13 novembre 2025 - Comunicato numero 13 del Comitato Babuskin del (nuovo)Partito Comunista Italiano
[Scarica il testo del comunicato in Open Office / Word]
Sulle elezioni regionali in Campania
Irrompere nella campagna elettorale mettendo al centro gli interessi delle masse popolari!
Fratelli d’Italia-Forza Italia-Lega e PD &Co., i due poli delle Larghe Intese, portano avanti la loro campagna elettorale fatta di pochi incontri pubblici e principalmente di eventi, tavoli e conferenze apparecchiate nei salotti buoni e in luoghi “amici”. Le masse popolari del nostro territorio, con epicentro a Napoli, stanno lottando su più fronti: contro il genocidio in Palestina e per il boicottaggio dello Stato sionista d’Israele, contro i licenziamenti, lo smantellamento dell’apparato produttivo, la riconversione militare delle aziende e per la sicurezza sul lavoro, contro l’attuazione del Patto per Napoli – voluto dalla banda Draghi, Fico e Manfredi – che va avanti a suon di cartelle esattoriali, sfratti, svendita del patrimonio immobiliare e monumentale della città e privatizzazione delle aziende comunali.
In questo contesto nelle prossime due settimane è decisivo che le organizzazioni operaie e popolari irrompano nella campagna elettorale per strappare tutto quello che riescono, per coordinarsi su scala più ampia, per raccogliere nuove forze, per imporre i propri temi nel dibattito pubblico e dare visibilità alle proprie lotte.
Irrompere nella campagna elettorale non vuol dire fare propaganda per questo o quel candidato, come vorrebbero i mestieranti delle Larghe Intese. Irrompere nella campagna elettorale vuol dire sostanzialmente tre cose.
- Attuare azioni, iniziative e attività finalizzate a mettere con le spalle al muro i mestieranti e i burattini del teatrino della politica borghese, impedirgli di manovrare indisturbati raccontando balle alle masse popolari e seminando false promesse, a sbugiardarli davanti alle masse popolari, a tirare una linea di demarcazione netta tra i loro interessi e quelli di chi la mattina si alza per andare a lavorare.
- Incalzare e spingere quei candidati schierati a sostegno delle masse popolari perché non si limitino a denunciare, a promettere che “faranno opposizione” e a inserire questa o quella “emergenza” nei loro programmi elettorali, ma facciano da subito tutto quanto in loro potere sia per strappare misure favorevoli alla masse sia per imporre delibere, mozioni e impegni concreti da parte della Regione, dei Comuni, delle aziende, delle ASL, ecc. È in questo modo che essi otterranno risultati anche sul terreno elettorale, perché daranno fiducia al movimento popolare e spingeranno a votare anche chi si era astenuto perché deluso e sfiduciato. Vale per i candidati di liste anti Larghe Intese come Campania Popolare in termini di relazioni sociali, visibilità mediatica e ruolo nazionale del proprio candidato di punta Giuliano Granato. Vale, anche se in modo diverso, per candidati alle elezioni regionali che sono anche consiglieri comunali o che sono legati a forze politiche rappresentate nel Consiglio comunale di Napoli come Rosario Andreozzi e Sergio D’Angelo di Napoli Solidale e altri candidati dell’area AVS, ma anche del M5S che nella Giunta regionale ha persino assessori come Luca Trapanese.
- Mobilitare le masse popolari a strappare tutto quello che riescono a strappare: durante le campagne elettorali i politicanti sono più ricattabili perché hanno bisogno di ottenere voti, quindi si possono strappare delle cose; poi cercheranno di rimangiarsele, ma a quel punto le masse popolari saranno più forti.
Occuparsi o meno della campagna elettorale?
Tra le organizzazioni operaie e popolari è in corso un dibattito e una lotta rispetto all’uso della campagna elettorale.
I motivi, dichiarati o meno, per cui una parte di esse è contraria o comunque restia a intervenire nella campagna elettorale sono i seguenti.
Da una parte il timore di essere strumentalizzati e di creare spaccature interne agli organismi stessi sulle preferenze elettorali.
Dall’altra l’idea, stanti i legami storici o su obiettivi precisi con aree legate ai cespugli del polo PD come Alleanza Verdi Sinistra, di avere già propri candidati e la propria “sponda politica”. Di qui l’agire in sordina per non “disturbare il manovratore” e la rinuncia a spostare la campagna elettorale su temi utili alle masse popolari. In qualche modo questa idea riguarda organizzazioni operaie e popolari che sostengono coalizioni anti Larghe Intese come Campania Popolare: non serve intervenire nella campagna elettorale, a questo ci pensano i candidati, basta votarli e convincere a votarli.
Che i partiti delle Larghe Intese e i politicanti cerchino di strumentalizzare i bisogni e le battaglie delle masse popolari è scontato. È il loro “mestiere”. Il loro teatrino funziona così. Ignorarli e disinteressarsi delle elezioni di fatto vuol dire facilitargli le cose, permettergli di strumentalizzare a proprio uso e consumo i bisogni e le battaglie delle masse popolari, di dare una parvenza di credibilità alle loro false promesse presso la parte più arretrata delle masse popolari che ancora va a votare. Mettere in campo azioni, irruzioni e iniziative grandi o piccole che gli mettono i bastoni tra le ruote, che rendono le loro passerelle elettorali un campo minato è la via per impedirgli di strumentalizzare bisogni, emergenze e vertenze delle masse popolari. Come dice un antico motto, “anche se tu non ti occupi di politica, la politica si occuperà comunque di te”!
Per quanto riguarda il timore di creare divisioni all’interno delle organizzazioni popolari rispetto alle preferenze elettorali, l’aspetto decisivo è partire non dal voto, dai candidati o dalle liste, ma dall’obiettivo per cui lotta l’organizzazione operaia o popolare. Quindi non “per chi votare?”, “ma come usare la campagna elettorale per rafforzare la lotta, per farla conoscere su scala più ampia tra le masse popolari del territorio, per contrastare la denigrazione di tale lotta da parte della controparte”?
Nel nostro campo dobbiamo applicare il criterio di “unire quello che l’elettoralismo divide”.
Inchiodare pubblicamente a impegni precisi e concreti adesso e dopo le elezioni è il modo migliore per metter in riga quei candidati dei cespugli del polo PD che fanno gli “amici del popolo” in tempo di elezioni e “poi si vedrà”, perché potremo fare leva anche sull’indignazione verso i loro “cambi di casacca” e verso gli impegni per mobilitare le masse popolari che hanno dato loro credito.
Rafforzare le organizzazioni operaie e popolari, le loro lotte e il loro coordinamento è anche lo strumento migliore perché i candidati sinceramente anti Larghe Intese che saranno eletti agiscano come tribuni del popolo anziché accontentarsi delle briciole concesse dal sistema delle Larghe Intese in nome del “non ci sono i soldi”, ecc. e finendo in questo modo, volenti o nolenti, ad alimentare tra le masse l’idea che l’unica cosa è “avere un santo in Consiglio regionale”, cioè quel sistema di infinite corruttele e voti di scambio a cui i politicanti borghesi hanno abituato le masse popolari.
Usare la campagna elettorale per mettere in contatto comitati e reti che prima non lo erano, per sfruttare la visibilità che un candidato ha in campagna elettorale, per far sì che le relazioni di cui i candidati godono servano a rafforzare il comitato, il collettivo o la rete crea un terreno favorevole perché quei candidati realmente decisi a farsi portavoce e tribuni delle istanze popolari conquistino la fiducia del resto delle masse popolari e quindi diventeranno un problema per le Larghe Intese prima, durante e dopo il voto.
Seguire l’esempio delle famiglie sgomberate dall’ex Motel Agip e dei Sanitari per Gaza!
Le famiglie sgomberate dall’ex Motel Agip di Secondigliano (un quartiere di Napoli) in queste settimane hanno occupato il comitato elettorale di Roberto Fico, hanno organizzato un’irruzione in una conferenza in cui era ospite il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e lo hanno sbugiardato davanti alla sua stessa platea. Poi hanno occupato diversi stabili pubblici e messo in campo diverse azioni per tenere alto il livello della mobilitazione senza accontentarsi delle misure ridicole e non risolutive proposte dal Comune.
Questi interventi non hanno solo messo in difficoltà e mobilitato i candidati a risolvere la situazione o costretto la Giunta a riunioni straordinarie per trovare una soluzione, ma hanno anche raccolto la solidarietà di tutto il movimento popolare, hanno rafforzato le lotte per la casa, i picchetti anti-sfratto e creato un contesto più favorevole a tutte quelle iniziative e reti cittadine miranti a cacciare la giunta Manfredi e a costruire un’alternativa dal basso come la Rete No Box, la campagna Riprendiamoci la città, la rete SET Napoli – Resta abitante e simili.
I Sanitari per Gaza e la Rete Napoli per la Palestina lo scorso 25 ottobre hanno fatto irruzione all’interno del Pharmaexpo di Napoli per il boicottaggio Teva. In questo modo hanno fatto del boicottaggio di Teva una questione di ordine pubblico, una questione politica e non solo una campagna di sensibilizzazione degli utenti e degli operatori sanitari.
Una questione politica perché per boicottare Teva in Campania serve una delibera del Consiglio regionale per cui tutti i candidati alle elezioni, i capi politici e anche gli amministratori locali devono essere spinti, incalzati e costretti a prendere o a fare di tutto perché tale delibera venga adottata e applicata.
Una questione di ordine pubblico perché fino a quando questa misura non diventerà legge i Sanitari per Gaza, la campagna BDS, la Rete Napoli per la Palestina e tutto il movimento popolare solidale devono proseguire nell’azione di applicare loro dal basso il boicottaggio e la sanzione a Teva in tutte le forme possibili.
Agire in questo modo rafforza tutto il movimento popolare e impone nel dibattito pubblico i temi per cui si stanno mobilitando le masse popolari. E questo avviene al di là delle operazioni che il nemico con le buone (ignorando) o con le cattive (reprimendo) metterà in campo per impedirlo. Il 25 ottobre la Digos e le Forze dell’Ordine, spiazzate da quest’operazione, hanno deciso di usare la linea dura contro gli attivisti presenti fermandone cinque e poi arrestando tre di essi. La risposta del movimento è stata forte, compatta e unitaria. Già il 26 ottobre un’affollata conferenza stampa ha rispedito l’attacco al mittente chiamando alla mobilitazione davanti al Tribunale per i giorni del processo e un corteo in città dopo la liberazione dei compagni.
Solo la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari, il loro crescente coordinamento e rafforzamento fino a costituire un loro governo d’emergenza daranno inizio a un corso diverso delle cose, in Campania e in tutto il paese. Bisogna sfruttare anche le elezioni regionali del 23 e 24 novembre per cacciare le Larghe Intese e costruire un'amministrazione comunale alternativa, emanazione delle organizzazioni operaie e popolari che innervano il nostro territorio e composta da coloro che già oggi godono della fiducia delle organizzazioni operaie e popolari. Dobbiamo usare ogni occasione, ambito e appiglio per rendere la vita impossibile alle Larghe Intese e ai suoi pupazzi politici fino a cacciarli!
Combattere a modo nostro fino a vincere!
Osare sognare! Osare lottare per realizzare i nostri sogni! Osare vincere!
Organizzarsi nelle fabbriche, scuole e quartieri contro il genocidio, il riarmo e l’economia di guerra!
Per un governo di emergenza popolare! Per una nuova liberazione da USA, NATO, sionisti e UE!
Per fare dell'Italia un nuovo paese socialista!
Per inviare messaggi criptati (segnalazioni, contributi, ecc.) utilizzate il modulo
di contatto.
Per inviare e ricevere messaggi aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle
caselle del Partito i messaggi criptati con PGP, per istruzioni vedere
qui.
Per
difendersi dalla repressione e controllo dello Stato è necessario
attrezzarsi!
|