Questo numero di La Voce è diverso dal solito. Sono molto pochi gli articoli che riguardano la situazione politica italiana e internazionale e le linee particolari, le iniziative e le parole d’ordine per sviluppare la mobilitazione delle masse popolari contro il governo Meloni, allargare la loro organizzazione e orientare gli organismi operai e popolari a formare un proprio governo d’emergenza, cioè la tattica. Ampio spazio è dedicato agli aspetti generali del corso delle cose e alla natura del partito comunista che serve per instaurare il socialismo, a quello cioè che guida e orienta l’azione dei comunisti, compresa la tattica. È dedicato quindi alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, a elevarne il ruolo.
Perché un numero così proprio in un momento in cui il governo Meloni cerca di far fronte al suo disfacimento menando colpi a destra e a manca, inasprendo la repressione e facendo passare una legge elettorale truffa, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia gareggiano con Futuro Nazionale di Vannacci nel soffiare sul fuoco della mobilitazione reazionaria, il mondo è messo a ferro e fuoco dalla Terza guerra mondiale che i gruppi imperialisti USA, sionisti, UE e annessi - in combinazione e in concorrenza tra loro - stanno allargando e dalla crisi climatica?
Perché la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato è il fattore determinante per trasformare il malcontento, l’indignazione e la ribellione delle masse popolari contro la Terza guerra mondiale, contro la devastazione ambientale e contro i mille altri effetti della seconda crisi generale del capitalismo in una guerra finalizzata a porre fine al dominio della borghesia imperialista, al suo modo di produzione e agli ordinamenti che su questo si basano e a instaurare il socialismo. Ma per trasformare le masse popolari in combattenti della rivoluzione socialista, i comunisti devono anzitutto trasformare se stessi in promotori della guerra con cui le masse popolari organizzate prenderanno il potere. Vuol dire sostanzialmente due cose. Avere un piano di guerra fondato non su suggestioni, pregiudizi o sull’aspirazione a tornare a un passato - quello del “capitalismo dal volto umano” - che non esiste più perché sono venute meno le condizioni che lo avevano prodotto, né sui fenomeni più immediati e visibili in un dato periodo, né su quello che passa il mercato della cultura correntemente diffusa dalle università, dai centri studi, dalle fondazioni, dalle case editrici, dalle riviste di prestigio, dai giornalisti ben pagati (cioè il sistema di manipolazione e intossicazione delle menti e dei cuori delle masse popolari). Ma su quella “comprensione più avanzata (più profonda) delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe” che, come hanno indicato Marx ed Engels nel Manifesto del 1848, distingue i comunisti dagli altri rivoluzionari ed è la base perché i comunisti assolvano al loro compito di “spingere sempre in avanti la lotta di classe”. Essere organizzati in modo da poterlo attuare a ogni costo e fino in fondo, in modo da non dipendere dal nemico di classe da nessun punto di vista (ideologico, politico, organizzativo, economico) e in nessuna fase, perché solo così i comunisti possono essere la direzione della guerra che oppone le masse popolari alla borghesia imperialista.
Estratto dall'Avviso ai naviganti 171 del 27 luglio 2026