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Avviso ai naviganti 167

30 marzo 2026

Contro disinformazione, censura e propaganda di guerra dei media di regime

Una denuncia e due strumenti per contrastarle


Segnaliamo ai nostri lettori gli articoli Ci sono diverse Ong per i diritti umani finanziate dagli Usa dietro le notizie sulle proteste in Iran e L’inchiesta sull’influenza sionista nelle redazioni Usa: altro che deontologia! pubblicati nella sezione blog de il Fatto Quotidiano rispettivamente il 25 e il 26 marzo 2026. In essi Daniele Luttazzi denuncia che le notizie dei media dei paesi imperialisti sulle proteste del gennaio 2026 nella Repubblica Islamica dell’Iran e sull’aggressione militare scatenata contro di essa dagli imperialisti USA e sionisti 1) provengono da organizzazioni cosiddette “non governative” finanziate dal governo USA attraverso la National Endowment for Democracy (NED) - fondazione privata creata nel 1983 per “fare apertamente quello che la CIA faceva clandestinamente”, cioè fomentare “rivoluzioni colorate” e colpi di Stato contro le autorità dei paesi socialisti e di quei paesi che resistono e si oppongono alla Comunità Internazionale degli imperialisti USA, sionisti ed europei; 2) vengono diffuse da media infestati da ex collaboratori del Mossad e altri agenti sionisti (per maggiori dettagli sulla presenza degli agenti sionisti nel sistema mediatico USA, vedasi anche i quattro articoli di Daniele Luttazzi pubblicati su il Fatto Quotidiano dal 20 al 23 novembre 2024). Con riferimento a un caso particolare, gli articoli denunciano quindi

- che i mezzi di comunicazione di massa (stampa, radio e televisioni, Internet, social network) costituiscono un sistema finalizzato a intossicare e manipolare menti e cuori delle masse popolari: è il primo pilastro dei regimi di controrivoluzione preventiva che, pur mantenendo l’ormai sorpassata denominazione di “democrazia”, da circa un secolo la borghesia ha instaurato in tutti i paesi imperialisti, a partire dagli USA. Abbiamo illustrato questo regime nel cap. 1.3.3. del Manifesto Programma del (nuovo)PCI;

- che in tale sistema sono presenti, capillarmente e in posizioni apicali agenti sionisti, cioè esponenti della rete di affaristi, speculatori, banche, fondi di investimento, aziende e loro dirigenti, uomini della cultura, dell’informazione e della politica, professionisti (avvocati, consulenti tecnici, notai, medici, ingegneri, esperti di informatica, ecc.), militari e paramilitari, associazioni, gruppi di pressione, ecc. di cui lo Stato sionista di Israele si avvale per proseguire lo sterminio del popolo palestinese e far fronte alla sua Resistenza e per fare il “lavoro sporco” contro la resistenza democratica antimperialista dei popoli arabi e musulmani. È la rete che abbiamo chiamato Entità sionista e di cui, per quanto riguarda i suoi esponenti attivi in Italia, abbiamo avviato dall’agosto 2024 la denuncia nominativa per favorire la lotta contro di essi, che è lotta per la liberazione del nostro paese dai gruppi imperialisti italiani e stranieri e a sostegno della Resistenza del popolo palestinese e degli altri popoli dell’Asia occidentale.


Uno strumento pratico. La Terza guerra mondiale vuol dire anche censura e propaganda di guerra, che approfondiscono l’opera di manipolazione e intossicazione corrente nei media di regime.

Per quanto riguarda gli avvenimenti internazionali, una misura per contrastarle è avvalersi dell’informazione fornita da governi di paesi socialisti e di paesi che si oppongono alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e loro associati o comunque resistono alle sue pretese. Qui di seguito riportiamo la lista (pubblicata su La Voce 81 - novembre 2025) non esaustiva di canali televisivi, disponibili in varie lingue e realizzati da tali governi. Essi sono rivolti al pubblico straniero e portano il segno della politica estera di ciascun paese, stante il regime politico vigente in ognuno di essi.

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Paesi socialisti

1. Repubblica Popolare Cinese

China Global Television Network:

- Inglese: www.cgtn.com/ (sito con info), www.cgtn.com/tv (diretta + singoli servizi registrati)

- Francese: www.francais.cgtn.com/home (sito con info), www.francais.cgtn.com/channel (diretta + singoli servizi registrati)

- Castigliano: www.espanol.cgtn.com (sito con info), www.espanol.cgtn.com/en-directo (diretta + singoli servizi registrati)

- Arabo: www.arabic.cgtn.com/home (sito con info), www.arabic.cgtn.com/channel (diretta + singoli servizi registrati)

- Russo: ww.russian.cgtn.com/home (sito con info), www.russian.cgtn.com/channel (diretta + singoli servizi registrati)

I link su indicati si riferiscono alle varie edizioni che dispongono anche del servizio televisivo. Il solo servizio informativo (senza televisione) è disponibile in più di venti lingue (compreso l’italiano: www.italian.cgtn.com).

China Central Television (inglese): www.english.cctv.com/ (sito con info), www.english.cctv.cn/live/ (diretta)


2. Repubblica di Cuba

Cubavisión Internacional (castigliano):www.teveo.cu/live/video/AKDdWvMTYzfsfnNJ

Al momento, fuori da Cuba non è possibile vedere le altre 4 televisioni della rete televisiva nazionale.


3. Repubblica Socialista del Vietnam

Vietnam Television (inglese): www.english.vtv.vn/ (sito con info).

Sul lato destro della prima pagina e in bella mostra si trova direttamente il lettore della diretta.


Paesi che si oppongono alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e loro associati o comunque resistono alle sue pretese

1. Federazione Russa

RT International: www.rt.com (sito con info), www.rumble.com/c/RTNews e www.odysee.com/@RT:fd (diretta + singoli servizi registrati)

- Francese: www.francais.rt.com/ (sito con info), www.francais.rt.com/en-direct (usare il lettore di RT o quello della piattaforma Odysee)

- Castigliano: www.actualidad.rt.com/ (sito con info), www.actualidad.rt.com/en_vivo (diretta + singoli servizi registrati)

- Tedesco: www.de.rt.com/ (sito con info), www.de.rt.com/livetv/ (diretta + singoli servizi registrati)

- Serbocroato: www.rt.rs/ (sito con info), www.rt.rs/livetv/ (diretta + singoli servizi registrati)

- Arabo: www.arabic.rt.com/ (sito con info), www.arabic.rt.com/live/ (diretta + singoli servizi registrati)

- Russo: www.russian.rt.com/ (solo sito con info)

- Portoghese: www.rtbrasil.com (solo sito con info per il momento)

A dicembre 2025 è stato attivato anche RT India (www.rt.com/on-air/rt-india-air/), canale che trasmette sia telegiornali, interviste e documentari prodotti in India sia telegiornali e altri contenuti prodotti a Mosca.

Un’avvertenza. In Italia e negli altri paesi UE, tutti gli indirizzi di RT sopra elencati non sono consultabili a causa della censura imposta dalle autorità UE a partire dal febbraio 2022.

Per consultare i siti delle varie edizioni di RT è necessario usare il programma di navigazione anonima TOR Browser.

Il (n)PCI promuove l’uso di TOR: al link https://nuovopci.it/contatti/Istruzioni_Tor_Browser_23.08.2020.pdf sono reperibili le istruzioni per il suo utilizzo.


2. Repubblica Islamica dell’Iran

HispanTV (castigliano): www.hispantv.com (sito con info), www.hispantv.com/directo (diretta + singoli servizi registrati)

Press TV (inglese, francese):

- Inglese: www.presstv.ir (sito con info), www.presstv.ir/Live (diretta + singoli servizi registrati)

- Francese: www.french.presstv.ir (sito con info), www.french.presstv.ir/live (diretta + singoli servizi registrati).


3. Repubblica Bolivariana del Venezuela

Venezolana de Televisión (castigliano): www.vtv.gob.ve/ (sito con info), www.dailymotion.com/video/x930kre (diretta + singoli servizi registrati)

Telesur (castigliano): www.telesurtv.net (sito con info). Per accedere alla diretta basta cliccare il pulsante EN VIVO, posizionato in alto al centro della pagina.


4. Nicaragua

Canal 4 (castigliano): www.dailymotion.com/video/x7rwv8c (diretta).


5. Burkina Faso

Radiodiffusion Télévision du Burkina (francese): www.rtb.bf/television-en-direct/ (diretta).

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Uno strumento di orientamento. Per quanto riguarda la natura della Repubblica Islamica dell’Iran e più in generale la resistenza antimperialista dei popoli arabi e musulmani, riportiamo lo stralcio dell’articolo di Umberto Campi Lo sconvolgimento in corso, pubblicato sulla rivista Rapporti Sociali n. 34 nel gennaio 2004. Anche se scritto più di 20 anni fa, lo scritto è decisamente attuale perché mostra bene la differenza tra la natura delle forze di matrice islamica alla guida della resistenza contro la CI dei gruppi imperialisti e il loro ruolo oggettivo, di cui i comunisti devono avvalersi per la rinascita del movimento comunista e lo sviluppo della seconda ondata mondiale della rivoluzione proletaria. Insegna a usare il materialismo dialettico per comprendere la realtà e a ragionare in termini di classe ed è un valido contributo anche alla lotta per superare il legalitarismo che intralcia lo sviluppo del movimento di trasformazione del paese.

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I gruppi imperialisti non sono riusciti a pacificare l'Afghanistan benché lì tutti i gruppi e Stati imperialisti ufficialmente collaborino alla pacificazione. Tanto meno i gruppi imperialisti USA sono riusciti a pacificare l’Iraq. Al contrario. Dopo la rapida occupazione (marzo-aprile ‘03) e dopo che Bush il 1° maggio ‘03 proclamò la fine della guerra, la resistenza non cessa di rafforzarsi ed estendersi. Ancora meno pacificata è la Palestina. Qui l'unico vero alleato di cui l'Amministrazione USA dispone nel mondo, lo Stato sionista di Israele, non riesce a soffocare la seconda Intifada, sebbene abbia fatto e faccia ricorso a forme di repressione di una ferocia tale da avere ormai largamente superato quanto di peggio fecero i nazisti. La lotta antimperialista dei tre paesi si inserisce sempre più nel più ampio movimento rivoluzionario che interessa praticamente tutti i paesi arabi e musulmani (dall'Estremo Oriente, al Medio Oriente, all’Africa del Nord) e che ha già importanti ripercussioni anche nei territori metropolitani dell'Europa e degli USA.

Per chi lo osserva superficialmente, senza senso della storia e dando credito alla propaganda imperialista, è un movimento reazionario di lotte contro i paesi imperialisti all’insegna della religione islamica e del suo rinnovamento (fondamentalismo islamico). In realtà la sostanza di quel movimento è l’esplosione della rivoluzione democratica in gran parte dei paesi semicoloniali. Quindi è per alcuni aspetti connesso con il malessere che serpeggia e ogni tanto qua e là esplode in America Latina e in Africa.

I paesi focolai di questo movimento hanno in comune il fatto di essere paesi con grandi tradizioni di civiltà (e questo basta a fare piazza pulita di tutte le dicerie che legano la loro arretratezza attuale alla religione islamica che esisteva anche quando questi paesi furono all’avanguardia della civiltà mondiale) che l’imperialismo ha legato al comune corso mondiale della storia e allo stesso tempo relegato all’oppressione razziale e coloniale (nel ruolo di colonie e semicolonie). I popoli della maggior parte di questi paesi hanno partecipato attivamente e su gran scala alla lotta anticoloniale durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. In questi paesi (Filippine, Indonesia, Malaisia, India e Pakistan, Afganistan, Iran, Iraq, Turchia, Siria, Libano, Palestina, Emirati Arabi, Yemen, Egitto, Sudan, Marocco) in quell’epoca si formarono forti partiti comunisti che vi svolsero un ruolo politico importante. Le basi della società civile feudale e semifeudale furono allora minate e sconvolte senza però essere eliminate e sostituite [per comprendere meglio di che cosa si parla, è utile rileggere il seguente passo di K. Marx, Grundrisse, che dà una traccia della storia universale, a cui appartiene anche la storia dei paesi arabi e musulmani.
“I rapporti di dipendenza personale (all'inizio su una base del tutto naturale) sono stati le prime forme di società nelle quali la produttività degli uomini si sviluppò soltanto in ambiti ristretti e in punti isolati.
L'indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale (cioè da cose, ndr) è la seconda forma importante di società (essa si ha nella società mercantile-capitalista, con la sua alienazione delle capacità e attività individuali che diventano semplici strumenti del capitale, ndr). In essa giunge a costituirsi un sistema sociale di ricambio generale, un sistema di relazioni universali, di bisogni universali e di universali capacità.
La libera individualità fondata sullo sviluppo universale degli individui e sulla subordinazione della loro produttività collettiva, sociale (alla associazione degli individui, ndr), quale loro patrimonio sociale, costituisce il terzo stadio (o forma di società, ndr).
Il secondo crea le condizioni del terzo”
].

L’avvento dei revisionisti moderni alla direzione del movimento comunista internazionale negli anni ‘50 ha impedito che il movimento comunista sfruttasse i grandi successi raggiunti e superasse i suoi limiti, che la prima ondata della rivoluzione proletaria compisse fino in fondo il suo corso e, in questi paesi, che il movimento comunista conducesse in porto la rivoluzione democratica nell’unica veste in cui essa era possibile, come rivoluzione di nuova democrazia. [introdotta da Lenin e Stalin e compiutamente elaborata da Mao Tse-tung, la teoria della rivoluzione di nuova democrazia sostiene che nell'epoca imperialista solo la classe operaia tramite il suo partito comunista può guidare con successo le masse popolari dei paesi feudali a eliminare i rapporti feudali e liberarsi dall'oppressione dell'imperialismo. La borghesia nazionale partecipa a questa rivoluzione, ma non è capace di dirigerla con successo: ha troppi legami con l'imperialismo e con le classi feudali e ha già troppi contrasti con la classe operaia per essere una classe di combattenti d'avanguardia per la rivoluzione democratica].

I revisionisti moderni in questi paesi promossero e appoggiarono quella che essi chiamarono “una via non capitalista di sviluppo”. Di fatto essa consisteva nel potere della borghesia burocratica [la borghesia burocratica è costituita da dirigenti e funzionari del settore pubblico dell'economia e da capitalisti le cui imprese nascono e si sviluppano principalmente grazie all'opera dello Stato] con le sue velleità di uno sviluppo economico e culturale autonomo dal sistema imperialista mondiale grazie al sostegno dell’Unione Sovietica e del campo socialista.

I più noti esponenti di questa “via non capitalista di sviluppo” sono stati Sukarno (Indonesia), Nehru (India), Mossadeq (Iran), Kassem (Iraq), Assad (Siria), Arafat (Palestina), Nasser (Egitto), Boumediène (Algeria).

Contro questo corso delle cose gruppi e Stati imperialisti ebbero buon gioco a mobilitare il clero e altri gruppi reazionari in funzione anticomunista. E la monarchia wahabita dell’Arabia svolse in questo un ruolo centrale, affine a quello svolto dal Vaticano nel mondo cristiano. Da qui sono sorti gli attuali gruppi dirigenti del fondamentalismo islamico. Per i gruppi imperialisti fu un’operazione analoga a quella condotta in Europa, e in particolare in Italia, nel secondo dopoguerra: fare del clero in generale e del Vaticano in particolare i dirigenti di uno schieramento anticomunista con seguito tra le masse. Solo che la natura semifeudale dei paesi arabi e musulmani e l’oppressione semicoloniale cui erano sottoposti non permisero che le cose andassero come sono andate in Europa. Vero che molti partiti comunisti vennero sterminati (Filippine, Indonesia, Malaisia, Iran, Turchia, Iraq, Siria, Egitto, Sudan, Marocco) e gli altri ridotti in un modo o nell’altro a ruoli secondari. Ma le forze clericali per prendere in mano la direzione delle masse popolari e conservarla hanno dovuto mettersi alla testa della rivoluzione democratica antimperialista.

La seconda crisi generale del capitalismo, sopravvenuta negli anni ‘70, ha portato con se la ricolonizzazione dei paesi semicoloniali e il loro saccheggio (debito estero e poi privatizzazione delle risorse naturali, del settore economico pubblico e dei servizi pubblici). Essa ha reso quindi ancora più pressante e vincolante quel compito. Da antidoto al movimento comunista, il clero musulmano ha dovuto diventare portavoce di quella rivoluzione che il movimento comunista non aveva portato a compimento. Da contraltare all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Hamas ad esempio è diventato promotore della lotta contro lo Stato sionista di Israele. Ciò ha posto ai gruppi e agli Stati imperialisti i problemi che sono diventati evidenti con la rivoluzione iraniana del 1979 e che gli avvenimenti dell’11 settembre 2001 hanno posto al centro del movimento politico mondiale: dallo stato d’assedio negli USA, alla legislazione speciale antiterrorismo nella UE, alla “guerra mondiale contro il terrorismo”, all’aggressione dell’Afghanistan e dell’Iraq, alla accelerazione dei contrasti tra gruppi e Stati imperialisti, al riarmo generale e all’accelerazione della “eliminazione delle conquiste” delle masse popolari dei paesi imperialisti.

Che si abbiano movimenti sociali la cui coscienza teorica, impersonata dai rispettivi capi, è in contrasto con l’opera che effettivamente compiono, non è cosa nuova nella storia delle società divise in classi. Anche in Europa nei primi secoli del secondo millennio dopo Cristo i primi movimenti borghesi nacquero come movimenti di riforme e rinnovamento religiosi. Fu a proposito di questo fenomeno che Marx affermò che non si deve valutare un movimento sociale da quello che esso pensa di sé, ma da quello che è. Il ruolo assunto dalle donne nella lotta contro i sionisti in Palestina, le diffuse denunce contro la corruzione, la povertà e la disoccupazione, le opere di carità, di assistenza sanitaria e di istruzione che il movimento fondamentalista musulmano viene producendo sono elementi tra altri che rivelano la sua natura più del fervore religioso dei suoi militanti. Né la connessione tra i due aspetti è di causa e effetto, perché ferventi religiosi c’erano anche quando essi si dedicavano ad altro che alle opere pie e alla guerra a cui con fervore ed eroismo si dedicano oggi [del contrasto tra teoria e pratica nei movimenti sociali delle classi oppresse, fino all'esistenza, nello stesso movimento, di due diverse concezioni del mondo (una dichiarata e ufficiale e l'altra individuabile analizzando la pratica e che emerge esplicitamente solo in circostanze particolari) e degli effetti di questa “coesistenza” si è occupato ripetutamente Antonio Gramsci, tra l'altro nel suo Quaderno del carcere n. 11 (vedi Quaderni del carcere - Edizione critica - Einaudi 1975 pagg. 1379, 1385, 1388-1389)]. È solo la rivoluzione socialista che per sua natura richiede l’unità di teoria e pratica almeno al livello del partito comunista che la dirige.

Ciò che a noi comunisti pone un problema teorico è il contrasto tra questa rivoluzione democratica antimperialista diretta dal clero musulmano e la nostra teoria della rivoluzione di nuova democrazia. A questo problema teorico sono strettamente legati, per chi non procede empiricamente, i problemi politici 1. del nostro atteggiamento verso la rivoluzione democratica antimperialista dei paesi arabi e musulmani e 2. degli sviluppi possibili, degli esiti di questa rivoluzione. Sono problemi che il movimento comunista, per portare avanti la sua rinascita, deve risolvere sia in termini teorici che politici stando sul terreno suo proprio della lotta per il comunismo, onde evitare di fare una politica empirista a rimorchio ora dei gruppi imperialisti ora del clero musulmano.

A me pare che la nostra posizione debba riassumersi nei seguenti punti.

A. Il clero musulmano fautore di una riforma religiosa ha preso la direzione della rivoluzione democratica dei paesi arabi e musulmani principalmente a causa della decadenza del movimento comunista internazionale (prodotto dell’avvento dei revisionisti moderni alla sua direzione) e secondariamente grazie all’appoggio che i gruppi imperialisti gli hanno fornito per costruire un baluardo contro il comunismo.

B. Le tradizioni possono costituire una base sufficiente - ed è già avvenuto in più casi - per mobilitare le masse popolari a compiere azioni eroiche fino al martirio nella lotta contro l’imperialismo, come le imprese gloriose che sono in questo periodo compiute da tanti combattenti arabi e musulmani. Ma difficilmente, salvo che per il concorso di circostanze eccezionali interne e internazionali, hanno la forza necessaria per guidare una rivoluzione vittoriosa.

C. L’ordinamento sociale che il clero musulmano contrappone al capitalismo è una ripetizione di quello che i movimenti clericali europei contrapponevano alla borghesia nascente e testimonia il legame del clero riformatore con i rapporti sociali che la rivoluzione democratica deve eliminare: i ricchi devono moderare i loro appetiti e praticare l’elemosina, la beneficenza; l’assistenza ai poveri, agli orfani e alle vedove è un obbligo morale universale; il denaro bisogna prestarlo senza chiedere interesse; ecc. Insomma niente che possa creare un ordinamento sociale che vada oltre il capitalismo.

D. Per quanto sopra detto e per i suoi residui legami con l’imperialismo, il clero musulmano non potrà condurre fino in fondo la rivoluzione democratica. Anche l’esempio dell’Iran lo conferma. Se la rinascita del movimento comunista avanza, questo prenderà quindi la direzione della rivoluzione democratica perché esso invece è portatore di un ordine sociale superiore.

E. I comunisti devono appoggiare la rivoluzione democratica antimperialista dei paesi arabi e musulmani. Non solo perché è antimperialista, ma anche perché è democratica. Questo non vuol dire appoggiare il clero musulmano e cercare tra esso i nostri interlocutori. Vuol dire praticare apertamente l’alleanza e il sostegno dirigendo in tal senso le forze che i comunisti mobilitano e dirigono (quindi ad es. la solidarietà con i combattenti arabi e musulmani contro la persecuzione delle autorità dei paesi imperialisti, l’unità d’azione contro le aggressioni, ecc.). Il clero musulmano in generale rifiuterà la solidarietà, l’unità d’azione, ecc., perché è anticomunista, ma le masse popolari arabe e musulmane le apprezzeranno sempre più man mano che il movimento comunista ridiventerà una potenza mondiale, che le esitazioni e le difficoltà del clero nel dirigere una rivoluzione democratica antimperialista diventeranno evidenti.

F. Alle masse popolari dei paesi imperialisti noi dobbiamo dire che i gruppi imperialisti le stanno trascinando in una impresa criminale e senza prospettive, che in più trasforma anche i nostri paesi in campi di battaglia. Che la borghesia imperialista non è in grado di evitare che la guerra di sterminio che essa porta contro i popoli dei paesi arabi e musulmani, venga riportata nei nostri paesi. Che l’unico modo di impedirlo è unirsi contro la borghesia imperialista per porre fine all’ordinamento sociale che essa difende e impone con ogni mezzo ma che è l’unico ostacolo che impedisce alle masse popolari dei paesi imperialisti come alle masse popolari dei paesi oppressi di soddisfare le proprie aspirazioni di benessere, di civiltà e di pace.