La Voce del (nuovo)PCI |
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Dare una risposta precisa e scientificamente fondata a questa domanda è necessario per dare un orientamento giusto alla nostra azione. Non solo sul terreno della strategia (la via che seguiamo per instaurare il socialismo), ma anche su quello della tattica: elaborare linee, iniziative e parole d’ordine di fase e particolari (per ogni settore, zona, territorio e gruppo sociale in cui operiamo), attuarle con creatività, agire con fermezza strategica e flessibilità tattica. Più nello specifico, è necessaria per dare alle grandi mobilitazioni dei mesi scorsi il seguito e l’alimento di cui hanno bisogno, per arrivare al risultato che ne realizza le aspirazioni e per il quale hanno creato condizioni superiori: cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che dia il via a un nuovo corso delle cose. È anche, per ogni comunista, la base per valutare la propria condotta, per adottare una condotta coerente e conseguente in ogni ambito della propria vita.
Media di regime ed esponenti borghesi agitano il rischio della guerra nucleare per distogliere l’attenzione delle masse dalla guerra che c’è già, dalla guerra in cui sono già coinvolte anche dove non sono bombardate o mandate a combattere. La società borghese ha oramai un carattere collettivo tale che, per criminali che siano i borghesi nella loro condotta nei confronti delle masse, ci vorrebbe un accordo troppo vasto nella classe dominante per adottare misure distruttive (omicide e suicide) universali quali comporterebbe l’uso di armi nucleari, che oramai sono disponibili oltre che a Stati imperialisti (USA, Gran Bretagna, Francia) anche alla Repubblica Popolare Cinese e alla Corea del Nord, con la Federazione Russa che ha un ruolo particolare [quindi possono usarle solo come deterrente: non a caso armi nucleari furono usate solo una volta, dagli imperialisti USA nel 1945 in Giappone (su Hiroshima e Nagasaki) come minaccia contro l’URSS - ndr].
La fonte della crisi dell’economia dei paesi capitalisti sta nel sistema capitalista stesso. In un paese capitalista il principale promotore dell’attività economica è il proprietario di capitale (il capitalista). Questi promuove un’attività economica (e quindi assume proletari) se dall’attività che promuove ricava profitto. Ma, man mano che cresce la quantità di capitale che egli investe, la massa di profitto che egli ricava è una percentuale via via minore del capitale che investe. Da qui viene che l’economia capitalista è per sua natura destinata a entrare in crisi.
A partire dai primi anni ‘50 prende avvio la professionalizzazione degli eserciti in tutti i paesi imperialisti. Tutti i cosiddetti “reparti speciali” impiegati durante la 2GM (ad esempio i reparti aviotrasportati statunitensi o, per quanto riguarda l’Italia, la Decima flottiglia MAS e i Reparti speciali “N.”, “P.” e “G.” del reggimento San Marco) vengono ulteriormente “valorizzati” e le varie divisioni dell’esercito vengono via via riformate. Da un lato, gli eserciti vengono ridotti quanto a numero di effettivi e sfrondati dai soldati di leva e da molti ufficiali e sottufficiali che, a prescindere dal grado acquisito per i meriti di guerra, erano intenzionati a tornare a una vita da civili o che non erano ritenuti utili (per ideologia o condizioni fisiche e psicologiche).
Pubblichiamo il contributo inviatoci da un compagno che collabora alla ricerca che a partire dal 2020 il (n)PCI sta conducendo sulla linea seguita dal Partito Comunista Cinese (PCC) nella costruzione del socialismo in Cina, sul ruolo svolto dalla Repubblica Popolare Cinese nel mondo e sull’azione del PCC nel movimento comunista internazionale. Le modalità di elaborazione e le linee guida per il 15° piano quinquennale della RPC danno un’idea concreta di come in un paese socialista - in questo caso, è importante tenerlo presente, con “caratteristiche cinesi” - si combinano dittatura del proletariato (organismi operai e popolari, quindi masse popolari organizzate, guidati dal partito comunista hanno la direzione politica del paese), gestione pianificata e pubblica della produzione di beni e servizi, promozione dell’accesso della massa della popolazione alla gestione della società.
Il moto di insubordinazione che si è sviluppato tra settembre e ottobre ha sensibilmente modificato le relazioni e gli schieramenti, le condizioni e le forme della lotta di classe e ha prodotto risultati favorevoli al campo delle masse popolari...
“La rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato richiede una lotta decisa e sistematica contro lo spontaneismo”: con questo orientamento a marzo di quest’anno (in La Voce 79) abbiamo iniziato a occuparci della lotta contro lo spontaneismo nel movimento comunista del nostro paese e nelle nostre file, nel Partito e negli organismi della Carovana del (nuovo)PCI. La rinascita del movimento comunista è infatti il fattore determinante perché l’insofferenza, la resistenza e la ribellione crescenti delle masse popolari nei confronti della direzione della borghesia imperialista diventino una guerra mirata a porre fine al dominio della borghesia instaurando il socialismo.
... la scelta di campo non è solo odio di classe, non è solo “essere contro”. A un certo punto uno vede che per risolvere i propri problemi deve organizzarsi insieme ad altri e che, in definitiva, diritti e conquiste sono raggiungibili anche individualmente nella misura in cui sono per tutti. Da qui vengono i sentimenti di solidarietà, l’aspirazione alla giustizia sociale, al progresso, all’emancipazione...
Chi si occupa della direzione di un compagno deve tener conto di tre suoi aspetti distinti: in primo luogo del suo livello intellettuale, cioè nella conoscenza e assimilazione della nostra teoria e della nostra linea, in secondo luogo della sua condotta (morale) e in terzo luogo della sua attività materiale, pratica. Sono i tre aspetti dell’attività dei comunisti. Lo stesso deve fare chi si occupa della formazione di un compagno, perché il contributo che darà all’avanzamento della nostra lotta dipende da questi tre aspetti.
Fare l’analisi di classe è parte essenziale del compito di noi comunisti per far prevalere la direzione della classe operaia nella resistenza che, anche spontaneamente (cioè senza direzione del partito), le masse popolari oppongono al procedere della crisi generale del capitalismo.
... In primo luogo, le operazioni tattiche offensive hanno un ruolo importante se non sono finalizzate solamente a “far parlare i giornali”, ma servono anche ad accumulare forze, a “giocare” sulle contraddizioni nel campo nemico, a rafforzare il campo amico, ecc.
Pur tenendo conto che le operazioni tattiche offensive rivolte contro il nemico sono quelle che fanno “più clamore”, è sbagliato credere che allora sono le sole operazioni tattiche offensive che servono. In definitiva bisogna imparare a distinguere e combinare due tipi di operazioni tattiche offensive:
- quelle rivolte principalmente a colpire e indebolire il nemico,
- quelle rivolte principalmente al rafforzamento del nuovo potere...
“Grazie all’iniziativa lanciata dagli operai organizzati nel Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e generalizzata dall’USB con lo sciopero del 22 settembre, tra settembre e ottobre la solidarietà con il popolo palestinese contro il genocidio perpetrato dai sionisti si è sviluppata in un movimento di popolo, in un moto di insubordinazione contro il governo Meloni, contro il riarmo e contro la Terza guerra mondiale che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e associati sta estendendo anche nei paesi imperialisti (corsa al riarmo, economia di guerra, propaganda di guerra e censura). Questo ha sensibilmente modificato i rapporti di forza e le relazioni tra le classi nel nostro paese: ha “rotto un argine”, come dicono alcuni dei promotori delle mobilitazioni dei mesi scorsi.
Ha prodotto effetti a catena e risultati che si ripercuotono su un largo raggio, anche se non ci sono milioni di persone in piazza come nei mesi scorsi (cosa di cui si rammaricano vari esponenti della sinistra borghese e chi come loro non vede al di là dell’apparenza): le mobilitazioni nelle scuole del 4 e 14 novembre, l’occupazione dell’aeroporto di Firenze promossa da Collettivo di Fabbrica ex GKN, l’iniziativa degli operai della Leonardo contro la vendita di armi ai sionisti e per la riconversione delle aziende belliche e i blocchi agli stabilimenti dell’ex Ilva, le mobilitazioni del 22 e 25 novembre di Non Una di Meno per “sabotare guerra e patriarcato”, la forte crescita dell’astensione alle elezioni regionali in Veneto, Campania e Puglia, la spinta a unire le forze contro la finanziaria di guerra e di rapina del governo Meloni, la solidarietà contro l’assedio degli imperialisti USA al Venezuela bolivariano.
Comprendere il senso e i risultati degli avvenimenti dei mesi scorsi, tirarne gli insegnamenti, tracciare la linea per avanzare è necessario a imprimere definitivamente al corso delle cose una direzione favorevole al campo delle masse popolari: tagliare la strada alla mobilitazione reazionaria e avviare un nuovo corso delle cose, una nuova fase nella storia del nostro paese nel quadro della seconda ondata mondiale della rivoluzione socialista.
Per questo nel n. 81 di La Voce diamo ampio spazio
- al contesto generale in cui si svolge la lotta di classe (lo scontro tra avanzamento della rivoluzione socialista e Terza guerra mondiale in cui la crisi generale del capitalismo è già sfociata), in particolare a rispondere in modo chiaro alla domanda se “siamo già nella Terza guerra mondiale o andiamo verso la Terza guerra mondiale”;
- all’uso del materialismo dialettico per comprendere la realtà e per trasformarla, coerentemente con il criterio già indicato da Lenin che “quanto più grande è la spinta spontanea delle masse, quanto più il movimento si estende, tanto più aumenta, in modo incomparabilmente più rapido, il bisogno di coscienza nell’attività teorica, politica e organizzativa dei comunisti”.
(Estratto dall'Avviso ai naviganti 163 - 27 novembre 2025)