La Voce 81 - novembre 2025
Avanzare con scienza, coscienza e determinazione
Sviluppare in ogni campo i risultati conquistati con le mobilitazioni dei mesi scorsi
Avanzare fino a cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare
Il moto di insubordinazione che si è sviluppato tra settembre e ottobre ha sensibilmente modificato le relazioni e gli schieramenti, le condizioni e le forme della lotta di classe e ha prodotto risultati favorevoli al campo delle masse popolari: ha fatto avanzare il paese nella direzione della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) a cui il (nuovo)PCI lavora dalla fine del 2008, quando il sistema imperialista mondiale è entrato nella fase terminale della seconda crisi generale del capitalismo.
La linea della costituzione del GBP è stata l’anima reale della mobilitazione lanciata dal Comitato Autonomo Lavoratori Portuali di Genova con la parola d’ordine “se toccano la Flotilla blocchiamo tutto” e sviluppata dall’USB con l’adesione di migliaia di organismi operai e popolari, organizzazioni sindacali, associazioni, reti ed esponenti della società civile. Non nel senso che hanno fatto proprio consapevolmente (e tanto meno dichiarato) questo obiettivo, ma nel senso che le aspirazioni delle centinaia di migliaia di dimostranti si possono realizzare solo costituendo il GBP. L’area politica di USB-Potere al Popolo-Cambiare Rotta-Rete dei Comunisti e gli altri organismi promotori della mobilitazione possono tener fede al ruolo che hanno assunto solo mettendosi con determinazione consapevolmente ed esplicitamente alla testa del movimento delle organizzazioni operaie e popolari per la costituzione di un loro governo d’emergenza. Per ognuno di essi si pone il problema del “che fare” dopo il grande successo del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre. Tutti quelli che rifletteranno senza essere condizionati da pregiudizi, dalla paura della forza dei nemici delle masse o da interessi costituiti e privilegi legati all’attuale sistema di relazioni sociali, arriveranno a conclusioni che, quale che sia il nome che gli daranno, coincidono nella sostanza con la costituzione del Governo di Blocco Popolare.
Comprendere il senso degli avvenimenti dei mesi scorsi, tirarne gli insegnamenti, tracciare la linea per avanzare è necessario a imprimere definitivamente al corso delle cose la direzione per cui noi della Carovana del (nuovo) PCI da anni lottiamo: tagliare la strada alla mobilitazione reazionaria e avviare un nuovo corso delle cose, una nuova fase nella storia del nostro paese nel quadro della seconda ondata mondiale della rivoluzione socialista. Nel mondo attuale la storia è fatta da due forze in lotta tra loro: la borghesia imperialista e il movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO) alla testa della classe operaia. Due sono le vie che si scontrano: l’allargamento della Terza guerra mondiale promossa dalla borghesia imperialista per far fronte alla decadenza del suo dominio causata dalla sovrapproduzione assoluta di capitale e lo sviluppo della rivoluzione proletaria. I vecchi paesi coloniali e i paesi neocoloniali si stanno liberando dal dominio della borghesia imperialista. I paesi socialisti che si sono mantenuti tali nonostante la decadenza e la dissoluzione dell’URSS (1956-1991) contribuiscono alla rinascita del movimento comunista nel mondo. I BRICS+ sono una componente attiva di questo processo. Il merito di Putin e dei suoi è di aver fermato l’espansione della NATO, cioè della borghesia imperialista, nel territorio dell’ex Unione Sovietica. Noi comunisti dobbiamo promuovere la rinascita del MCCO nel nostro paese e concorrere alla rinascita del MCCO negli altri paesi imperialisti sviluppando relazioni con i partiti e le organizzazioni comuniste di ognuno di essi. Questo per l’Italia significa sviluppare la guerra popolare rivoluzionaria. Noi siamo nella prima fase di essa, fase che ha al centro la lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.
La solidarietà con il popolo palestinese contro il genocidio perpetrato dai sionisti è diventata il catalizzatore dell’espressione pratica dei mille motivi di malcontento contro il governo Meloni e i suoi padrini italiani ed esteri, l’elemento unificante delle mille lotte contro gli effetti della crisi generale del capitalismo, contro la Terza guerra mondiale in cui la crisi è già sfociata e che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e associati sta estendendo anche nei paesi imperialisti (corsa al riarmo, economia di guerra, propaganda di guerra e censura), contro l’inquinamento e la devastazione del paese. Si è tradotta in un movimento di popolo e in un moto di insubordinazione contro il governo Meloni grazie all’iniziativa che gli operai organizzati nel CALP di Genova hanno lanciato e l’USB ha generalizzato con lo sciopero del 22 settembre il quale ha portato allo sciopero generale del 3 ottobre e alla manifestazione nazionale del 4 ottobre. A sua volta l’esempio del nostro paese ha dato fiducia e ispirato anche le masse popolari di altri paesi europei: con la parola d’ordine “facciamo come l’Italia”, grosse manifestazioni hanno attraversato Barcellona, L’Aia, Berlino e altre città europee, saldandosi con le proteste in corso da mesi negli USA, con le lotte antimperialiste in corso nei paesi oppressi. Da qui la “tregua” e il piano di “pace” patrocinati dall’amministrazione Trump, con cui gli imperialisti USA e i loro accoliti puntano a tornare in Palestina alla situazione di “morte lenta” antecedente al contrattacco sferrato il 7 ottobre 2023 da Hamas e dalle altre organizzazioni della Resistenza palestinese, visto che nemmeno con il genocidio, la distruzione di ospedali, scuole, strade, immobili e la fame i sionisti sono riusciti a sconfiggere le forze della Resistenza e a dividerle dalla popolazione e che la mobilitazione mondiale ha fatto diventare i crimini sionisti un problema politico, in particolare nei paesi imperialisti: allarga il distacco delle masse popolari dalle autorità borghesi, rompe la facciata democratica della loro dominazione, fa a pezzi le chiacchiere su legalità e diritto internazionale, indebolisce le remore legalitarie che frenano le masse, ne alimenta la mobilitazione e l’organizzazione, ne eleva la coscienza ideologica e politica.
Per quanto riguarda gli schieramenti nel nostro paese, le mobilitazioni dei mesi scorsi hanno prodotto risultati importanti. Quali sono i principali?
■ Tra le masse popolari si è diffuso su scala più ampia un orientamento ostile al governo Meloni. La sua cacciata è diventata in modo più aperto l’obiettivo dichiarato da una parte importante delle organizzazioni che oggi promuovono la mobilitazione delle masse operaie e popolari, a partire dai sindacati alternativi e di base, di contro alla linea di condizionare l’azione del governo in senso favorevole, o meglio, meno sfavorevole alle masse.
■ Si sono estese la disobbedienza e metodi di lotta come i blocchi dei porti, delle stazioni ferroviarie, delle autostrade e tangenziali che prima erano patrimonio di pochi organismi, mostrando praticamente che quando le masse popolari si mobilitano non ci sono decreti sicurezza, commissioni di garanzia e leggi antisciopero che tengano. È la smentita pratica e su ampia scala di quelli che nei mesi scorsi hanno seminato disfattismo e rassegnazione, pontificando che “non ci sono le condizioni per dispiegare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari” o addirittura che con il Decreto Sicurezza “non si potrà più lottare”, anziché indicare nella sua violazione la linea per far saltare le misure repressive della classe dominante.
■ Lo sciopero del 3 ottobre ha visto per la prima volta insieme CGIL e sindacati alternativi e di base, a conferma che quando i sindacati alternativi e di base indicano una strada di lotta che corrisponde ai sentimenti e alle aspirazioni dei lavoratori, una strada di riscossa, di lotta contro il governo Meloni e di rottura con il corso disastroso delle cose, c’è già una parte importante delle masse popolari che risponde all’appello e in questo modo spingono anche la CGIL a rincorrerli sul terreno della mobilitazione e della lotta.
■ Sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone, molte delle quali non sono inserite in alcun partito, sindacato, associazione o comitato, persone che si sono affacciate per la prima volta alla lotta o che sono ritornate alla lotta dopo essersi ritirate a vita privata perché deluse dagli insuccessi delle battaglie passate e ora hanno ripreso fiducia e speranza.
■ Anche se non si sono uniti alle mobilitazioni di piazza, commercianti, taxisti e altri lavoratori autonomi hanno espresso la loro simpatia e appoggio: quando la classe operaia si mette alla testa della lotta trascina anche settori delle masse popolari considerati bacino di voti e di manovra della destra borghese.
*****
Nella storia recente del nostro paese ci sono state situazioni analoghe a quella attuale nel 2010-2011 quando la lotta contro il piano Marchionne iniziata dagli operai di Pomigliano è stata sviluppata dalla FIOM in un movimento che ha coinvolto tutto il paese e poi nel 2016-18 con la mobilitazione lanciata dal M5S di Beppe Grillo per “cacciare la casta”. In entrambi i casi, il movimento generale è rifluito perché i promotori non hanno osato fare il passo che la situazione richiedeva e per il quale la loro stessa azione aveva creato condizioni favorevoli.
Erano due situazioni analoghe a quella attuale, ma con alcune importanti differenze che rendono più urgente la costituzione del GBP e favorevoli le condizioni per arrivarci. A livello internazionale, la Terza guerra mondiale promossa dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, UE e annessi rende più aperto lo scontro tra da una parte l’allargamento della guerra e la devastazione ambientale a cui la borghesia imperialista non può porre fine come confermato anche dalla Conferenza internazionale appena terminata in Brasile e dall’altra lo sviluppo della rivoluzione socialista. Per quanto riguarda il nostro paese, la differenza più importante è che il movimento dei mesi scorsi è stato lanciato da una organizzazione operaia come il CALP di Genova, che già in passato aveva assunto un ruolo nazionale, e dall’USB, che tra i sindacati alternativi e di base è il principale per numero di iscritti, negli anni si è radicato in varie aziende capitaliste e, a differenza della FIOM, non è legato da mille fili al polo PD delle Larghe Intese. In secondo luogo la “radicalizzazione” di una parte degli esponenti della sinistra borghese preoccupati per il corso di guerra e devastazione imposto dalla borghesia e la crisi dei partiti e degli organismi della sinistra borghese di vecchio (derivanti dalla frammentazione del PRC) e di nuovo tipo (M5S, liste arancioni) sia a livello organizzativo sia a livello elettorare. In terzo luogo il fatto che la Carovana del (n)PCI è più conosciuta - in particolare dopo la denuncia nominativa degli agenti dell’Entità sionista operanti nel nostro paese fatta nell’agosto 2024 con l’Avviso ai naviganti 145 -, ha maggiori legami e ha conquistato una superiore autorevolezza.
*****
Per noi promotori e dirigenti della guerra popolare rivoluzionaria gli avvenimenti dei mesi scorsi sono la conferma che basterebbero un centinaio o anche meno di organismi aziendali come il CALP di Genova che bloccano i porti italiani al traffico di armi e come il Collettivo di Fabbrica della GKN che fanno delle aziende minacciate di delocalizzazione, chiusura, riduzione altrettanti centri promotori della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese, di organismi territoriali come i NOTAV della Val di Susa che impediscono o boicottano la realizzazione di grandi opere speculative di devastazione del territorio, di organismi tematici come Extinction Rebellion e Ultima Generazione, come i Comitati per l’Acqua Pubblica, i comitati per la casa e altri, coordinati tra loro e orientati a costituire un governo d’emergenza di loro fiducia, per rendere ingovernabile il paese dai vertici della Repubblica Pontificia e costringerli a ingoiare (provvisoriamente nei loro propositi) un governo d’emergenza. Sono la conferma che quando un centro autorevole chiama alla lotta, una parte importante della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari già oggi risponde subito all’appello; che l’iniziativa un centro autorevole galvanizza le forze ed esalta la volontà e la determinazione a lottare di masse che in assenza di quell’iniziativa restavano inerti (o disperdevano le loro forze in azioni contraddittorie e senza futuro); che quando quel centro autorevole prende l’iniziativa, trova l’iniziativa giusta e chiama alla lotta, il suo appello produce effetti a catena e si ripercuote su un largo raggio. Sono la conferma che USB e gli altri sindacati alternativi e di base insieme alla sinistra della CGIL costituiscono già un centro abbastanza autorevole per mobilitare una parte decisiva degli operai e delle masse popolari, quindi possono mettersi alla testa del movimento per costituire un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate. Sono la conferma che è possibile imporre un tale governo con la forza che le masse organizzate dispiegano quando un centro autorevole le chiama a mobilitarsi, anche a costo di far saltare regole e prassi del teatrino della politica borghese, su un obiettivo conforme ai loro interessi: il 22 settembre, il 3 e il 4 ottobre sono stati un assaggio di questa forza.
Sono lezioni decisive per condurre la guerra popolare rivoluzionaria: per far avanzare la lotta per il GBP e per attuare i compiti e le linee d’azione in cui questa lotta si traduce dopo le mobilitazioni dei mesi scorsi.
Dare continuità, estendere e sviluppare la mobilitazione popolare, rafforzare l’organizzazione e il coordinamento del movimento delle masse, elevarne la fiducia nelle proprie forze, coalizzarlo intorno a un obiettivo che ne realizza le aspirazioni: questi sono i compiti di noi comunisti. Attuarli richiede un’azione multiforme e in diversi ambiti.
■ Portare partiti, organizzazioni e singoli esponenti del movimento comunista a fare propri questi compiti. La partecipazione al movimento di solidarietà con il popolo palestinese e il ruolo che vi hanno assunto operai e lavoratori organizzati smentiscono praticamente e su ampia scala le concezioni economiciste esistenti nei partiti e nelle organizzazioni del movimento comunista cosciente e organizzato per come è attualmente. Non è vero che operai e lavoratori si mobilitano solo per i loro interessi immediati (salario, condizioni di lavoro, ecc.), sono i comunisti che devono dare alla mobilitazione e al malcontento popolare una prospettiva di governo del paese.
■ Alimentare e rafforzare le spinte che vanno nella direzione del GBP esistenti tra i lavoratori avanzati e le loro organizzazioni. Nell’assemblea tenutasi a Roma il 16 novembre per tirare le somme delle “100 assemblee operative permanenti” organizzate da PaP e USB in numerose città dopo il 4 ottobre, un esponente del CALP di Genova ha detto in modo sintetico ma efficace che “con le lotte di settembre abbiamo cambiato le politiche internazionali sulla Palestina, con quelle di novembre dobbiamo metterci nell’ottica di far cadere davvero il governo Meloni”. Sul terreno pratico vanno nella stessa direzione la spinta a unire le forze con i sindacati alternativi e di base contro la finanziaria del governo Meloni che si fa strada tra delegati e iscritti della stessa GCIL e i metodi di lotta che gli operai stanno adottando dall’ex Ilva all’Eurallumina.
*****
Gli avvenimenti dei mesi scorsi hanno confermato la fertilità del lavoro che abbiamo fatto come centro promotore del movimento per la costituzione del GBP, benché le nostre forze siano ancora poche. Quindi tutto bene, non ci sono problemi? Al contrario, i nostri problemi crescono man mano che le organizzazioni operaie e popolari con quei sindacati, quelle associazioni e quegli esponenti della società civile avanzano verso la costituzione del GBP. Man mano che entriamo nel vivo della cosa, dobbiamo contrastare due tendenze che si ripresentano nelle nostre file: da una parte la fiducia che le organizzazioni operaie e popolari e i loro attuali “capi” andranno di per sé verso la costituzione del GBP, quindi noi dobbiamo occuparci di reclutare, di rafforzare il Partito; dall’altra credere che fattori decisivi della trasformazione del corso delle cose sono le organizzazioni operaie e popolari e non occorre rafforzare i Comitati di Partito esistenti, crearne di nuovi, reclutare nel P.CARC e nel (n)PCI. In realtà le organizzazioni operaie e popolari sono protagoniste indispensabili per porre fine al dominio della borghesia imperialista, ma vi porranno effettivamente solo se il partito comunista sarà alla loro testa. Quindi dobbiamo sia promuovere la moltiplicazione e il rafforzamento delle organizzazioni operaie e popolari sia promuovere il rafforzamento del movimento comunista e reclutare negli organismi della Carovana del (n)PCI.
*****
■ Spingere avanti i sindacati alternativi e di base, la sinistra CGIL, i sinceri democratici della società civile. A questo fine bisogna combattere due tendenze arretrate. La prima riguarda i sindacati alternativi e di base e la sinistra CGIL. È la tendenza a togliere la motivazione politica (cioè tesa alla formazione del governo del paese) dell’iniziativa e del ruolo assunto, a risindacalizzare l’iniziativa, a riportarla nell’alveo della lotta sindacale. Questa tendenza è evidente nella CGIL, i cui vertici hanno deciso per uno sciopero separato il 12 dicembre contro la finanziaria e persistono nell’invocare dal governo Meloni un piano industriale per l’ex Ilva, Stellantis e le altre aziende in fase di smantellamento (e Landini aggiunge anche una patrimoniale). La seconda riguarda partiti, organizzazioni, esponenti del movimento comunista e del campo anti Larghe Intese e come usare le elezioni. È la tendenza a costituire un “blocco politico e sociale” che si presenta alle elezioni politiche del 2027 (e a quelle amministrative che ci saranno da qui al 2027) e che, raccogliendo i voti di chi si è mobilitato, riesca a mandare in Parlamento una pattuglia più o meno nutrita di oppositori per disturbare il manovratore, denunciare cosa accade a palazzo, fare da portavoce delle rivendicazioni popolari. La grande partecipazione alle mobilitazioni di settembre in realtà si è tradotta in un grosso aumento dell’astensione, ha cioè allargato il distacco delle masse popolari dai partiti delle Larghe Intese, dal loro sistema e dal rituale delle elezioni: l’esito delle elezioni regionali in Toscana, Veneto, Campania e Puglia è eloquente. Ma non si è tradotta in un boom di voti per le liste anti Larghe Intese benché alcune di esse comprendessero partiti e organizzazioni promotori di quelle mobilitazioni. Perché? Perché proprio il successo delle mobilitazioni, le aspettative che ha suscitato e le posizioni che ha conquistato fanno sì che o le elezioni sono un mezzo complementare per rendere il paese ingovernabile a ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia e costituire un governo d’emergenza popolare (e amministrazioni locali d’emergenza), oppure, se rimangono il tentativo di condurre una “lunga marcia nelle istituzioni” locali e nazionali, di “condizionare in senso favorevole alle masse popolari” l’azione delle autorità centrali e locali, di dare alla Repubblica Pontificia un governo meno criminale di quello Meloni, non mobilitano. Milioni di persone non vanno più a votare perché hanno sperimentato in prima persona che i due poli delle Larghe Intese sono come i famosi “ladri di Pisa”, che di giorno litigavano e di notte andavano a rubare insieme; hanno sperimentato anche che per cambiare le cose non basta avere una pattuglia di oppositori in Parlamento come quando il PRC prometteva di “far piangere anche i ricchi”; hanno sperimentato persino che non basta mandare al governo gente che si dice decisa a “cacciare la casta” e ad “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, come prometteva il M5S, che però non fondava la sua azione sulle masse popolari organizzate.
Le forze popolari, sindacali, politiche e sociali che hanno promosso il 22 settembre, il 3 e il 4 ottobre sono già in grado di mobilitare, direttamente o indirettamente una parte importante delle masse popolari, comprese quelle non ancora organizzate. Le stesse forze sono d’accordo che il governo Meloni è un governo inaccettabile e addirittura anche illegittimo. È un governo di vendi-patria, servo degli imperialisti USA, complice dei sionisti di Israele e compare degli imperialisti UE, come e più dei governi delle Larghe Intese che lo hanno preceduto. Ha esteso la violazione e l’aggiramento della Costituzione del 1948 che ufficialmente è ancora vigente dato che nessun governo della Repubblica Pontificia pur violandola ha finora osato proporne l’abolizione. Ha disatteso sistematicamente, dal giorno dopo il suo insediamento, le promesse elettorali in nome delle quali Fratelli d’Italia e gli altri partiti che lo compongono avevano raccolto voti. La coalizione parlamentare che lo sostiene “ha vinto” le elezioni politiche del 25 settembre 2022 con 12.390.000 voti, tutti i partiti governativi compresi: non rappresenta neanche la maggioranza delle persone che quel giorno sono andate a votare (12.390.000 voti delle liste pro-governo Meloni su 29.539.000 votanti) e tanto meno la maggioranza degli elettori (12.390.000 voti delle liste pro-governo Meloni su 50.766.000 elettori).
La finanziaria di guerra e rapina è solo l’ultima delle misure con cui Meloni&C. aggravano il malandare generale del nostro paese (smantellamento dell’apparato produttivo, precarietà, erosione dei salari, distruzione del sistema sanitario nazionale e dell’istruzione pubblica, persecuzione degli immigrati poveri, devastazione dell’ambiente, normalizzazione della repressione e del controllo poliziesco) e lo invischiano nella Terza guerra mondiale. Non basta impedire al governo Meloni e ai padroni di fare. Non basta opporsi alla borghesia che cerca di uscire dalla crisi alla sua maniera: con la guerra all’esterno del paese e con la sopraffazione sui lavoratori e sugli immigrati, in una parola con la mobilitazione reazionaria delle masse all’interno del nostro paese. Per cambiare il corso delle cose bisogna che il governo del paese sia in mano a chi vuole cambiarlo, a chi vuole cambiare tutto. Opporsi è necessario, ma non basta: serve solo a rallentare l’opera criminale della borghesia. Se ci si oppone e basta, prima o poi le cose vanno nel verso in cui la borghesia spinge. L’opposizione deve avere una prospettiva. Occorre indicare, promuovere, preparare e organizzare una via d’uscita dal marasma della crisi, della guerra e della miseria, favorevole alle masse popolari. Occorre un blocco politico e sociale che nega ogni legittimità al governo Meloni, chiama le masse popolari a sostituirlo con un governo che attua la Costituzione del 1948 e a questo fine le mobilita senza tregua a sviluppare su scala crescente tutte le attività e iniziative di cui via via sono capaci fino alla vittoria.
Ernesto V.