e anarco-sindacalista secondo cui "solo la lotta sindacale è una lotta concreta". L'alone di mistero e di ambiguità in cui avvolgono le loro posizioni, il fatto che scrivono una cosa nella stampa destinata al pubblico italiano e un'altra in quella destinata ai partiti e alle organizzazioni del Movimento rivoluzionario internazionalista (di cui RO fa parte dalla fondazione nel 1984), le posizioni contrastanti che prendono nel corso del tempo (ad esempio sull'apprezzamento della lotta armata in Europa espresso da Gonzalo nella sua Intervista del 1988, sulla Lotta Armata degli anni '70 in Italia) senza spiegare con l'autocritica il cambiamento di posizione, la giustapposizione della declamazione della strategia della GPR di LD a una pratica economicista, la proclamazione appena due anni fa della teoria della "sostituzione a tempo determinato" della classe operaia da parte di forze di altre classi come protagoniste della rivoluzione e della "stabilità dei regimi politici dei paesi imperialisti" in contrasto con la tesi della "situazione rivoluzionaria in sviluppo", il rifiuto sistematico di esporre la loro concezione del mondo, la loro linea generale e le loro tesi programmatiche e di difenderle in una lotta ideologica con le altre FSRS, il carattere demagogico delle polemiche che conducono, il fatto che non hanno mai sviluppato né una propaganda delle leggi universali della GPR di LD e tanto meno una teoria specifica al nostro paese (il corrispondente del "pensiero di Gonzalo" e della "via di Prachanda") che supporti le loro declamazioni sulla GPR di LD, l'uso delle relazioni internazionali per accreditarsi in Italia come "partito rivoluzionario" e di invenzioni sul ruolo che RO svolgerebbe in Italia per accreditarsi come partito rivoluzionario a livello internazionale:(2) questi nove elementi e altri connotano un comportamento opportunista e demagogico. Ovviamente non le dichiarazioni, le grida d'indignazione, la faccia dell'offeso, né le investiture dall'estero ma solo lo sviluppo concreto della lotta ideologica e della pratica rivoluzionaria diranno quale sarà il ruolo effettivo di Rossoperaio nella rinascita del movimento comunista nel nostro paese.

La tesi che la strategia della GPR di LD è la strategia universale della rivoluzione proletaria (per i paesi imperialisti e per i paesi oppressi) è confermata dall'esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria sia dove essa è stata assunta consapevolmente come strategia, sia dove essa non è stata assunta consapevolmente come strategia; sia nelle rivoluzioni vittoriose, sia nelle rivoluzioni sconfitte. Chi ripercorre la storia della prima ondata della rivoluzione proletaria alla luce della concezione della GPR di LD lo può constatare.

La storia delle lotte dei partiti della prima IC nei paesi imperialisti, dalla loro fondazione fino alla fine degli anni '40, quando hanno agito nel contesto della prima crisi generale del capitalismo e della connessa situazione rivoluzionaria in sviluppo, mostra con singolare uniformità lo stesso andamento. 1. Nonostante l'incertezza dell'orientamento strategico, questi partiti hanno in generale nella pratica condotto la prima fase della GPR di LD, quella dell'accumulazione delle forze rivoluzionarie, con risultati tanto buoni che quasi in ogni paese la borghesia a causa di essa scatenò o minacciò di scatenare la guerra civile. 2. Essi in generale di fronte alla minaccia di guerra civile arretrarono, perché erano ideologicamente e politicamente impreparati a raccogliere la sfida della borghesia che per contrasto avrebbe mobilitato contro la borghesia ampie masse popolari sul terreno della guerra civile: avrebbe cioè prodotto il salto di qualità che l'accumulazione delle forze rivoluzionarie deve portare e che quelli che rifiutano la strategia della GPR di LD affidano o all'esplosione del malcontento delle masse (gli attendisti) o all'efficacia dell'esempio e delle dimostrazioni (i militaristi) o a colpi di mano (Neuberg & C). 3. Dove prima o poi, per un motivo o l'altro quei partiti scesero sul terreno della guerra civile che la situazione comportava (Spagna, Francia, Belgio, Italia), essi nonostante il loro incerto orientamento strategico mobilitarono ampie masse popolari sotto la loro direzione fino a realizzare, per quanto possibile a chi agisce senza cognizione di causa, le condizioni dell'equilibrio strategico (seconda fase della GPR di LD). 4. Essi, proprio per l'errato orientamento strategico, in nessuno dei casi condussero la guerra civile con la concezione della GPR di LD e quindi non arrivarono mai alla terza fase, quella dell'offensiva strategica. 5. Ogni volta che i partiti si opposero al corso delle cose, cercarono di imprimere ad esso un andamento in contrasto con le leggi della GPR di LD, anche il lavoro già fatto andò in fumo.

Da questa esperienza si vede quindi che la pratica spingeva verso la GPR di LD. La stessa lezione viene dall'esperienza sovietica: la fase dell'accumulazione delle forze rivoluzionarie (condotta dal partito clandestino, in condizioni quindi di un sistema di potere indipendente e in contrasto col potere zarista) sfociò nel 1917 nella seconda fase (quella dell'equilibrio strategico, del "doppio potere") che a sua volta dette luogo alla fase dell'offensiva strategica. Lenin non elaborò la strategia della GPR di LD, ma la sua costante lotta per una concezione dialettica della realtà (quella che i borghesi chiamano abilità politica e pragmatismo, espressioni che mal si conciliano con l'accusa di fanatismo e dogmatismo di cui pure lo gratificano) fu una lotta perché il partito aderisse nella sua direzione delle masse alle leggi che la realtà della rivoluzione seguiva nel suo corso.

Una conferma particolarmente significativa della nostra tesi è stata data dal Partito comunista spagnolo (ricostituito) (PCE(r)) nell'opuscolo Aproximacion a la historia del PCE (settembre 1997) tradotto in italiano dalle Edizioni Rapporti Sociali col titolo La guerra di Spagna, il PCE e l'Internazionale Comunista. Benché il PCE(r) si dichiari antimaoista (ma stalinista!), in quell'opuscolo gli autori arrivano alla conclusione che la sconfitta nella Guerra di Spagna (1936-1939) fu dovuta sostanzialmente al fatto che il PCE diresse la guerra senza adottare la strategia della GPR di LD. L'esperienza pratica di grandi paesi durante la prima ondata della rivoluzione proletaria mostra quindi che la strategia della GPR di LD è la strategia della rivoluzione socialista anche nei paesi imperialisti.

Se poi consideriamo il corso della rivoluzione proletaria a livello mondiale, la conferma è particolarmente chiara. L'accumulazione delle forze rivoluzionarie furono il merito storico della Seconda Internazionale, come ripetutamente sostennero Lenin e Stalin facendo il bilancio del movimento comunista. Nel 1917 con la Rivoluzione d'Ottobre entriamo nella fase dell'equilibrio strategico: da allora la rivoluzione proletaria ebbe proprie zone liberate o basi rosse (l'URSS e i paesi socialisti) e proprie forze armate che contesero il terreno alle forze della controrivoluzione. Il mancato passaggio alla fase dell'offensiva strategica fece retrocedere la rivoluzione proletaria mondiale dalle posizioni già conquistate, come in una gravidanza giunta a maturazione quando per qualche motivo non subentra il parto.

Quali sono allora le leggi universali della GPR di LD che l'esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mette in luce? A mio parere esse, o almeno le principali di esse sono le seguenti:

1.    Sono le masse popolari mobilitate dalla classe operaia guidata dal suo partito comunista che costruiscono il sistema del nuovo potere (in altre parole per i paesi imperialisti instaurano il socialismo, instaurano la dittatura del proletariato) ed eliminano l'attuale.

2.    L'instaurazione del nuovo potere in tutto il paese non avviene in un colpo solo, ma è il risultato e la conclusione vittoriosa di una guerra civile.

3.    In ogni paese la GPR di LD passa attraverso tre fasi: difensiva strategica (accumulazione delle forze rivoluzionarie), equilibrio strategico (due forze armate che si contendono il terreno), offensiva strategica (annientamento delle forze borghesi).

4.    La GPR di LD si sviluppa grazie alla situazione rivoluzionaria in sviluppo (nel nostro caso sarà il rovesciamento della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista conduce a causa della seconda crisi generale del capitalismo).

5.    La GPR di LD si sviluppa secondo una combinazione di leggi universali e di leggi particolari che bisogna entrambe sfruttare ai fini della vittoria.

6.    Fattori internazionali e fattori nazionali condizionano lo sviluppo della GPR di LD in ogni singolo paese.

7.    La GPR di LD si sviluppa da una fase alla successiva, ma a seguito di sconfitte essa può anche retrocedere alla fase precedente.

In conclusione, per condurre vittoriosamente la GPR di LD il partito deve studiare le Opere di Mao, lo scopritore della concezione della GPR di LD e l'esperienza dei singoli paesi per ricavare le leggi universali della GPR di LD e applicarle al nostro paese tramite l'inchiesta sulle concrete condizioni economiche, politiche e culturali, la pratica, il bilancio dell'esperienza e l'elaborazione delle leggi specifiche del nostro paese.

Per quanto riguarda il nostro paese, occorre infatti riconoscere e tener conto delle condizioni specifiche in cui conduciamo la GPR di LD. La concezione della GPR di LD specificata per la sua applicazione nel nostro paese, seguirà la strada dell'accumulazione delle forze rivoluzionarie tramite la costituzione e la resistenza del partito clandestino e la sua direzione sulle masse popolari ad aggregarsi in organizzazioni di massa di ogni genere necessarie per soddisfare i propri bisogni materiali e spirituali, a partecipare alla lotta politica borghese onde sovvertirne l'andamento e a condurre le lotte rivendicative, fino all'inizio della guerra civile. Questo è nel nostro paese il corrispondente di quello che è "l'accerchiamento delle città da parte delle campagne" in paesi semifeudali. È impossibile nei paesi imperialisti accerchiare le città dalle campagne, ma è del tutto possibile, e la pratica lo ha mostrato, definire lo specifico sviluppo quantitativo che costituisce la prima fase della GPR di LD e attraverso il quale si va verso la sua seconda fase. Con la guerra civile generata da quello sviluppo quantitativo, inizierà la seconda fase della GPR di LD. L'inizio della guerra civile sarà segnata dalla costituzione delle Forze Armate Popolari che a partire da quel momento contenderanno il terreno alle forze armate della reazione.

In particolare, la GPR di LD non incomincia quindi con la lotta armata, ma con la costruzione del partito comunista clandestino. Questa oggi avviene tramite la realizzazione del piano in due punti predisposto dalla CP e in via di attuazione. Non avviene quindi tramite la propaganda armata, come si proposero di fare le Brigate Rosse nelle condizioni specifiche degli anni '70, quando la deriva revisionista non era ancora stata smascherata dal corso pratico degli avvenimenti, il prestigio e la forza del vecchio movimento comunista erano ancora alti ed esisteva ancora il campo socialista costruito durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. La costruzione del partito va concepita e guidata come primo passo della GPR di LD. Il nuovo potere nel nostro paese incomincia con l'esistenza del partito clandestino. La sua esistenza è esistenza del potere rosso, alternativo al potere borghese. Il partito clandestino non è il partito più di sinistra dell'insieme dei partiti della repubblica borghese-vaticana. È il nucleo del nuovo potere. Il partito clandestino non dipende dal potere borghese, ma esiste in contrapposizione ad esso. Nonostante tutti gli sforzi che la borghesia compie per ostacolarlo, isolarlo dalle masse, distruggerlo, il partito è capace di esistere e svolgere la sua attività (di reclutamento, elaborazione, formazione, orientamento, aggregazione, propaganda, mobilitazione e direzione) tramite la sua rete organizzativa e il suo sistema di relazioni, di contatti e di influenze. Quindi esso non dipende, per svolgere la sua attività, da persone che la borghesia conosce, controlla e può quindi infiltrare, corrompere, minacciare, ricattare, arrestare, uccidere; da canali di finanziamento che la borghesia conosce, controlla e quindi può interrompere; da sedi pubbliche che la borghesia può occupare, perquisire, saccheggiare, devastare, chiudere. Insomma è un partito che esiste e opera come il partito di Lenin nell'impero zarista fino al 1917,(3) come i partiti della prima Internazionale Comunista dei paesi imperialisti quali l'Italia (1926-1945), la Germania (1933-1945), la Spagna (1939-1956), la Francia (1940-1945), gran parte dei paesi dell'Europa Orientale degli anni '20, '30 e '40. Quelli che dicono che un partito clandestino è per sua natura staccato dalle masse popolari, che ci mostrino che i partiti che ho appena nominato nei periodi indicati erano staccati dalle masse.

È possibile anche ora creare un simile partito? È possibile che un simile partito nasca e operi? Queste domande tradotte nel concreto vogliono dire: troverà un partito comunista clandestino tra le masse popolari e in particolare tra la classe operaia l'alimento (in persone da reclutare, in collaborazioni, in denaro, in legami, in influenze) di cui ha bisogno per esistere, resistere ai colpi della borghesia e dei suoi apparati di controrivoluzione ed espandere la sua attività? Le esperienze storiche sopra citate rispondono positivamente a questa domanda. Ma, soprattutto, ciò è assicurato proprio dalla esistenza di una situazione rivoluzionaria in sviluppo, di una guerra non dichiarata di sterminio che la borghesia conduce contro le masse popolari anche nel nostro paese. Lo scontro tra il partito e il sistema della controrivoluzione (che non è costituito solo dagli organi, statali e no, della repressione, ma da tutto l'insieme di iniziative e di misure con cui la borghesia cerca di ostacolare, isolare dalle masse e distruggere il partito e il suo sistema di relazioni, contatti e influenze) è il nucleo politico della guerra non dichiarata di sterminio, è quella piccola parte di essa in cui il nuovo potere si oppone e fa fronte con iniziativa alla borghesia. Il suo sviluppo quantitativo (cioè la crescita del partito e la crescita dell'aggregazione sotto la sua direzione delle multiformi organizzazioni delle masse popolari) determinerà, giunto ad un certo punto, il passaggio alla seconda fase della GPR di LD, alla guerra civile, alla lotta armata.

Noi comunisti non amiamo la guerra. La guerra è un mostro terribile, che porta distruzione e sangue. Noi siamo contrari alla guerra e siamo sicuri che gli uomini ora, a differenza che nel lontano passato, non hanno più bisogno di guerre per vivere e svilupparsi come non hanno più bisogno di divisioni in classi sociali, che esse attualmente sono generate solo dagli interessi della borghesia e dal suo ordinamento sociale, che in un avvenire non lontano gli uomini metteranno anche la guerra nei musei delle antichità. Ma non temiamo le guerre. Siamo decisi a impedire che le masse popolari subiscano passivamente le angherie, i soprusi, le mutilazioni, le ecatombi e le guerre che l'ordinamento sociale attuale impone. Solo cambiando l'ordinamento della società porremo veramente fine alle guerre. La borghesia ci ha dato ripetute e sanguinose lezioni che essa non lascerà il potere senza guerra civile. Quindi noi comunisti dobbiamo essere fin d'ora decisi a non cedere alla borghesia perché minaccia la guerra civile, ma preoccuparci di arrivare alla guerra civile nelle condizioni per noi più favorevoli. La nostra responsabilità verso le masse popolari ci impone di costruire il sistema del nuovo potere in vista di affrontare vittoriosamente la guerra civile. Essa inizierà inevitabilmente, anche questo l'esperienza ce lo ha ripetutamente insegnato, quando l'accumulazione delle forze rivoluzionarie e l'instaurazione del nuovo potere avrà raggiunto un certo livello. Non possiamo evitarla. Quello che possiamo e dobbiamo fare è arrivarci nelle condizioni più favorevoli alla vittoria delle masse popolari. Con l'inizio della guerra civile, inizierà la seconda fase della GPR di LD in cui le forze armate popolari contenderanno il terreno alle forze armate della borghesia imperialista, esisteranno territori liberati, ecc.

L'esperienza ha già mostrato quale deve essere l'azione di aggregazione e mobilitazione delle masse popolari compiuta dal partito nella prima fase della GPR di LD nel nostro paese. Ovviamente il partito deve essere pronto e capace di cambiare tattica, se ci fossero radicali e repentini rivolgimenti della situazione, che cambiassero lo stato e l'atteggiamento delle masse popolari. In mancanza di ciò, l'azione del partito durante questa fase si svolge sostanzialmente su tre terreni:

1.    La mobilitazione delle masse popolari a partecipare al sistema della politica borghese. L'ostilità di principio dichiarata dai dogmatici dell'insurrezione (Teoria & Prassi) e da Rossoperaio all'uso rivoluzionario delle elezioni, del Parlamento, delle assemblee elettive e degli altri strumenti della politica borghese prescinde da un aspetto specifico di quasi tutti i paesi imperialisti e anche del nostro paese. Proprio la partecipazione (ovviamente in un certo modo e in un certo contesto) delle masse popolari alla politica borghese è stata più volte e in più paesi imperialisti (in Italia, in Germania, in Francia, in Spagna, in Inghilterra: per nominare solo i maggiori) durante la prima ondata della rivoluzione proletaria la causa diretta e immediata dell'inizio o della minaccia della guerra civile. La partecipazione delle masse popolari dirette dal partito comunista divideva la borghesia e rendeva impossibile la vita politica borghese. L'aumento delle astensioni verificatosi in questi ultimi anni è lungi dal cancellare questo aspetto. Esso denota la delusione popolare di fronte ai partiti borghesi, è un aspetto della crisi politica del regime borghese. Ma non pone le premesse di una soluzione rivoluzionaria della crisi politica del regime. È un fenomeno precario, su cui può agire sia la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari, sia la mobilitazione reazionaria delle masse popolari. Il rifiuto di dirigere le masse popolari a partecipare nell'interesse della rivoluzione socialista al sistema della politica borghese da parte dei dogmatici dell'insurrezione e di Rossoperaio non nasce dalla esistenza di una mobilitazione delle masse popolari nella guerra rivoluzionaria che oramai sarebbe andata oltre il sistema dell'attività politica borghese e che sarebbe danneggiata dalla partecipazione all'attività politica borghese. In tali condizioni le elezioni sarebbero una mossa controrivoluzionaria e il loro boicottaggio una cosa seria. Oggi quel rifiuto nasce dalla sfiducia che il partito comunista possa oggi essere capace di far valere anche su questo terreno la sua direzione sulle masse popolari e di dirigere questa partecipazione in modo che sia fattore di accumulazione delle forze rivoluzionarie e non tramite di corruzione e di disgregazione di esse. È la stessa sfiducia che impedisce di concepire una linea che abbia come obiettivo la conquista della direzione dei grandi sindacati a cui milioni di lavoratori si iscrivono per loro decisione e a cui pagano una quota.(4)

Tutti gli argomenti avanzati dagli oppositori alla partecipazione al sistema della politica borghese si riducono alla tesi che "non esiste alcuna garanzia" che tale partecipazione non corrompa il partito e le forze che esso mobilita. Ma questi signori dimenticano che non esiste alcuna garanzia contro l'influenza della borghesia nelle nostre fila, al di fuori della concezione e della linea rivoluzionari del partito e della lotta inflessibile e adeguata per difenderle contro l'influenza della borghesia. Far credere in una garanzia diversa, vuol dire illudere e disarmare il partito. Il rifiuto della partecipazione al sistema della politica borghese è solo una pseudo-garanzia - come lo è ogni proclamata garanzia al di fuori di quella sopra indicata. L'amara esperienza degli anni '70 e '80, nonché quella della Resistenza hanno mostrato che neanche impugnare le armi è una garanzia. Abbiamo visto combattenti diventare collaboratori di polizia: da Pecchioli a Franceschini. Ogni pseudo-garanzia genera una falso senso di sicurezza e mancanza di vigilanza che favoriscono l'aggressione. Tutte le obiezioni avanzate contro la partecipazione al sistema della politica borghese non a caso possono essere estese pari pari anche alla partecipazione all'attività sindacale, all'attività culturale, ecc. in particolare nei paesi imperialisti. Anche questo fa meglio risaltare che si tratta di obiezioni di compagni che non hanno fiducia nelle capacità rivoluzionarie delle masse popolari, della classe operaia, del partito. Sono obiezioni di compagni che hanno fiducia solo nelle loro conventicole di illuminati, al modo dei bordighisti di triste memoria.

2.    La mobilitazione delle masse popolari nelle lotte rivendicative e nella difesa senza riserve delle conquiste.

3.    La mobilitazione delle masse popolari a costruire gli strumenti necessari a soddisfare i propri bisogni materiali e spirituali. Questo terzo terreno non compare negli articoli dei compagni Ernesto V. e Rosa L. (rispettivamente in La Voce n. 15 e 16). A me pare che invece esso vada considerato a sé, vista la ricca esperienza di autorganizzazione (dalle cooperative, ai centri sociali, alle case del popolo, alle associazioni sportive e culturali, ecc.) che le masse popolari hanno sviluppato nel nostro paese.

Per gli altri due terreni i loro articoli e quello di Nicola P. in La Voce n. 14 dicono tutto quello che oggi si può dire in proposito, con riguardo allo sviluppo della GPR di LD.

La resistenza del partito clandestino alla repressione e lo sviluppo della sua azione sui tre terreni sopra indicati: ecco cosa vuole dire nello specifico del nostro paese, nella prima fase della GPR di LD, "instaurare il potere rosso" ed è l'equivalente della "creazione di basi rosse' in altri paesi. Non è possibile in un paese imperialista instaurare fin dall'inizio "basi rosse", ma l'esperienza ha già dimostrato che è possibile costruire il sistema del "potere rosso" che ho indicato. Si tratta di quattro fronti di lotta che hanno il loro asse centrale e insostituibile nel primo.

Certamente non mancano e non mancheranno compagni e avversari che ci accuseranno di "attendismo": rinunciare oggi e nell'immediato a un lavoro rivoluzionario in attesa di condizioni che gli eventi "in un modo o nell'altro" creeranno domani; tenere ferme forze rivoluzionarie già pronte alla lotta in attesa di condizioni che oggi non ci sono. In realtà nella linea che l'esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria ha messo in luce non vi è nessun attendismo. Vi è al contrario la definizione di un processo di crescita quantitativa in cui sono impegnate tutte le forze rivoluzionarie che via vi si formano, in un lavoro che le forma e le tempra ad essere agenti della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari. Un processo di crescita quantitativa che giunto ad un certo livello, di per sé determina il passaggio alla fase successiva, il salto di qualità: pena il regresso e la disgregazione se il partito vi si oppone. Come una gravidanza giunta al momento del parto che viene impedito. Cioè tutto il contrario che stare ad aspettare gli eventi, tener ferme e inoperose delle forze disposte a lottare, aspettare che altri ci tolgano le castagne dal fuoco o sperare in dio.

Questa è la via che ci insegnano la riflessione sulla situazione attuale e l'esperienza del movimento comunista, da cui rifiutiamo di dissociarci se non a ragion veduta. Questa è la via che seguiamo già oggi.

Umberto C.





Note

 

1.    Va tuttavia ricordato che nella edizione cinese delle opere scelte di Mao Tse-tung viene fatto notare che non tutte le caratteristiche della GPR di LD indicate da Mao valgono per le GPR di LD di altri paesi, in particolare viene citato il Vietnam.

2.    Il comportamento dei dirigenti di Rossoperaio richiama alla mente quello di Prudhon. Questi, a detta di Marx, in Francia era tollerato in quanto si riteneva che i tedeschi in Germania lo apprezzassero come grande filosofo tedesco; in Germania era tollerato in quanto si riteneva che in Francia fosse apprezzato come un grande economista. A proposito di Rossoperaio, vedasi anche Rossoperaio - Un brutto inizio in La Voce n. 7- marzo 2001 e il Supplemento a La Voce n. 7 che viene ripubblicato in questo numero della rivista.

3.    Negli anni tra il 1907 e il 1917 Lenin si oppose con determinazione a tutti i tentativi dei menscevichi di porre la legalizzazione del partito come rivendicazione politica e la costruzione di un partito legale come un obiettivo. Un partito che avesse accettato di esistere come partito legale, in conformità con le leggi dello Stato zarista, non sarebbe più stato il centro del nuovo potere.

4.    È significativo della natura di Rossoperaio, il fatto che esso fa gran propaganda della attività del PCN(m) e declama contro la partecipazione alle elezioni nel nostro paese. Ma non ha mai sentito la necessità di esaminare pubblicamente il fatto che il Partito comunista nepalese (maoista) è ricorso, come lo fece a suo tempo anche il partito di Lenin, sia alla partecipazione alle elezioni (nel 1991) sia al boicottaggio delle elezioni (nel 1994), prima di dare inizio nel 1996 alla guerra civile (vedasi The worker, organo del Partito comunista nepalese (maoista) n. 9, febbraio 2004, pag. 65 e 66)

 




MANCHETTE

 

Il partito clandestino è il partito comunista libero dal controllo della borghesia è la base organizzativa della autonomia politica ed ideologica della classe operaia dalla borghesia. Partito clandestino significa partito libero dal controllo della borghesia.

Il nuovo partito comunista è clandestino, ma non è segreto per le masse popolari.

È la borghesia che ostacola in ogni modo la diffusione degli obiettivi e del programma del partito, che cerca di creare nella massa della popolazione confusione e terrore. Il partito cerca di far conoscere con ogni mezzo la sua esistenza, il suo programma, i suoi obiettivi strategici e tattici, generali e particolari, le sue direttive e le sue parole d'ordine. Il partito chiede a ogni lavoratore, a ogni casalinga, a ogni pensionato, a ogni giovane di collaborare facendo conoscere la concezione e gli obiettivi del partito. Il partito cerca di orientare con le sue parole d'ordine le masse a far fronte alla situazione e di dirigerle verso la conquista del potere, facendo di ogni lotta particolare una scuola di comunismo. Il partito cerca dì essere vicino a ogni onesto lavoratore, a ogni casalinga, a ogni pensionato, a ogni giovane. Il partito mantiene invece nascosti alla borghesia imperialista e ai suoi servi la sua composizione, le sue sedi, i mezzi e le risorse di cui dispone per condurre la sua attività rivoluzionaria, le procedure secondo le quali funzionano le sue organizzazioni.

 




La rivoluzione socialista in Europa per forza di cose sarà l'esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Vi parteciperanno inevitabilmente anche esponenti della piccola borghesia e lavoratori arretrati: senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione. È inevitabile che essi portino nel movimento i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale. L'avanguardia cosciente della rivoluzione, gli operai avanzati, forti di questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, riusciranno a unificarla e dirigerla a conquistare il potere, a impadronirsi delle banche, a espropriare i capitalisti odiati da tutti (benché per ragioni diverse!) e ad attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all'abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si "epurerà" dalle scorie piccolo-borghesi solo con il tempo necessario.

(Lenin, Risultati della discussione sull'autodeterminazione nazionale, luglio 1916)