Comunicati del (nuovo)PCI del 2026

Comunicato CC 08/2026 - 24 aprile 2026

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Il (nuovo)PCI confida che la repressione dei nemici delle masse popolari rafforzerà nei compagni del Partito dei CARC e di Autonomia Studentesca e Culturale la convinzione che la linea che seguono è giusta!

Che le numerose manifestazioni di solidarietà nei loro confronti li spingano ad attuarla con ancora più forza, slancio e creatività!


Fare della lotta contro la repressione uno strumento

- per avanzare nella rinascita del movimento comunista, elevando tra le forze che lo compongono la lotta contro elettoralismo, economicismo, militarismo e raccogliendo nuove forze,

- per estendere il coordinamento tra gli organismi operai e popolari, i partiti e le organizzazioni del movimento comunista, le forze anti Larghe Intese,

- per alzare di tono e di livello la mobilitazione contro il governo Meloni, i suoi padrini italiani e internazionali,

- per dare al malcontento, all’indignazione e alla ribellione popolare un obiettivo politico chiaro e d’attacco: cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate!


Dare il colpo di grazia al nemico che annaspa! Che le mobilitazioni del 25 Aprile e del 1° Maggio servano a rafforzare tra le organizzazioni del movimento comunista, gli organismi operai e popolari e le forze anti Larghe Intese la volontà di cacciare il governo Meloni e la fiducia che è possibile farlo!

Sovvertire l’ordine di guerra, repressione, miseria e devastazione ambientale dei vertici della Repubblica Pontificia e della loro Comunità Internazionale è la via per instaurare un ordine che sia realmente democratico per le masse popolari del nostro paese e del resto del mondo!


La solidarietà con il P.CARC e con tutti gli organismi e i singoli colpiti dalla repressione (inchieste, cariche poliziesche, perquisizioni, fogli di via, multe, fermi preventivi) è il primo passo. La solidarietà è un’arma. Rafforza chi la riceve e chi la esprime, rinsalda i legami di classe contro il nemico comune, ritorce contro il nemico i suoi attacchi, alimenta la consapevolezza che esiste un campo delle masse popolari opposto a quello della borghesia, insegna a ragionare e ad agire in termini di classe. Quindi rende spuntate le armi della repressione, della diversione, dell’intossicazione delle menti e dei cuori delle masse popolari con cui il governo Meloni e i suoi padrini cercano di mantenere il loro ordine pubblico, che per la classe dominante significa sostanzialmente tenere sottomesse le masse.

Allo stesso tempo è responsabilità di ogni membro della Carovana del (nuovo)PCI e di ogni partito, organizzazione ed esponente del movimento comunista cosciente e organizzato trarre lezioni dall’operazione repressiva del 21 aprile contro il P.CARC. Come emerge dalle carte dell’indagine che il P.CARC ha giustamente reso pubbliche, magistrati e poliziotti manovrati dal governo Meloni accusano di terrorismo i compagni indagati adducendo come prova di ciò episodi e riferimenti alla loro attività politica pubblica: educare e formare alla concezione comunista del mondo, recarsi davanti ai cancelli delle aziende capitaliste per propagandare tra gli operai obiettivi rivoluzionari, indicazioni di organizzazione e mobilitazione e parole d’ordine di lotta, ecc. È la conferma di una lezione che il (nuovo)PCI ha tratto dal bilancio della prima ondata della rivoluzioni proletaria e che l’operazione del 21 aprile pone condizioni favorevoli perché venga compresa su scala più ampia nel movimento comunista del nostro paese: per promuovere e dirigere la rivoluzione socialista il partito comunista deve essere clandestino. La clandestinità è la condizione perché il partito comunista operi con continuità in vista della conquista del potere e svolga la sua attività di reclutamento, elaborazione, formazione, orientamento, aggregazione, propaganda, mobilitazione e direzione nonostante tutti gli sforzi che la borghesia compie per ostacolarlo, isolarlo dalle masse, distruggerlo. La parte più determinata ad avanzare del movimento comunista e delle forze anti Larghe Intese può trarre giovamento da operazioni come quella del 21 aprile e dalle altre in corso, come la recente condanna del prigioniero palestinese Ahmed Salem a 4 anni per “terrorismo della parola”. Che l’azione dei magistrati alla Maurizio De Marco e degli sbirri di Piantedosi serva a superare la trappola del legalitarismo e della soggezione ideologica al nemico di classe. Questa è manifesta tra quanti dopo ogni operazione repressiva contro il P.CARC ne addebitano la causa alla sua vicinanza al (nuovo)PCI clandestino. È la conclusione di chi, anche al di là delle intenzioni, è rassegnato all’idea che i comunisti non possano ambire a niente di più dell’impotenza rivoluzionaria e della pratica delle tre tare (riformismo elettorale, riformismo conflittuale sindacale e il militarismo, sviluppatosi per reazione alle prime due tare) in cui il movimento comunista dei paesi imperialisti è rimasto intrappolato nel secolo scorso.


Rispondiamo all’allargamento dell’arsenale repressivo del governo Meloni, che proprio in questi giorni sta completando l’iter di approvazione del Decreto Legge Sicurezza varato dopo la manifestazione di Torino del 31 gennaio, estendendo la disobbedienza e la violazione su larga scala dei bavagli che esso vorrebbe applicare. Che le mobilitazioni dei prossimi giorni, a partire dal 25 Aprile e dal 1° Maggio, siano un terreno pratico per estendere la ribellione contro Meloni e soci, organizzarla, finalizzarla a rendere ingovernabile il paese fino a cacciare Meloni e soci, costituire un governo di emergenza popolare e da lì avanzare verso l’instaurazione del socialismo.

L’alternativa di civiltà e benessere alla Terza guerra mondiale e alla devastazione dell’ambiente è la rivoluzione socialista, l’instaurazione del socialismo e la transizione verso il comunismo che sarà unione internazionale e fraterna di tutti i popoli e le nazioni sulla base della gestione collettiva e pianificata dell’attività economica. Il socialismo è la fase in cui l’umanità forgerà su scala grande e crescente questo nuovo ordine mondiale di progresso, pace e civiltà. Compito specifico di noi comunisti è trasformare il malcontento, l’indignazione e la ribellione delle masse popolari in una guerra diretta a porre fine al dominio della borghesia imperialista, al suo modo di produzione e agli ordinamenti che su di esso si basano e a instaurare un regime socialista. Nella nostra azione politica (cioè per prendere il potere) partiamo dalla resistenza che le masse popolari oppongono - anche senza il nostro intervento: per questo la chiamiamo resistenza spontanea - alla Terza guerra mondiale, alla devastazione ambientale e agli altri effetti della seconda crisi generale del capitalismo, ma operiamo per rafforzare questa resistenza, elevarla e trasformarla in forza organizzata, per farla confluire nel fiume della rivoluzione socialista, della guerra popolare rivoluzionaria contro la borghesia imperialista che noi comunisti promuoviamo, che mobilitiamo le masse popolari a condurre e che dirigiamo.

Per trasformare le masse popolari in combattenti della rivoluzione socialista, i comunisti devono anzitutto trasformare se stessi in promotori del piano di guerra con il quale le masse popolari organizzate prenderanno in mano la direzione del nostro paese!


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