Comunicato CC 04/2026 - 19 febbraio 2026
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Mettere fine alla Terza guerra mondiale, alla corsa al riarmo, all’economia di guerra, alla militarizzazione e alla censura
Fuori l'Italia dalla NATO, fuori la NATO dall'Italia!
Il mondo della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e loro associati, dei padroni, dei pescecani della finanza, dei ricchi, degli alti prelati e dei loro professori e generali è sottosopra. Il loro sistema di relazioni internazionali sta saltando, persino i caporioni della borghesia imperialista e i loro rappresentanti politici riconoscono apertamente, per dirla con le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che “il vecchio ordine mondiale non esiste più” e si acuiscono i contrasti tra gruppi e Stati della Comunità Internazionale, in particolare tra gli USA e gli Stati dell’UE. Le istituzioni internazionali con cui davano una parvenza democratica al loro dominio sono sostituite da Comitati d’affari come quello che va sotto il nome di “Consiglio di pace” (Board of Peace) sotto la direzione insindacabile di Donald Trump e sodali, il loro “diritto internazionale” diventa sempre più apertamente “diritto delle cannoniere”, le macerie delle vecchie alleanze lasciano il posto alla corsa affannosa a “coalizioni di Volenterosi”, “assi Roma-Berlino”, accordi e patti di difesa tra USA e paesi del Pacifico, ecc. Nei principali paesi imperialisti la crisi del loro sistema di potere è diventata acuta, al punto che sistematicamente la metà della popolazione non va più neanche a votare e negli USA siamo alla guerra civile aperta. La borghesia imperialista non riesce più a governare con i metodi e i risultati con cui ha governato negli ultimi quarant’anni. Con l’amministrazione Trump una parte degli imperialisti USA si è lanciata in un’opera di guerra e sovversione analoga, anche se diversa nelle forme, a quella in cui si lanciarono gli imperialisti tedeschi negli anni ‘30 del secolo scorso. A fronte di essa, gli imperialisti UE o si rafforzano o si sgretolano. La Terza guerra mondiale è, insieme alla devastazione del pianeta, la manifestazione di come la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e associati conduce l’umanità. I loro crimini continueranno finché i lavoratori e le masse popolari organizzate non toglieranno loro il potere e costruiranno un nuovo e superiore ordinamento economico e sociale. Solo così la recente conferenza di Monaco non svolgerà nella Terza guerra mondiale in corso il ruolo svolto dall’omonima conferenza del 1938 nella Seconda guerra mondiale!
Per le masse popolari è indispensabile porre fine alla Terza guerra mondiale, contrastare la devastazione e l’inquinamento della terra, la crisi climatica. Oggi siamo in grado di produrre in quantità tale che ogni persona abbia quanto necessario a una vita dignitosa; sappiamo pianificare, fare previsioni a lungo termine e con adeguati piani di ricerca possiamo risolvere ogni problema di qualche rilevanza pratica; nella concezione corrente è scontato che ogni persona che fa la sua parte di lavoro abbia diritto a quanto le occorre per una vita dignitosa. Ci sono quindi le condizioni materiali, intellettuali e morali necessarie per stabilire nei singoli paesi e a livello internazionale un sistema pianificato di produzione e distribuzione dei beni e dei servizi necessari a una vita dignitosa e moderna per tutti, all’altezza per tutti delle conoscenze e delle aspirazioni più avanzate che l’umanità ha concepito. Su questa base le masse popolari possono aprire una fase nuova della storia dell’umanità, in cui ogni persona darà il contributo di cui è capace alla produzione dei beni e servizi necessari perché ogni individuo conduca una vita dignitosa e tutti gli individui svilupperanno il meglio di sé nella conoscenza, nelle relazioni, nella scoperta dell’universo e di se stessi.
L’alternativa di civiltà e benessere alla Terza guerra mondiale e alla devastazione dell’ambiente è la rivoluzione socialista, l’instaurazione del socialismo e la transizione verso il comunismo che sarà unione internazionale e fraterna di tutti i popoli e le nazioni sulla base della gestione collettiva e pianificata dell’attività economica. Il socialismo è la fase in cui l’umanità forgerà su scala grande e crescente questo nuovo ordine mondiale di progresso, pace e civiltà.
È questo il quadro internazionale e storico in cui si svolge anche nel nostro paese la mobilitazione contro la guerra.
Per le masse popolari del nostro paese farla finita con la Terza guerra mondiale, la corsa al riarmo, all’economia di guerra, alla militarizzazione del territorio, alla propaganda di guerra e alla censura significa anzitutto liberarsi del governo Meloni, servo degli imperialisti USA, complice dei sionisti e compare degli imperialisti UE, e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare che avvia la riorganizzazione della produzione di beni e servizi e della loro distribuzione in funzione delle esigenze della popolazione, della tutela dell’ambiente e dei rapporti con gli altri paesi.
In questa lotta abbiamo diverse frecce al nostro arco: usiamole!
Il governo Meloni è indebolito sia da contraddizioni interne alla coalizione che lo regge, alle relazioni tra i partiti delle Larghe Intese e al corso delle cose nel paese sia dall’instabilità del sistema di relazioni internazionali alla quale concorrono l’allargamento della guerra in corso, la particolarmente grave crisi interna del paese imperialista egemone (gli USA), i contrasti tra i gruppi imperialisti e lo sviluppo della lotta per l’indipendenza dei paesi del Sud globale promosso dalla Repubblica Popolare Cinese. I padrini del governo Meloni (i vertici della Repubblica Pontificia) sono divisi tra mettersi armi e bagagli al carro degli imperialisti USA o legare le proprie sorti al rafforzamento dell’UE, con il risultato che, come Arlecchino, il governo Meloni si barcamena tra due padroni: partecipa al Board of Peace ma come “paese osservatore” perché, udite udite, l’art. 11 della Costituzione “consente limitazioni di sovranità solo in condizioni di parità con gli altri Stati”! Il tentativo di condurre in porto con la riforma della giustizia quell’accentramento dei poteri che non era riuscito al governo Renzi nel 2016 suscita opposizione anche all’interno della classe dominante.
Il distacco delle masse popolari dalle procedure (elezioni) e dagli organismi politici e sindacali della Repubblica Pontificia si è allargato, per effetto sia dello smantellamento dell’apparato produttivo (dal settore auto alla siderurgia all’elettrodomestico, ecc.), dell’eliminazione delle conquiste strappate nel periodo del “capitalismo dal volto umano”, dello sfacelo e della riduzione dei servizi pubblici (assistenza sanitaria, istruzione, trasporti, manutenzione del territorio, ecc.), dell’intossicazione di alimenti, di aria e di acqua e mari, della crisi ambientale, della repressione dilagante sia delle grandi mobilitazioni di settembre e ottobre 2025 contro la complicità con il genocidio sionista nella Striscia di Gaza, dell’azione di nuovi centri autorevoli di mobilitazione delle masse popolari, della crescita politica e ideologica del movimento comunista cosciente e organizzato.
Nei mesi di febbraio e marzo 2026 ci sono state e ci saranno importanti iniziative e mobilitazioni contro la Terza guerra mondiale, il riarmo e la militarizzazione della società, contro il protettorato USA instaurato dal 1948 e la presenza di basi e installazioni militari USA e NATO:
- lo sciopero dei lavoratori portuali del Mediterraneo, promosso lo scorso 6 febbraio dall’USB in Italia e da un insieme di realtà sindacali di Grecia, Marocco, Paesi Baschi e Turchia;
- l’assemblea nazionale promossa dal Coordinamento Nazionale No Nato per il 21 febbraio a Napoli, che segue quella tenutasi il 31 gennaio scorso a Milano;
- l’incontro Per realizzare un sogno comune promosso dall’area di Infoaut, che si terrà il 21-22 febbraio a Livorno;
- la giornata di mobilitazione studentesca del 5 marzo, contestualmente allo sciopero studentesco in Germania contro la coscrizione obbligatoria e le politiche di riarmo;
- la manifestazione nazionale a Roma del 14 marzo promossa dalla Rete dei Comunisti dal titolo “Blocchiamo il governo Meloni”;
- l’assemblea internazionale dei giovani contro leva e militarizzazione promossa da OSA-Cambiare Rotta che si terrà il 21 marzo a Milano;
- la mobilitazione nazionale del 28 marzo “Together” contro il governo Meloni promossa dall’area Stop Rearm Italia, appuntamento lanciato a seguito dell’assemblea “No Kings” del 24-25 gennaio scorso, in cui confluiranno anche Askatasuna per dare seguito alla mobilitazione del 31 gennaio a Torino e diversi organismi locali e nazionali;
- i preparativi per la missione di primavera della Global Sumud Flotilla, che ha annunciato la partenza simultanea di una flotta e di un convoglio terrestre entrambi il 29 marzo prossimo, contro il genocidio ancora in corso in Palestina dietro la maschera di una “tregua” che continua a mietere decine di vittime, per rompere il blocco che lo Stato sionista d’Israele continua a mantenere e per portare nella Striscia di Gaza centinaia di medici, infermieri, operatori umanitari e aiuti.
La maggior parte di queste iniziative e mobilitazioni sono promosse da organismi che non hanno ancora un grande seguito di massa, ma sono espressione di un malcontento e di un fermento che sono ampi e diffusi nel paese. Se i promotori useranno le frecce che hanno al loro arco, possono diventare altrettante tappe di un movimento generale che suona la campana a morto del governo Meloni.
La denuncia pubblica delle operazioni sporche (legalizzate o illegali che siano) degli affaristi della guerra si è sviluppata: esempi positivi sono le attività di dossieraggio di organismi come Weapon Watch, il Coordinamento Nazionale No Nato, singoli individui come la giornalista Linda Maggiori, reti e gruppi locali che hanno cominciato a pubblicare propri bollettini. Denunce, dossier, bollettini di controinformazione devono ora diventare uno strumento per iniziare a organizzare e mobilitare, o per farlo su scala più ampia, chi lavora nelle basi e installazioni militari USA e NATO: nessuna delle centinaia di agenzie “funziona” senza il lavoro di migliaia di operai che si occupano di logistica, pulizie e tutto quanto è necessario per farle funzionare, il boicottaggio e il sabotaggio può partire anche da dentro le basi e installazioni militari USA e NATO. Lo stesso vale per chi lavora nei porti, negli aeroporti e nelle ferrovie dove transitano le armi verso lo Stato sionista d’Israele, come per chi lavora nelle aziende che producono armi e sistemi d’arma. Nuovi gruppi di lavoratori hanno preso fiducia a seguito del successo dei blocchi di porti dello scorso autunno, nuovi organismi di lavoratori sono sorti nei porti di Ravenna, Ancona, Civitavecchia e altrove; operai degli stabilimenti Leonardo stanno prendendo l’iniziativa e si stanno organizzando. Negli ospedali si sono formati o rafforzati organismi di lavoratori “per Gaza” e per il boicottaggio delle aziende sioniste, nelle scuole ci sono organismi di lavoratori contro la militarizzazione della scuola pubblica, contro il genocidio in Palestina, contro la censura, contro la falsificazione della storia.
Per mettere fine alla spirale di guerra, riarmo ed economia di guerra in cui il governo Meloni e i suoi padrini trascinano il nostro paese, bisogna moltiplicare questi organismi, rafforzarli e coordinarli. A questo devono contribuire la denuncia, i dossier e i bollettini di controinformazione. Se la denuncia, i dossier e i bollettini mettono in moto due, tre, quattro lavoratori avanzati, non sono più la lotta di Davide contro il Golia della censura, della disinformazione, della diversione promosse a piene mani dai media di regime (basta vedere quanto spazio dedicano i telegiornali alle olimpiadi invernali Milano-Cortina e quanto allo sciopero dei porti o alle manovre di guerra degli imperialisti USA dal Venezuela all’Iran), perché l’azione di quei due, tre, quattro lavoratori farà il suo corso e, unita a quella di altri gruppi di lavoratori, diventerà la forza capace di farla finita con Golia.
Organismi di lavoratori come il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, il Gruppo Autorganizzato Portuali di Livorno e simili, Sanitari per Gaza e altri, sindacati alternativi e di base come USB, SICobas, CUB e altri, coordinamenti come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e il Coordinamento Nazionale No Nato, esperienze di autogestione come l’ampia rete dei centri sociali in Italia e gli organismi in difesa dell’ambiente e dei territori come il Movimento No Tav, No Ponte e altri, già da tempo conducono e organizzano mobilitazioni che coinvolgono direttamente settori di lavoratori contro l’economia di guerra, il riarmo, il transito di armi, la produzione bellica, la propaganda di guerra, la militarizzazione delle scuole e dei territori e altre operazioni in cui si traduce il coinvolgimento del nostro paese nella Terza guerra mondiale degli imperialisti USA, sionisti, europei e associati. Si tratta di collegare e mettere in sinergia quanto già si muove nel nostro paese per allargare la mobilitazione e alzarne il livello, sfruttando a questo fine anche le contraddizioni esistenti in campo nemico.
A questo proposito si ripresenta, su scala più ampia, la questione di quale dev’essere l’orientamento dei comunisti e dei rivoluzionari verso mobilitazioni come quella del 28 marzo, promosse da un aggregato (“Stop Rearm Europe”) legato da mille fili al PD, ai suoi cespugli e al resto dell’“opposizione” parlamentare al governo, questione che già si era posta lo scorso anno in occasione della mobilitazione del 21 giugno e di cui abbiamo trattato nel Comunicato CC 11/2025 - 20 maggio 2025. Chi ha obiettivi giusti e lungimiranti può usare anche le contraddizioni in campo nemico per tessere la sua tela. Come ebbe a dire Lenin nella suaLettera ai comunisti tedeschi (14 agosto 1921), per i comunisti la conquista del grosso degli lavoratori “è possibile anche quando la maggioranza del proletariato formalmente segue ancora i capi della borghesia o i capi che fanno una politica borghese (...), o quando la maggioranza del proletariato tentenna”: l’aspetto fondamentale, aggiungiamo noi, è chi tira la corda e in quale direzione… tanto più che anche dall’interno di Stop Rearm Europe ci sono organismi che spingono per passare all’azione, al boicottaggio, ecc.
Allargare la partecipazione, in primo luogo dei lavoratori è il cruccio di alcuni dei promotori delle mobilitazioni contro la guerra. Smetterà di essere un cruccio - che diventa sfiducia verso i lavoratori e finanche contrapposizione a quei lavoratori che lavorano nelle aziende che producono armi, nelle basi USA e NATO, nei porti dove transitano armi verso Israele - tanto più quanto più i promotori del movimento contro la guerra perseguiranno un obiettivo che spezza il ricatto tra essere contro la guerra e dover accettare qualunque lavoro pur di campare a cui sono sottoposti milioni di persone nel nostro paese.
Il tentativo della borghesia imperialista di preservare a ogni costo nel mondo intero il suo traballante dominio in campo politico, economico, commerciale, monetario e finanziario alimenta la Terza guerra mondiale, la corsa al riarmo cui si dedicano tutti gli Stati imperialisti, le efferatezze criminali dei sionisti di Israele. Quello che farà la differenza, quello che detterà i tempi della lotta con cui fermeremo la Terza guerra mondiale sarà l’azione degli organismi operai e popolari, quanto questa azione si estenderà in capillarità e forza e quanto sarà in grado di far salire di tono la mobilitazione, quanto questa azione riuscirà a coagulare il movimento contro la guerra, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei sinceri democratici e soprattutto gli organismi di lavoratori intorno all’obiettivo di cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare deciso e capace di attuare tutte quelle misure che nessun governo espressione dei partiti delle Larghe Intese né ha attuato né attuerà mai: dalla messa in sicurezza del territorio, alla riorganizzazione delle attività economiche in modo da assegnare a ogni azienda compiti produttivi utili secondo un piano nazionale, assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli le condizioni necessarie per una vita dignitosa, eliminare attività e produzioni inutili o addirittura dannose per l’uomo o per l’ambiente assegnando alle aziende altri compiti; dall’interruzione di tutti gli accordi pubblici e segreti di cooperazione militare, industriale, scientifica e accademica che i governi delle Larghe Intese hanno stipulato nel corso degli anni con aziende e agenzie dello Stato sionista d’Israele e degli USA all’interdizione delle basi militari presenti su suolo italiano all’addestramento degli eserciti NATO e dei loro alleati; dal ritiro dei contingenti militari italiani all’estero all’uso delle enormi risorse finanziarie destinate al riarmo da usare invece per alzare i salari e le pensioni, rimettere in piedi la sanità e l’istruzione pubblica.
Dare al malcontento popolare una prospettiva che non sia soltanto di opposizione e ribellione al disastroso corso delle cose, ma di governo del paese in cui protagoniste sono la classe operaia e le masse popolari organizzate!
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Per
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