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Comitato di Partito “Antonio Gramsci”
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Comunicato n. 15 del Comitato di Partito “Antonio Gramsci” del (nuovo)Partito Comunista Italiano
29.01.2026
Passare al contrattacco per vincere!
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Sabato 31 gennaio la Torino partigiana scenderà in strada sostenuta da un ampio movimento nazionale di solidarietà. Che sia una risposta combattiva e determinata al tentativo in atto da novembre 2025 da parte di Procura, Questura e Tribunale “speciale” torinese, con l’avallo politico del PD in Comune, di alzare l’asticella dello scontro. È infatti in atto un salto di qualità della repressione, che va divenendo sempre meno selettiva e sempre più rivolta contro l’intero movimento spontaneo di resistenza popolare.
Le Autorità nemiche continuano a colpire le “teste” nel tentativo di decapitare il movimento di resistenza. Lo dimostra la deportazione, fatta poi saltare grazie alla solidarietà popolare, dell’imam Mohammed Shahin oppure l’accanimento contro il compagno Giorgio Rossetto. Allo stesso tempo in questi ultimi mesi, in misura superiore rispetto al passato, il nemico sta conducendo operazioni poliziesche tese a fare terra bruciata, a intimidire e ad allontanare le più ampie masse che si sono aggregate con l’autunno scorso: il bersaglio del tentativo di deportazione di Shahin era la comunità musulmana e immigrata che tanto ha dato e dà alla lotta contro il genocidio sionista in Palestina. La perquisizione abitativa e le accuse di appartenenza ad Hamas contro Angela Lano della redazione di Infopal hanno l’obiettivo di spaventare tutti coloro che hanno inviato sostegno economico in Palestina. Le decine di sanzioni amministrative e annesse multe per i giusti blocchi delle stazioni ferroviarie avvenuti in autunno mirano a scoraggiare la partecipazione di massa alle manifestazioni combattive, colpendo dove fa più male ai proletari, nel portafoglio.
Lo sgombero del centro sociale Askatasuna avvenuto il 18 dicembre scorso è stato l’apice di questa campagna repressiva che mira al contempo a neutralizzare un organizzazione (il collettivo di compagne/i che anima il centro sociale) e il più ampio movimento di massa che vi ruota attorno, come gli abitanti di Vanchiglia ostaggio della militarizzazione imposta al quartiere dopo lo sgombero.
Proprio dalla risposta in corso a questa operazione e dalle linee più avanzate che il movimento sta esprimendo bisogna trarre spunto per avanzare fino a far ricadere sulle teste dei Piantedosi e Lo Russo, dei Marrone e Musti, ecc. il macigno repressivo che stanno provando a sollevare.
La strada della riscossa e della vittoria passa sicuramente dagli insegnamenti della lotta No Tav ma è tempo di fare ulteriori passi in avanti, come ben illustra l’Avviso ai naviganti 164 - 12 dicembre 2025.
Innanzitutto, è necessaria la solidarietà di classe oltre gli steccati ideologici, politici e organizzativi. È una questione vitale: il settarismo nuoce gravemente alla salute e al futuro tanto del movimento comunista cosciente e organizzato che del movimento di resistenza spontanea delle masse popolari. Indebolisce e fiacca il nostro campo e concorre a creare condizioni più favorevoli per il nostro nemico.
Bisogna costruire fronti e coordinamenti uniti contro il nemico comune. E bisogna passare all'attacco!
Passare all’attacco significa avanzare nel darsi un obiettivo politico che sia sintesi tanto dei bisogni che delle aspirazioni che arrivano da ogni dove. Cioè, in prima battuta, far saltare il governo Meloni.
Non si tratta quindi di costruire una generica opposizione sociale ma un moto cosciente che punti al governo del paese, quello che come Carovana del (nuovo)PCI delineiamo nella costituzione del Governo di Blocco Popolare.
Significa quindi darsi i mezzi per realizzare quest’obiettivo politico e in questo vale, sempre e ovunque, il principio che è legittimo fare tutto ciò che va negli interessi delle masse popolari anche se è illegale.
La strada intrapresa con il “Blocchiamo tutto” e quella introdotta con la campagna in risposta allo sgombero di Askatasuna è la via da perseguire, avanzando con maggiore scienza e determinazione. Significa uscire dalla logica del rispondere “colpo su colpo” e mandare in pensione certi metodi e prassi nella difesa dalla repressione. Ad esempio ai processi che il nemico ci impone dobbiamo rispondere passando da accusati ad accusatori. Se già prima la concezione di affidarsi solo alla lotta dentro le aule giudiziarie era deleteria, oggi lo è ancora di più. La risposta a ogni attacco repressivo deve essere condotta come una campagna che rafforzi l’organizzazione e la combattività che il nemico cerca di fiaccare e ostacolare. Significa che a ogni mossa del nemico bisogna lavorare affinché nascano nuovi organismi operai e popolari, che quelli esistenti si estendano, si rafforzino e si coordinino e che agiscano quindi da vere e proprie nuove autorità pubbliche, imponendo ciò che serve e governando di fatto posti di lavoro e territori fino al paese intero. A Torino, dal “Blocchiamo tutto” in poi si stanno muovendo i primi passi su questa strada, come ad esempio il lavoro su lavoratrici e lavoratori del percorso di Palestina intercategoriale e pertanto si tratta di proseguire convinti della centralità della classe operaia per invertire il catastrofico corso delle cose.
Le leggi del Governo Meloni che inaspriscono la repressione, che si aggiungono a quelle promosse dai governi di Larghe Intese a precedere, costituiscono “un colpo di Stato” a fronte del quale va sviluppata la resistenza delle masse popolari. La repressione nei posti di lavoro (e fuori!) si è intensificata a tal punto che molti proletari e altri elementi delle masse popolari non possono più organizzarsi pubblicamente e “alla luce del sole”. Nella maggior parte dei casi si tratta di giuste e coraggiose operazioni che il Partito appoggia. La situazione è tale che impone al Partito massima precisione nel pensare conseguentemente a ciò che diciamo, scriviamo e facciamo per distinguere la clandestinità del Partito dalle operazioni segrete condotte per necessità da altri organismi ed elementi delle masse popolari.
La clandestinità del (nuovo)Partito Comunista Italiano è una condizione strategica della sua esistenza e attività. È stata stabilita nel 1999 dalla Commissione Preparatoria del Congresso del (nuovo)Partito comunista italiano (La settima discriminante - Quale partito comunista? in La Voce 1, marzo 1999), organismo costituitosi nella clandestinità. Non è il riparo d’emergenza per affrontare le fasi burrascose in cui difendersi dalla repressione statale e padronale.
La clandestinità è un elemento costituente dell’attività del Partito, il presupposto della sua indipendenza dal nemico, della sua capacità di elaborare la scienza rivoluzionaria su cui i comunisti devono unirsi per essere all’altezza di poter dirigere la guerra di tipo speciale che è la costruzione della rivoluzione socialista.
Per agire in clandestinità i comunisti devono anzitutto essere autonomi dalla borghesia sul piano ideologico e organizzativo. Il Partito Comunista è l’organo che promuove, forma e garantisce l’autonomia dalla borghesia sul piano della teoria e della pratica rivoluzionarie.
Appoggiamo la segretezza con cui svolgere alcune operazioni nell’attività politica, sindacale e rivendicativa, ogni forma di lotta contro la repressione, contro le autorità della Repubblica Pontificia che violano i diritti che già anche la Costituzione del 1948 ha riconosciuto alle masse popolari. È quindi una forma di azione particolare, adottata a ragione da vari organismi della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari o anche da singoli tanto più quanto più cresce la repressione statale e padronale. Noi sosteniamo chi la pratica e promuoviamo su larga scala la lotta contro la repressione.
Il passo in avanti da fare è organizzarsi clandestinamente nel (nuovo)PCI. Passare dall’attivarsi segretamente per la conduzione di singole battaglie, operazioni e attività contro la classe dominante, all’organizzarsi clandestinamente per promuovere, organizzare e dirigere la guerra popolare rivoluzionaria e di lunga durata contro la classe dominante. Questo è il compito politico che la Terza Guerra Mondiale in corso pone di fronte ad ognuno degli aspiranti comunisti e rivoluzionari in Italia ma anche ai più sinceri e determinati oppositori del corso disastroso delle cose.
Bisogna farlo ed è possibile farlo in ogni dove: pensiamo solamente ai benefici che i lavoratori del comparto bellico ricaverebbero dal poter contare su un retroterra sicuro nel condurre le loro azioni contro la guerra e il genocidio e per mettersi al servizio della costruzione del nuovo mondo. Creare in ogni posto di lavoro e in ogni quartiere Comitati di Partito clandestini! La clandestinità del (nuovo)PCI è un retroterra sicuro nella guerra in corso anche contro la repressione!
La borghesia imperialista è costretta ad alimentare la spirale della Terza guerra mondiale perché spinta dalla seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, che erode e disgrega il suo sistema di potere, alimenta le contorsioni della società, aumenta nei paesi imperialisti il distacco delle masse popolari dai suoi partiti e istituzioni.
Viva la manifestazione “Torino è partigiana!” del 31 gennaio a Torino: facciamo ricadere addosso al governo Meloni e alle Larghe Intese il macigno che hanno sollevato contro Askatasuna e il movimento cittadino torinese!
Combinare azioni legali e illegali fino a rendere ingovernabile il paese a Meloni & C. e ai suoi padrini!
Sviluppare il movimento per rendere ingovernabile il paese al governo Meloni e ad ogni altro governo delle Larghe Intese e imporre il Governo di Blocco Popolare!
Organizzarsi per condurre e vincere la guerra popolare rivoluzionaria contro la classe dominante del nostro paese, serva e complice degli imperialisti USA, sionisti, UE e dei loro crimini!
Compagne e compagni, arruolatevi nel (nuovo)Partito Comunista Italiano!
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